“Fa troppo freddo per morire” di Christian Frascella: aspetto già il secondo!

“Fa troppo freddo per morire” di Christian Frascella (Einaudi) è la prima indagine dell’ex poliziotto Contrera e devo dire che è stata una lettura molto piacevole: aspetto di leggere il prossimo!

TRAMA – Come può essere un quartiere di Torino che si chiama Barriera di Milano? Un avamposto verso il resto del mondo. Infatti, da roccaforte operaia si è trasformato in una babele multietnica. È qui, in una lavanderia a gettoni gestita da un magrebino, che Contrera riceve i suoi clienti. Accanto a un piccolo frigo pieno di birre che provvede a svuotare sistematicamente. I suoi quarant’anni li ha trascorsi quasi tutti per quelle strade. Faceva il poliziotto ma si è fatto cacciare per una brutta storia di droga, ora fa l’investigatore privato senza ufficio ma non senza fantasia. Ha una Panda Young da un quinto di secolo: e quello è «il rapporto piú duraturo che abbia mai avuto nella vita». La sua ex moglie lo detesta e la figlia adolescente si rifiuta di rivolgergli la parola. Ad amarlo restano giusto la sorella e i due nipoti, divertiti dalla sua eccentricità. Quando Mohamed, il proprietario della lavanderia, gli chiede di aiutare un ragazzo che si è indebitato con una banda di albanesi, Contrera non può certo tirarsi indietro. Ma come in ogni poliziesco che si rispetti, le cose sono molto piú complicate di quanto sembri a prima vista: e quando salta fuori il primo cadavere, Contrera capisce di essersi ficcato in un pasticcio nel quale finirà per rischiare non solo la pelle.

Si presenta usando solo il cognome questo investigatore privato dal passato buio e dal presente non proprio roseo, un po’ alla Colombo, solo che lui non indossa un impermeabile ma delle giacche alquanto discutibili alle quali, però, è parecchio affezionato. Contrera, con questa sua prima indagine, raccontata in “Fa troppo freddo per morire“, mi ha fatto appassionare alla sua storia, merito della penna di Christian Frascella, ironica ma anche parecchio pungente ed emozionante.

Contrera è il classico personaggio pieno di sfaccettature che non si riesce mai a inquadrare perfettamente. Capace di gesti generosi, ma anche di alcuni veramente orribili, è in grado di suscitare nel lettore pena, simpatia, oppure disgusto. Un personaggio complesso che in questo primo libro si concede, si racconta e il lettore non può che rimanere incuriosito e catturato dai suoi pensieri, anche se ho avuto l’impressione che mi sia sfuggito qualcosa, che ancora non sia riuscita ad afferrarlo del tutto. Forse perché è solo il primo libro a lui dedicato e magari ci sarà tempo per definirne meglio i contorni. Posso dirvi che sicuramente l’autore mi ha incuriosita a continuare.

Verso la fine del romanzo c’è un momento davvero toccante mentre ricorda il padre. Non anticipo nulla, solo un piccolo passaggio: “Non c’è mai stato entusiamo in me, solo paura, la grande paura di esistere”. E allora forse Contrera cominci a capirlo, anche perché è lui a confessare che gli si spalanca un baratro davanti quando gli succede qualcosa di buono. Ma perché?

Da qualche parte, in un punto imprecisato che non riesco mai a individuare, devo aver perso la mia innocenza. In quel punto misterioso il mio nome si è mescolato al Male, fino a ossidarsi. Sono cominciati i mezzucci e i sotterfugi, le menzogne e i tradimenti, la fame di soldi e quella di un’altra vita. Poi tutto è andato a precipizio, e mi sono ritrovato con un pugno di mosche in mano.

L’indagine narrata in “Fa troppo freddo per morire” rientra nel classico giallo e devo dirvi che il finale mi ha sorpresa, non ero nemmeno vicina alla risoluzione dell’enigma. Forse, però, Contrera è un personaggio troppo “ingombrante”, mette quasi in ombra le dinamiche classiche dell’indagine, mentre i suoi anfibi muovono un passo dopo l’altro sulla neve e lui mette insieme i pezzi di un’esistenza quanto mai scalcinata oltre a quelli di un caso di cui nessuno si vuole occupare. Durante la lettura ho avuto momenti in cui non ho pensato nemmeno all’omicidio, il mio interesse si era spostato altrove, alle dinamiche tra i personaggi, al loro evolversi, ai fantasmi del protagonista.

Probabilmente l’autore deve ancora trovare un equilibrio tra questi due aspetti della narrazione, in modo tale che uno non sovrasti sull’altro. Ma, ripeto, è il primo romanzo di una serie, quello in cui c’era l’esigenza di mostrare e far conoscere Contrera, magari era anche necessario puntare i fari su di lui più che sul resto. Rimango curiosa di andare avanti per capire come proseguirà la sua storia personale e in quali guai si caccerà…

L’ultima nota la dedico a Barriera, il quartiere di Torino in cui si svolge la storia:

Posso solo dire che questa discesa ha avuto un unico teatro: Barriera. In questo quartiere che conosco come i miei anfibi rotti e nel quale tutti sanno chi sono, ho messo in scena i tre atti della mia tragedia: atto primo, ingenuità e scoperta; atto secondo, corruzione e caduta; atto terzo, nemmeno un chiodo a cui appendere il cappello.

Barriera è a tutti gli effetti un protagonisa di “Fa troppo freddo per morire“. Le descrizioni di Frascella sono tangibili, reali, quasi fotografiche. Non è stato difficile immaginarsi accanto all’ex poliziotto, scivolare sul ghiaccio, sentire il profumo del kebab, leggere nei volti delle persone che ogni giorno cercano un nuovo modo di sopravvivere. Lui è quelle strade, lui è quel posto e il lettore ne diventa parte integrante durante la lettura, immergendosi completamente.

A “Fa troppo freddo per morire” seguirà ad aprile “Il delitto ha le gambe corte” e Contrera è già stato opzionato per una serie tv. Speriamo il piccolo schermo gli renda giustizia!

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