“Riti Privati”: è la pioggia che divora i corpi nel nuovo romanzo di Julia Armfield

Con “Riti Privati“, Julia Armfield conferma la sua capacità di trasformare l’inquietudine interiore in materia narrativa atmosferica e umana. Pubblicato in Italia da Mercurio Books, il romanzo intreccia horror psicologico, dramma familiare e climate fiction in una storia di lutto, memoria e relazioni, mantenendo uno stile elegante e ipnotico.

Armfield costruisce un mondo umido, decadente, dove l’acqua diventa presenza costante e simbolica: invade gli spazi, modifica i corpi, altera i rapporti tra i personaggi. Ma sotto la superficie apocalittica si muove soprattutto un racconto doloroso, centrato sulle ferite lasciate dalla famiglia e sulla difficoltà di sopravvivere.

TRAMA- La storia segue tre sorelle, Isla, Irene e Agnes, costrette a ritrovarsi dopo la morte del padre, figura manipolatrice e ingombrante che continua a influenzare le loro vite anche dopo la scomparsa. Intorno a loro il mondo sembra sgretolarsi sotto piogge incessanti e città sempre più sommerse, mentre tensioni familiari, ricordi e segreti irrisolti riemergono lentamente.

“We love people before we notice we love them, but the act of naming
the love makes it different, drags it out into different light.”

È in questa frase che si condensa il senso di “Riti Privati”. Julia Armfield non scrive semplicemente di amore, perdita o paura: scrive del momento esatto in cui questi sentimenti cambiano forma e si plasmano sotto lo sguardo di chi li vive.

Nei suoi romanzi nulla resta intatto. Julia Armfield si è ormai imposta come una delle voci più interessanti del contemporary weird e prima ancora dei romanzi era conosciuta soprattutto per le sue short stories, il suo “Mantide” (Bompiani, 2022) rappresenta il manifesto più chiaro del suo immaginario: racconti in cui il corpo si trasforma, la quotidianità si incrina e l’orrore emerge da una frattura interiore prima ancora che soprannaturale.

Questa stessa sensibilità attraversava già “Le Nostre Mogli Negli Abissi” (Bompiani, 2024), il romanzo che l’ha consacrata a livello internazionale. Anche lì, come in “Riti Privati“, l’acqua era una presenza ossessiva e simbolica, ma soprattutto il vero centro del racconto non era il mistero in sé, quanto il deteriorarsi di un legame affettivo.

Armfield sembra interessata meno all’evento traumatico che alle sue conseguenze: cosa accade quando chi amiamo cambia? Quando un corpo smette di essere riconoscibile?

Se “Le Nostre Mogli Negli Abissi” era una storia di coppia quasi claustrofobica, in “Riti Privati” Armfield costruisce un romanzo corale e apertamente apocalittico. Il mondo è sommerso dalla pioggia, le città si sfaldano lentamente sotto l’acqua e tutto è attraversato da una costante sensazione di cedimento.

Eppure, ciò che rende il romanzo particolarmente interessante è il modo in cui l’autrice sceglie di sottrarsi alle convenzioni della distopia classica. Armfield non è realmente interessata a spiegare il collasso del mondo o a costruire nuovi sistemi sociali, la catastrofe climatica resta sullo sfondo, come una lenta erosione del reale.

Quello che le interessa è piuttosto ciò che rimane: i rapporti umani, le ferite familiari, il modo in cui le persone continuano a vivere dentro un mondo già in rovina. “Riti Privati” è climate fiction atipica, dove l’apocalisse non arriva come evento spettacolare, ma come deterioramento. La pioggia incessante, gli edifici corrosi dall’umidità e i quartieri che scompaiono sotto l’acqua diventano il riflesso della dissoluzione interiore delle protagoniste.

Tutto nel romanzo sembra affondare: le città, i corpi, il linguaggio e soprattutto i rapporti familiari. Londra stessa assume quasi una presenza autonoma, organismo esausto e soffocato che accompagna l’affondare dei personaggi. Più che un romanzo sulla fine del mondo, “Riti Privati” è allora un romanzo sulla fine dei legami.

Non è un caso che le protagoniste arrivino a definirsi “the lesbian daughters of King Lear”. Il riferimento al King Lear shakespeariano diventa la chiave interpretativa della storia. Come nella tragedia shakespeariana, al centro c’è un padre incapace di amare senza esercitare controllo e delle figlie costrette a costruire la propria identità tra le macerie lasciate dalla famiglia.

Armfield, però, trasforma il dramma shakespeariano in qualcosa di profondamente queer: il regno che crolla non è politico, ma domestico e relazionale. La dimensione queer rappresenta, infatti, uno degli aspetti più importanti della sua narrativa. Anche qui, come già in “Le Nostre Mogli Negli Abissi“, l’amore lesbico viene raccontato lontano da idealizzazioni. Le relazioni queer sono attraversate da desiderio, dipendenza e incomunicabilità, ma vengono trattate con estrema naturalezza. L’horror e il weird diventano strumenti per raccontare l’instabilità del corpo e dei sentimenti, il timore che amare qualcuno significhi assistere alla sua trasformazione.

Ed è proprio qui che l’acqua assume un ruolo centrale. In “Riti Privati” non è soltanto un elemento atmosferico, ma una materia viva che invade ogni livello della narrazione. Penetra nelle case, corrode gli oggetti, altera gli spazi e sembra insinuarsi perfino nei corpi dei personaggi. Armfield lavora continuamente sull’idea di permeabilità: nulla resta davvero separato o stabile.

L’acqua è vita e morte. Richiama il liquido amniotico, la nascita e il desiderio, ma allo stesso tempo diventa decomposizione. Le scene più intime del romanzo sono attraversate da immagini liquide, da pelle bagnata, umidità.

L’amore lesbico stesso viene raccontato attraverso una grammatica sensoriale fatta di contatto e perdita dei confini individuali. Ma la stessa fluidità che unisce i corpi è anche ciò che li consuma. La pioggia incessante trascina lentamente il mondo verso il collasso: le città marciscono, le abitazioni diventano instabili e perfino il lutto assume una qualità liquida, impossibile da contenere o elaborare definitivamente.

Tutto si consuma lentamente, senza mai arrivare a una vera conclusione. Non esiste un momento preciso in cui il mondo finisce, esiste soltanto l’affondare.

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