“Vengo io da te” di Rebecca Kauffman: un’autrice che non fa sconti
“Vengo io da te” è il nuovo romanzo di di Rebecca Kauffman pubblicato da SUR. Ancora una volta, le relazioni umane sono il fulcro in cui ruota attorno la scrittura – senza sconti – di questa autrice.
TRAMA – Paul e Corinne, una giovane coppia di sposi, hanno appena scoperto di aspettare una bambina; nel frattempo, la madre di lui sta cercando di superare il trauma del recente divorzio, mentre la madre di lei si rifiuta di accettare il declino della salute del marito; Rob, infine, il fratello di Corinne, a sua volta con un matrimonio finito alle spalle, è un padre amorevole e al tempo stesso un bugiardo cronico. Questo romanzo segue le loro storie nel corso di un anno – il 1995 – in una serie di episodi che, di mese in mese, disegnano un arazzo di relazioni, nuovi incontri, omissioni e rivelazioni, paure, speranze, momenti di tenerezza e tensioni irrisolte.

“Non sempre mi sento me stesso. Non ho vissuto una vita degna di nota.
La grande maggioranza delle cose che ho pensato non l’ho detta ad alta voce”.
C’è un tipo di precisione che definirei “spietata” nella scrittura di Rebecca Kauffman. Sembra che riesca a scovare gli angoli dove lo sporco si è maggiormente annidato, lo stana e lo espone in bella mostra, anche quando non è proprio un bel vedere.
Lo fa con le sfaccettature dei suoi personaggi, giocando con le loro parti nascoste, quelle che non mostrano a nessuno, eppure lei le dà in pasto ai lettori, con un’efferata naturalezza, quasi dicendogli di non sospendere il giudizio.
Rebecca Kauffman con “Vengo io da te” si addentra in un labirinto di percezioni. Sposta lo sguardo, gettando in alcune occasioni una luce diversa su uno stesso evento, raccontandolo secondo un’altra versione; dà una differente prospettiva alle stesse dinamiche relazionali, il tutto lungo l’arco di un anno. Un anno che non porta con sé nulla di particolarmente eclatante o significativo, ma è comunque un anno di svolte, di snodi, di consapevolezze per i personaggi che animano questo romanzo.
L’autrice, tra le altre cose, ci invita a riflettere su quanto ci succede ogni giorno, e sulle parole che fin troppo spesso non troviamo per riuscire a raccontarlo: “Lei avrebbe perfino potuto dirgli questa stessa cosa – avrebbe potuto cercare di descrivere la distanza tra ciò che provava e le parole a sua disposizione per comunicarlo – e non sarebbe comunque stata la verità completa o esatta. Ci sarebbero sempre state fenditure e crepe”.
La sua, ancora una volta, è una indagine sull’animo umano. Ancora una volta, con un suo romanzo mi sono sorpresa nello scorgere, con dolorosa certezza, un senso di appartenenza. Mi sono sentita capita in questo gioco di specchi che è la letteratura, e il riflesso che ho scorto mi ha aperto uno spiraglio di consapevolezza.
Ci sono pagine di Rob e di Paul che mi hanno colpita molta. Reputo Rebecca Kauffman molto più incisiva quando racconta le aberrazioni ma anche le paure dei suoi personaggi maschili, quando non si lascia scappare l’ennesima occasione anche per mortificarli, nel suo racconto crudelmente onesto. Li osserva e li descrive con lucido distacco, ma anche con umana comprensione (chiaramente non posso non richiamare “La casa dei Gunner” e il mio profondo amore per Mikey).
Anche Bruce e Gary mi sono piaciuti moltissimo, e penso che la componente maschile in “Vengo io da te” abbia quasi messo in ombra la controparte femminile, sebbene ci siano dei personaggi molto interessanti anche da quella parte.
Le dinamiche relazioni sono il nutrimento principale delle scrittura di Rebecca Kauffman, un’autrice in grado di maneggiare con equilibrio e precisione la coralità di un romanzo come in pochi sanno fare. Il suo sguardo si conferma ancora una volta uno dei più interessanti nel panorama contemporaneo.
