“La Ballata di Ronan McCoy” di Colin Morgan: il valore dell’amicizia secondo l’attore di Merlin
Per milioni di spettatori Colin Morgan resterà sempre il volto di Merlin, protagonista dell’omonima serie televisiva che lo ha consacrato a livello internazionale. Con “La ballata di Ronan McCoy”, pubblicato in Italia da Oscar Vault, l’attore irlandese sceglie però di raccontarsi attraverso una forma espressiva completamente diversa, debuttando come romanziere con un’opera che riflette le sue radici culturali.
Il risultato è un romanzo di formazione e un dramma familiare che parla di crescita, appartenenza e della difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo.
TRAMA: A sedici anni, Brendan ha sempre vissuto come se fosse il personaggio secondario della storia di qualcun altro. Timido e impacciato, è bullizzato dagli altri ragazzi per le sue stranezze, e soprattutto perché nel weekend lavora nell’impresa di pompe funebri di una cittadina dell’Irlanda del Nord, e Brendan passa il suo tempo libero a lavare i veicoli dell’azienda, con l’impressione, a volte, di avere più contatti coi morti che coi vivi. Il vero protagonista della sua storia è il suo migliore amico, Ronan McCoy. Ronan è brillante, atletico, popolare e sicuro di sé, ovvero tutto ciò che Brendan non è. Eppure, con Ronan, Brendan si sente diverso, si sente migliore. Quell’anno, però, l’ultimo del liceo, succede l’inimmaginabile. L’invincibile Ronan McCoy rimane vittima di un incidente che lo lascia paralizzato a causa di una lesione cerebrale. Mentre Ronan è costretto prima in ospedale e poi alla durissima riabilitazione a casa, Brendan si trova a non avere più nessuno cui fare da spalla e non ha altra scelta se non quella di diventare il protagonista, cercando il proprio posto in un mondo in cui non c’è più Ronan a proteggerlo.

Non sapere la verità, peggiora le cose.
Prima ancora di essere uno scrittore, Colin Morgan è un interprete che ha sempre dimostrato una particolare sensibilità nella scelta dei suoi personaggi. Dalla consacrazione internazionale nei panni di Merlin fino ai numerosi ruoli ricoperti tra cinema, televisione e teatro, la sua carriera è stata caratterizzata da figure fragili, introverse e umane.
La ballata di Ronan McCoy sembra raccogliere proprio questa sensibilità, trasformandola in parole. In un panorama editoriale sempre più dominato da romance e teen drama costruiti attorno a relazioni sentimentali totalizzanti o drammi esasperati, Morgan percorre una strada diversa. La ballata di Ronan McCoy è un romanzo silenzioso, che non rincorre il ritmo frenetico delle tendenze contemporanee e che, anzi, trova la propria forza nella capacità di rallentare. Si concede il tempo di osservare i personaggi e di lasciare che siano i piccoli gesti e le conversazioni a costruire il peso della storia.
La scelta più intelligente di Morgan è proprio quella di non trasformare il dolore nel motore del racconto. Il lutto, la perdita e le ferite del passato sono presenti, ma non diventano mai strumenti per forzare la commozione.
Restano sullo sfondo della quotidianità, influenzano i personaggi senza definirli completamente, lasciando spazio a ciò che il romanzo sembra davvero voler raccontare: la forza dei legami umani. E tra tutti, è l’amicizia a emergere come il sentimento più autentico e prezioso.
Non quella idealizzata o romanzata, ma quella fatta di presenza, fiducia, sostegno reciproco e crescita. Morgan la descrive con naturalezza, ricordando come, soprattutto durante l’adolescenza, siano spesso gli amici a diventare la famiglia che scegliamo e il punto fermo capace di guidarci anche nei momenti più difficili.
Essendo un’opera prima, La ballata di Ronan McCoy porta inevitabilmente con sé alcune ingenuità narrative. Morgan dimostra una notevole sensibilità nel tratteggiare le emozioni dei suoi personaggi, ma non sempre riesce ad approfondire con la stessa efficacia i rapporti che li legano.
Alcune dinamiche restano appena accennate, mentre certe relazioni avrebbero probabilmente beneficiato di uno sviluppo più ampio, capace di restituire maggiore complessità ai protagonisti e al loro percorso. Anche sul piano della scrittura emergono i segni di un autore al suo debutto.
Il linguaggio privilegia spesso la semplicità, rinunciando talvolta a una ricerca stilistica più incisiva, mentre i periodi brevi e lineari rendono la lettura estremamente scorrevole, ma finiscono anche per semplificare alcuni passaggi narrativi e il contesto in cui si muovono i personaggi. È una scelta che rende il romanzo accessibile e immediato, ma che, in più di un’occasione, lascia la sensazione che alcune riflessioni avrebbero meritato uno spazio maggiore per sedimentare e acquisire ancora più forza.
Eppure, sarebbe ingeneroso considerare questi aspetti dei veri e propri difetti. Al contrario, rappresentano i tratti di un esordio che preferisce l’onestà all’ambizione di impressionare il lettore. Morgan non cerca di stupire attraverso una prosa ricercata o artificiosamente letteraria, ma concentra ogni energia sui sentimenti che desidera raccontare. Da questo punto di vista il romanzo centra pienamente il proprio obiettivo.
La ballata di Ronan McCoy è una riflessione sincera sull’amicizia, sulla famiglia, sulla perdita e sulla malattia, temi affrontati con una delicatezza che evita il melodramma. Non ci sono scorciatoie né colpi di scena costruiti per commuovere a tutti i costi: c’è piuttosto la volontà di osservare come questi eventi plasmino lentamente le persone e il modo in cui imparano ad affidarsi agli altri.
È proprio questa sincerità, più che la perfezione formale, a rendere il romanzo un esordio convincente e capace di lasciare un segno.
