“Persempre” di Sophie Mackintosh: cosa resta dell’amore quando possiamo avere tutto ciò che desideriamo?

Alcune relazioni esistono perché costrette in uno spazio limitato, lontano dalla quotidianità e da tutto ciò che le mette alla prova. Ma che succede quando quell’amore ha improvvisamente a disposizione tutto il tempo del mondo?

È da questa domanda che parte Persempre, il nuovo romanzo di Sophie Mackintosh, pubblicato in Italia da NN Editore. Terzo libro dell’autrice ad arrivare nel nostro Paese dopo La cura dell’acqua e Biglietto blu (pubblicati da Einaudi) e, ancora una volta, Mackintosh prende una situazione molto concreta per spingerla verso qualcosa di più strano, utilizzando il surreale per parlare dei sentimenti umani.

TRAMA: Clara e Francis sono amanti clandestini abituati a vivere la loro relazione nel tempo rubato di qualche pomeriggio e nello spazio anonimo delle camere d’albergo. Francis ha una moglie e una figlia a cui tornare, mentre Clara vorrebbe qualcosa di più. Un giorno, dopo essersi addormentati insieme, i due si risvegliano in un appartamento sconosciuto, all’interno di una città apparentemente perfetta abitata soltanto da coppie di amanti. Qui possono finalmente vivere alla luce del sole, senza nascondersi e senza preoccuparsi del tempo. Quello che inizialmente sembra il luogo ideale in cui trasformare una relazione clandestina in una vita condivisa, però, comincia presto a mostrare le proprie crepe.

Farei qualunque cosa per tornare

Sophie Mackintosh costruisce un romanzo che parla meno dell’infedeltà in sé e molto di più di ciò che accade quando un amore viene privato di tutto quello che, fino a quel momento, lo aveva reso impossibile. Negli anni, Sophie Mackintosh ha sviluppato un modo molto personale di avvicinarsi alla distopia, tanto che i suoi romanzi difficilmente possono essere ricondotti fino in fondo alle regole più classiche del genere.

Già ne La cura dell’acqua e Biglietto blu costruiva mondi alterati, governati da regole non sempre spiegate. È probabilmente per questo che le sue distopie hanno sempre avuto una dimensione profondamente intima. L’autrice non ha bisogno di costruire mondi enormi, le interessa ciò che accade alle persone che li abitano. Il fantastico, il surreale e l’inspiegabile sono strumenti per parlare del corpo, del desiderio e delle aspettative che si costruiscono intorno ad esse.

Persempre non è tanto un romanzo d’amore quanto un romanzo sull’amore, sulla sua idealizzazione e sulla distanza che può esistere tra ciò che desideriamo e quello che saremmo davvero disposti a fare una volta ottenuto. Da questo punto di vista è interessante che Mackintosh scelga proprio una relazione adulterina senza trasformarla nell’ennesima storia sulla colpa. 

Francis è sposato, ha una figlia e Clara è la sua giovane amante, ma il romanzo non sembra interessato a stabilire chi abbia ragione e chi torto. Non giustifica l’adulterio, ma nemmeno lo demonizza: lo osserva. E nel farlo prova a ragionare sulla particolare intensità che può assumere un rapporto quando è costretto a vivere nel segreto, nell’attesa e soprattutto nella mancanza.

La città senza nome nella quale Clara e Francis si ritrovano diventa una sorta di esperimento; Mackintosh elimina uno dopo l’altro tutti gli ostacoli che definivano la loro relazione e concede loro esattamente ciò che sembravano volere: tempo, libertà e quotidianità. Possono finalmente essere una coppia senza nascondersi.

Ma cosa rimane di un amore clandestino quando viene meno la clandestinità? Quanto di quel sentimento appartiene realmente alle due persone e quanto, invece, alla condizione nella quale sono costrette a viverlo? Mackintosh non sembra neanche interessata a spiegare ogni cosa. Il romanzo comincia quasi in medias res: si entra nella vita di Clara e Francis quando la loro relazione esiste già e poco dopo si viene trascinati insieme a loro in un luogo che nessuno sembra davvero in grado di comprendere, perché non tutto deve necessariamente avere una spiegazione precisa, soprattutto quando si racconta qualcosa che nemmeno i protagonisti riescono a comprendere.

Il lettore viene messo nella loro stessa posizione: può osservare, formulare ipotesi, riconoscere alcune regole, ma non possiede mai una conoscenza superiore alla loro.

Per tutto il romanzo rimane una sensazione di mistero che non funziona come un enigma in attesa di essere risolto, ma come una componente stessa della narrazione. Tutto appare chiaro permettendo di seguire Clara e Francis e comprendere ciò che stanno vivendo, e allo stesso tempo abbastanza fumoso da impedire di avere un quadro completo.

La città reagisce, cambia, sembra avere delle regole, ma Mackintosh non costruisce mai una narrazione che ne spieghi origine e funzionamento, il lettore comprende le motivazioni di questi cambiamenti e li accetta.

Anche i personaggi secondari rimangono inevitabilmente ai margini. Compaiono, raccontano frammenti delle proprie esperienze e permettono di intuire qualcosa in più su quel luogo, ma raramente acquistano una consistenza capace di togliere spazio a Clara e Francis. Non esiste una guida affidabile, qualcuno che possa fermarsi e spiegare finalmente come funzionano le cose, esistono soltanto persone che stanno cercando di capirlo.

Nonostante questa continua incertezza, Persempre non è mai un romanzo caotico. Al contrario, la scrittura di Mackintosh è pulita, elegante e calibrata, capace di mantenere leggerezza anche quando quello che racconta diventa sempre più disturbante.

C’è qualcosa di quasi pacifico nel modo in cui il romanzo procede. Una tranquillità strana, che finisce per scontrarsi continuamente con la sottile inquietudine di ciò che sta accadendo, è un libro che tranquillizza e inquieta nello stesso momento. La città di Clara e Francis, almeno all’inizio, non è necessariamente un luogo dal quale si vorrebbe scappare. È facile, anzi, comprenderne il fascino. Rappresenta la concretizzazione di una fantasia.

Mackintosh non mette quindi il lettore davanti a un incubo ma a qualcosa di molto più scomodo: una situazione che potrebbe essere terribilmente appagante, e proprio perché è possibile comprenderne il fascino che ciò che viene dopo funziona così bene.

L’autrice prende quella fantasia e lentamente la apre, ne mostra le contraddizioni e la porta abbastanza avanti da far nascere dubbi che non riguardano più soltanto Clara e Francis. Ed è in questa capacità di insinuare il dubbio senza trasformarlo in una tesi da dimostrare che il romanzo trova la sua dimensione più interessante. 

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