“Intrighi e bugie a Piccadilly” di Laura Shepherd-Robinson: accattivante

Intrighi e bugie a Piccadilly” di Laura Shepherd-Robinson (Neri Pozza) mi ha incuriosita sin da subito, nei tratti con cui un libro “si presenta” al lettore: titolo, copertina e trama. 

TRAMA – È un’estate complicata quella del 1749 per Hannah Cole. Ha appena riaperto la sua pasticceria a Piccadilly, nel cuore di Westminster, dopo la tragedia che ha spazzato via ogni certezza: il marito Jonas è stato trovato morto, vittima di un’aggressione ancora senza movente né colpevoli. Hannah è una vedova di quasi trent’anni e a ogni costo deve tenere a galla la sua attività: il lavoro non è soltanto sopravvivenza, è felicità; adora solleticare i peccati di gola dei suoi clienti, addolcire la loro vita. Ma i fornitori, uno dopo l’altro, le stanno voltando le spalle: chi vuole far credito a una donna? Poi, una mattina, in negozio si presenta un affascinante gentiluomo, tale William Devereux, che dice di essere vecchio amico del fu marito di Hannah, consulente di risparmi nonché portatore di ottime notizie: Jonas le ha lasciato una – provvidenziale – rendita. Inoltre, Devereux le magnifica le virtù di una nuova delizia italiana che chiamano gelato, e lei già s’immagina frotte di golosi alla sua porta. Ma i guai la ritrovano sempre: il tesoretto non passa inosservato e c’è chi sospetta sia frutto di attività illecite. Come Henry Fielding, celebre romanziere ma soprattutto magistrato inflessibile. Così, con l’aiuto di Devereux, Hannah si avventura tra vicoli, taverne e bische della Londra georgiana, pronta a rischiare tutto per salvare il suo gruzzolo e la sua libertà. In un mondo popolato di ombre e inganni, una donna deve sapere che non può fidarsi di nessuno, neanche di chi pensava di conoscere meglio di sé stessa.

“Ciascuno prigioniero del proprio inganno, ci scrutammo, e fu un nuovo riconoscimento reciproco”.

Come mi hanno trovata i colpi di scena che sono alla base di tutta la narrazione di “Intrighi e bugie a Piccadilly“? Del tutto impreparata. Non me li aspettavo proprio, né il primo, né tantomeno il secondo, e arrivano all’inizio del romanzo, a poche pagine di distanza, così da dare l’effettivo via alla trama. Pensavo che gli intrighi e le bugie del titolo gravitassero attorno ai due personaggi principali del romanzo, e invece quei due ci sono dentro fin sopra i capelli!

Menzogne, piani, piani alternativi, stratagemmi: nel seguire la vicenda, il lettore è chiamato a domandarsi continuamente chi è che sta conducendo il gioco, chi è qualche passo avanti o chi invece è all’inseguimento, chi farà la prossima mossa e cosa si inventeranno. 

Il romanzo è diviso in parti, in modo da poter dare al lettore la possibilità di seguire, alternandosi, Hannah Cole e William Devereux, è l’autrice a mio avviso è stata bravissima nel tessere questo intreccio, che si nutre di fandonie e di ingegnosi sotterfugi, in una partita in cui la posta in gioco è sempre più alta.

È inutile prendersi un giro: da un certo punto in poi avevo le smanie. Volevo sapere, le ultime cento pagine le avrei volute saltare per andare direttamente alla fine, troppo curiosa, troppo impaziente.

Ma poi, è arrivata la delusione. E sì, perché l’unico aspetto del romanzo che non mi ha convinta è stata proprio la fine. Mi ero immaginata via via decine e decine di scenari possibili, e dopo una trama così finemente costruita, un finale che risolve “così facilmente” mi ha spiazzata. Lo ammetto, sono rimasta profondamente delusa dalla scelta dell’autrice. 

Che sarà un altro inganno?, mi sono chiesta. Possibile, mi sono risposta, ma di chi? Dei personaggi del romanzo, o dell’autrice? E come potrei mai fare a capirlo?

Davvero un gran peccato perché il libro ha una costruzione complessa che viene gestita in modo magistrale, rendendo la trama accattivante e piena di sorprese; c’è una nota finale in cui Laura Shepherd-Robinson racconta tutto il lavoro di ricerca che c’è stato alla base di “Intrighi e bugie a Piccadilly” che ha indubbiamente reso il romanzo ancora più piacevole; i personaggi sono la linfa della narrazione e sono tutti tratteggiati molto bene e hanno uno scopo ben preciso, ma quel finale… no, niente, non riesco a farmene una ragione!

Mentirei se dicessi che “Intrighi e bugie a Piccadilly” non mi abbia intrattenuta piacevolmente, perché il romanzo è davvero godibile, e gioca su così tanti piani che è più avvincente di un classico giallo, ma non posso non essere onesta nel dire che avrei preferito un epilogo differente. Fatemi sapere che ne pensate!

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