“Il cuore non si vede” di Chiara Valerio: complesso e raffinato

“Il cuore non si vede” di Chiara Valerio (Einaudi) è un romanzo complesso e raffinato, che scava nella fragilità umana, nell’intricata matassa delle relazioni, nella complessità delle emozioni. Un libro che impone un’attenzione al qui e ora, al presente, al battito del nostro cuore.

TRAMA – Una mattina, dopo sogni inquieti, Andrea Dileva si sveglia senza cuore. Non è morto, certo, ma forse non è vivo. Semplicemente sta scomparendo sotto gli occhi severi e distratti delle (troppe?) donne che gli stanno intorno. Perché siamo fatti di legami oltre che di tendini, muscoli e ossa. Di allegrie immotivate, mancanze, ferite, amori imperfetti. Andrea Dileva, quarantenne, studioso, curioso, professore di greco, si sveglia un giorno senza il cuore. Laura vive con lui, è abituata alle sue mancanze, ma questa proprio non se l’aspettava. Carla in teoria sarebbe la sua amante, ma a casa ha un cane, un bimbo, un marito, e poi con il corpo di Andrea ha sempre avuto un rapporto difficile, in fin dei conti le va bene anche cosí. Forse Simone avrebbe la fantasia per capire com’è che l’amico di mamma sta perdendo i pezzi, d’altronde è stato proprio lui a raccontargli storie di leviatani giganti e donne con la coda di pesce. Ma Simone ha otto anni e nessuno ha chiesto il suo parere. Andrea cerca dappertutto una storia che assomigli alla sua, senza trovarla: eppure era convinto che la mitologia fosse l’archetipo di ogni cosa. Certo, se l’umanità intera ha il terrore di morire, deve prendere atto che per lui è diventato impossibile. Come può smettere di battere un cuore che non c’è piú? Chiara Valerio racconta con una leggerezza rara le metamorfosi delle relazioni e la loro meccanica involontaria. Se la storia di un uomo che scompare scintilla di ironia e passione, questa è l’occasione della letteratura.

“È un racconto realista che comincia con un grande gesto di irrealismo”, ha dichiarato Chiara Valerio parlando del suo ultimo romanzo, “Il cuore non si vede“. L’irrealismo ci fa compagnia lungo tutto il libro, ma è soprattutto l’input su cui si costruisce l’intera narrazione: Andrea una mattina si sveglia e non ha più il cuore.

Non ha battito, nel petto c’è solo un enorme vuoto. Cosa è successo? Come mai è ancora vivo? E che significa non avere un cuore?

Ma il problema è che questa scomparsa è solo l’inizio. A ruota, anche i polmoni non ci saranno più; poi, il fegato. “Gli organi che Andrea va perdendo sono involontari, come i sentimenti. I sentimenti sono forse meno involontari degli organi, ma non ne sono certa”, ha detto ancora Chiara Valerio, raccontando il suo libro.

Un romanzo nel quale non è solo Andrea a mostrarsi, lo fanno anche tutti gli altri personaggi che gli ruotano attorno, anche se lui continuerà a essere il loro perno. Perché nonostante Andrea per una vita abbia cercato di essere invisibile, qualcuno lo ha visto, lo ha desiderato, lo ha amato.

Il cuore non si vede” è un romanzo che ci parla di amore nelle sue più svariate forme e declinazioni; ci mostra quanto a volte le relazioni possano essere sbilanciate, storte, ma comunque salde; come uno stesso sentimento possa assumere significati differenti a seconda del punto di vista.

E, secondo me, ci invita a focalizzarci sui nostri legami. Senza organi si sopravvive grazie ai legami che instauriamo con le altre persone. Chi sarebbe il vostro fegato? Chi i vostri polmoni? E il vostro cuore?

La riflessione si fa man mano sempre più ampia, ruotando intorno al concetto di morte, che fa luce su quello di vita:

Era stupito che nonostante gli organi mancanti avrebbe potuto avere una vita felice. E nel momento in cui pensava felice, si era reso conto che gli sarebbe bastato avere una vita. Una vita, senza aggettivi. Una vita e basta era più che sufficiente.

Cosa non mi ha convinta de “Il cuore non si vede“? Hanno, a mio parere, appesantito la lettura i continui rimandi alla mitologia: li ho trovati un di più non funzionale in questo tipo di romanzo, che poteva a mio avviso scorrere meglio senza.

E poi, la punteggiatura. Sarò antica, ma continuo a preferire romanzi dove i dialoghi abbiano le virgolette. Un limite mio, lo capisco, ma questa moderna forma di scrittura faccio fatica a comprenderla e ancora più fatica a leggerla.

“È un libro che continua”, ha detto Chiara Valerio parlando del suo ultimo romanzo e io ho compreso cosa volesse dire solo dopo averlo chiuso. Perché continua a essere con me e probabilmente mi farà compagnia ancora per un po’.

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