“Il delitto ha le gambe corte” di Christian Frascella: un seguito che ha superato le mie aspettative!

Dopo Fa troppo freddo per morire“, Christian Frascella torna in libreria con “Il delitto ha le gambe corte“, una nuova indagine di Contrera (Einaudi): un seguito che ha superato le mie aspettative!

TRAMA – È un Contrera decisamente irresistibile, con un braccio ingessato e l’esistenza a pezzi, quello che si mette sulle tracce di una ragazza italo-americana incontrata a una festa, a Torino, nel quartiere multietnico Barriera di Milano che assomiglia al mondo. Si chiama Catherine Rovelli, ha investito un pusher ed è scomparsa nel nulla. Poi c’è Long Lai, un ristoratore cinese scappato di casa che Contrera ha l’incarico di riportare alla sua famiglia, e che già nelle prime pagine lo atterra con due calci ben assestati. E soprattutto c’è uno stalker, spuntato fuori dal nulla o giú di lí, che minaccia l’ex moglie e l’ex figlia di Contrera, come le chiama lui, costringendolo a ritornare temporaneamente sotto il tetto coniugale, con tutte le implicazioni tragicomiche di quella convivenza forzata. Insomma, stavolta Contrera è alle prese non con uno ma con ben tre casi che fino alla fine sembrano irrisolvibili. Eppure, grazie alle sue scalcinate qualità e al talento di trasformare gli errori in punti di forza, riuscirà a trovare il bandolo della matassa. Perché alla fine Contrera scava sempre nelle contraddizioni umane. Senza fornire risposte, cercando solo di sopravvivere e, magari, di capirci qualcosa. Scapperebbe ogni volta, se potesse, preda di quel bisogno ciclico di autodistruzione che fa di lui quello che è, un simpatico inetto sempre sull’orlo dell’abisso e sempre capace di uscirne, un po’ sporco di melma ma con un mezzo sorriso a sfumargli il dolore, perché tanto «la vita è orribile a qualunque ora».

“Vorrei scomparire e rinascere migliore. Da che parte si comincia a essere perfetti?”. Già, da che parte si comincia? Qualcuno lo saprebbe dire con certezza? Di sicuro, Contrera non ne ha idea. Lui è un tale disastro che non saprei nemmeno che aggettivi usare per descrivervelo.

Ma partiamo dal principio. Come scrivevo prima, “Il delitto ha le gambe corte” è il secondo romanzo di Christian Frascella con questo ex poliziotto, ormai detective privato, come protagonista. Il primo mi era piaciuto molto e in questo l’autore riesce a salire un altro gradino.

Non solo ha scritto una trama perfettamente intrecciata, in cui tre casi distanti finiscono per trovare più di un aggancio, lasciandomi – lo ammetto – anche un po’ spiazzata, ma soprattutto ha fatto venir fuori in modo più netto le contraddizioni di Contrera. Un personaggio così magnetico che finisce per mettere tutto il resto in ombra.

Da una parte, risalta maggiormente il suo sarcasmo e la sua ironia, che mi hanno strappata più di un sorriso.

Silenzio. Tutti questi criminali che impongono una pausa tra ciò che dici e quello che devono dire loro. Che palle.

Dall’altra è emerso molto più chiaro il suo profilo emotivo. Più chiaro si intende nei limiti di ciò che lui stesso riesce a sentire sulla sua pelle…. Durante il romanzo ci sono moltissimi riferimenti al padre di Contrera, sia come poliziotto che come uomo. “Volevo somigliare a mio padre, senza aver capito nulla di lui”, ammette. Non mancheranno gli spunti per il nostro protagonista per scavare di più in quel rapporto e per comprendere – o giustificare – alcune scelte compiute da adulto.

Scelte che hanno finito per condizionare la sua vita, che hanno distrutto il matrimonio e il rapporto con la figlia ormai adolescente. E anche con la sua “ex famiglia” ne “Il delitto ha le gambe corte” ci sarà da fare i conti: uno stalker minaccia la sua ex moglie e lui dovrà tornare in quella casa dove hanno vissuto tutti e tre insieme. Contrera ripiomberà nel malessere che lo contrinse a scappare una volta, “dai giorni e dalle notti sempre uguali che ti scorticano dentro mentre fuori devi mostrarti sereno, posato e fiducioso”, e per lui non sarà facile costringersi a rimanere.

Sono andato via, obbligato da una necessità interiore che non ha nome. E adesso, quasi un decennio dopo, guardo lo stesso buio di allora.

È con questo buio che deve fare continuamente i conti, ed è lo stesso probabilmente che lo spinge a mettersi nei guai. Contrera, infatti, riesce sempre a cacciarsi in situazioni assurde, che sia la briscola con l’anziano vicino di casa della ex moglie, al quale non fa mai mancare le sue battute al vetriolo, oppure rapimenti, tentati omicidi e… ossa rotte. Con buona pace della povera sorella Paola che si sente rifilare le bugie più fantasiose.

“La sai qual è la differenza tra te e un uomo davvero stupido?”
“Qual è?”
“Non esiste, Contrera. Non su questa terra”

E poi c’è Barriera, “un quartiere talmente brutto che mi somiglia come niente altro al mondo, perciò ci sto bene”. Le descrizioni dei luoghi e dei personaggi che lo popolano sono vivide, sembra di camminare al fianco di Contrera tra quelle strade. Mi avevano già colpito nel primo romanzo, e qui ritorna quella familiarità che diventa appartenenza, quel modo di sentirsi a casa in mezzo a una multiculturalità che per molti è da evitare. Contrera alla fine è un povero diavolo che sa farsi voler bene. La sua faccia tosta lo salverà in più di un’occasione.

Quando sono arrivata verso la fine de “Il delitto ha le gambe corte“, nel momento risolutivo, ho notato che mi rimanevano ancora una decina di pagine da leggere. “Che deve succedere ancora?”, mi sono chiesta. Eh. EH. Una bella secchiata d’acqua gelida, ecco cosa. Non vi anticipo ovviamente nulla, ma con questa svolta Frascella mi ha legata alla sorte del suo protagonista e adesso sono davvero curiosa di cosa succederà nel prossimo romanzo…

So che ci sono personaggi simili a Contrera nel panorama letterario, ma Frascella è riuscito a dargli un pizzico di unicità. Non saprei dirvi bene in cosa rintracciarla, in lui c’è un fascino magnetico e allo stesso tempo un qualcosa di ripugnante, di snervante. Vorresti amarlo e prenderlo a calci. Vorresti ucciderlo e uscirci per un panino, perché alla fine sai che ti farai due risate. E così finisci per affezionarti, per volergli bene anche se non sei così sicuro che sia davvero una buona idea…

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