“Il giorno del giudizio” di Jacqueline Harpman: e se anche davanti a Dio continuassimo a non credere?

Jacqueline Harpman sembra appartenere a quella categoria di scrittrici che il tempo rende sempre più contemporanee. Psicoanalista oltre che romanziera, autrice di oltre venti opere e a lungo rimasta ai margini del grande pubblico internazionale, Harpman ha costruito gran parte della propria letteratura attorno a donne che pensano, desiderano e soprattutto rifiutano di accettare il posto che qualcuno ha deciso per loro.

È stato così con Io che non ho conosciuto gli uomini, il romanzo del 1995 riscoperto negli ultimi anni fino a diventare un vero e proprio caso editoriale internazionale. Dopo quel successo, Blackie Edizioni continua il suo lavoro di riscoperta dell’autrice belga portando in Italia Il giorno del giudizio, secondo romanzo di Harpman, uscito in Italia nel settembre 2026, nella traduzione di Chiara Elefante e con una prefazione di Nicoletta Vallorani.

Romanzo molto diverso dal precedente eppure immediatamente riconoscibile per la libertà con cui Harpman affronta temi enormi senza lasciarsi intimidire dalla loro grandezza. Questa volta, del resto, decide di confrontarsi direttamente con Dio.

TRAMA: La protagonista è una donna ironica, colta, irriverente e atea che, dopo la propria morte, si ritrova davanti al Creatore. Non esattamente l’entità impalpabile e solenne che ci si potrebbe aspettare, ma un uomo affascinante, autorevole e provocatoriamente fisico che pretende da lei venerazione e vorrebbe condurla con sé nel regno celeste. Il problema è che la donna non sembra minimamente intenzionata a concedergliela. Da questo incontro nasce un confronto serrato tra due volontà: da una parte un Dio abituato, letteralmente, a essere Dio; dall’altra una donna che non vede nella morte una ragione sufficiente per rinunciare alle convinzioni costruite durante un’intera esistenza. 

Questa conversazione è assurda, mi segua.

Il giorno del giudizio è, nella sua struttura, semplicissimo: poco più di cento pagine costruite quasi interamente attorno a una lunga conversazione. La protagonista è Jacqueline Harpman stessa, o quantomeno una sua proiezione letteraria, che immagina il giorno della propria morte e ciò che potrebbe accadere subito dopo.

Ad accoglierla c’è inizialmente un angelo, incaricato di accompagnarla al cospetto di Dio. Il Creatore che Harpman si trova davanti non è una presenza astratta né una voce proveniente da qualche luogo indefinito. È un uomo, bello, aitante, imponente, praticamente identico a quello che Michelangelo ha consegnato all’immaginario occidentale.

Questo Dio ha nei confronti della nuova arrivata una richiesta semplice: vuole essere venerato. Peccato che Jacqueline sia sempre stata atea. Nasce da questa contraddizione una conversazione che potrebbe facilmente trasformarsi in una provocazione fine a sé stessa e che invece Harpman conduce in tutt’altra direzione. 

La domanda di partenza è elementare: come si può venerare qualcuno nel quale non si è mai creduto? È qui che Il giorno del giudizio diventa molto più di un divertente confronto tra un’atea e il suo Creatore. Harpman mette in discussione il concetto stesso di autorità e il modo in cui questa pretende di essere riconosciuta.

Il Dio che ha davanti ha creato il mondo, certo, ma sembra dare quasi per scontato che l’atto della creazione gli garantisca anche il diritto alla venerazione. Jacqueline, al contrario, continua a ragionare esattamente come faceva da viva: domanda, obietta, cerca le contraddizioni e soprattutto non considera la propria inferiorità di fronte a un essere onnipotente.

Il romanzo è anche un trattato esplicitamente femminista. Il confronto tra Jacqueline e Dio è anche quello tra una donna e la massima rappresentazione dell’autorità maschile. Lui è potente, bellissimo, sicuro di sé, abituato a essere adorato e convinto che la propria posizione renda quasi superfluo spiegare perché dovrebbe esserlo. Lei, invece, continua a chiedergli conto delle sue affermazioni.

La scrittrice gioca così con il concetto di mascolinità e con quella sicurezza che può nascere dal potere, portando il Creatore nel campo sul quale l’onnipotenza serve relativamente a poco. Dio può aver creato l’universo, ma durante questa lunghissima conversazione non è detto che riesca sempre ad avere l’ultima parola.

Sarebbe però riduttivo leggere Il giorno del giudizio soltanto come una sfida femminista a un Dio maschio. Harpman si spinge verso qualcosa di più complesso, interrogandosi sul significato profondo della religione, della fede e della venerazione. La sua protagonista non vuole dimostrare che Dio ha torto: vuole capire perché la sua esistenza dovrebbe implicare necessariamente l’obbedienza.

Ed è una distinzione fondamentale, perché separa il problema dell’esistenza di Dio da quello della fede. Nel mondo immaginato dal romanzo, la prima non è più in discussione: Jacqueline lo ha davanti agli occhi. È la seconda a rimanere complicata.

Harpman affronta tutto questo con uno stile arguto, diretto e leggero. Nonostante la materia filosofica e religiosa, il romanzo non assume mai il tono di un trattato. Jacqueline osserva la bellezza del suo interlocutore, lo provoca, lo ascolta e lo contraddice. Dio, dal canto suo, risponde, si difende, argomenta e qualche volta sembra persino trovarsi in difficoltà davanti a una creatura che semplicemente si rifiuta di accettare una risposta perché pronunciata dal Creatore e tutto questo avviene senza che Harpman scivoli mai nel disprezzo. 

Il giorno del giudizio non è quindi un libro blasfemo. L’autrice non vuole ridicolizzare chi crede né a utilizzare Dio come bersaglio della polemica. Al contrario, prende la religione abbastanza sul serio da volerla interrogare e in poco più di cento pagine il romanzo riesce a essere divertente, filosofico, leggero e serio. Forse non possiede la stessa forza di Io che non ho conosciuto gli uomini, ma conferma quanto la scrittura di Jacqueline Harpman sia capace di arrivare dritta al centro delle questioni senza rinunciare all’intelligenza, all’ironia e soprattutto alla curiosità.

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