“Nate dalla tempesta” di Alessia Coppola: molto emozionante
“Nate dalla tempesta” di Alessia Coppola (Fazi) è un romanzo molto emozionante. Lo stile dell’autrice, unito alla sua profonda capacità di intessere eventi e personaggi, saprà guidarvi attraverso oltre cento anni di una storia familiare che vi scuoterà nel profondo.
TRAMA – Salento, primi del Novecento. Alla vigilia dell’Immacolata, Cosma Guadalupi perde il marito in una notte di tempesta. Mesi dopo nasce Minerva, la loro ultima figlia, che tutti chiamano Mina. Fin dal principio, Mina si dimostra diversa dalle sorelle, poiché porta in sé i doni della nonna masciara, Nilde, la strega alla quale il paese si è sempre rivolto per guarigioni e malefici. Ribelle e oscura per natura, Mina è esclusa dalle altre bambine e allontanata da Cosma. Gli anni trascorrono nel casolare dei Guadalupi, che assiste a guerre e tumulti. Mina intanto diventa una giovane donna, e incontra Vincenzo Malerba, con cui avrà dei figli e il cui destino sarà legato al mare. La loro ultimogenita, Rosa, deciderà di non rassegnarsi alla sofferenza che ha segnato tutte le donne Guadalupi, a partire dall’antenata Almuneda. Prenderà in mano la propria vita e lascerà il paese per sottrarsi alla madre e alla miseria.

Alessia Coppola in “Nate dalla tempesta” affronta un tema molto caro alla letteratura, ovvero la famiglia. Ma lo fa soffermandosi in un modo particolare su un legame, quello tra madre e figlia. Se da una parte analizza tutte le sfaccettature della maternità, in un ripetersi che non è mai identico a sé stesso, dall’altro esplora cosa vuol dire essere figlia, nutrirsi di una privazione, lacerarsi all’interno di una mancanza, o ricomporsi immersi in una presenza.
Sono donne profondamente diverse quelle di cui ci racconta Alessia Coppola, alcune delle quali hanno vissuto la propria diversità – e quindi, identità – come una colpa, che si allargava sotto lo sguardo giudicante degli altri; altre che non hanno capito come riparare un cuore andato in frantumi; altre ancora che non hanno saputo non commettere gli errori che si ero ripromesse di evitare; e infine quelle a cui è stata donata una vera possibilità di riscatto, di accettazione, di libertà.
E insieme a questo tratto di sangue, queste donne ereditano una sorta di “potere”, una sensibilità fuori dall’ordinario che accentua il loro dolore e il loro prendersi cura, e allo stesso tempo la loro unicità che pesa come un macigno prima di farsi bellezza e redenzione. Un “potere” che si mescola al folclore, alle tradizioni e alle credenze, figlie di un tempo in cui era più facile affidarsi, più pericoloso non vedere altra possibilità.
Ho trovato puntuale e impeccabile la definizione di ogni personaggio, in “Nate dalla tempesta”. C’è una precisa caratterizzazione di ognuno, che si amalgama al periodo storico e che inevitabilmente si intreccia ai legami familiari che si modificano, si alterano. E accanto a queste incredibili presenze femminili, troviamo delle controparti maschili che sono per lo più assenze, ma che compensano in bontà, in amore totalizzante, in occhi pieni di accettazione.
L’impianto narrativo di questo nuovo romanzo di Alessia Coppola sorprende pagina dopo pagina per la sua solidità, che non è mai “meccanica”, anzi, è talmente pregna di emozione che mi sono spesso domandata come l’autrice sia riuscita a mantenere tutto così saldamente al suo posto senza lasciarsi travolgere. Ma sono convinta che alcuni libri abbiano più magia di altri: questa storia premeva troppo forte per essere raccontata, e finalmente ha trovato il suo posto. In queste pagine, e nei cuori di chi la legge.
È un gioco di specchi, ma anche di incastri, un rincorrersi e insieme un ripetersi, un volersi tenere alla larga da un pozzo, dentro il quale si finisce per cadere, nonostante tutti gli sforzi. Chi è, davvero, che si salva? Chi può dire di essere a posto con la propria storia, di aver fatto pace con il proprio passato e di saper guardare con lucidità al futuro?
“Nate dalla tempesta” è uno di quei romanzi in cui si precipita dentro, lasciando un pezzo di sé mentre si prova a risalire, a tornare alla realtà, alla propria verità. E la strada può essere complicata, ma ne verrà sempre la pena.
Azzurra Sichera
