Recensione in anteprima: “La fragilità degli angeli” di Gigi Paoli

Leggere un autore che hai imparato ad apprezzare e ritrovare un protagonista a cui vuoi bene è sempre una gioia. Ma Gigi Paoli, con il suo ultimo romanzo dal titolo “La fragilità degli angeli” (Giunti, in libreria da domani 19 settembre), il terzo con il reporter Carlo Alberto Marchi dopo “Il rumore della pioggia” e “Il respiro delle anime“, ha fatto un ulteriore balzo in avanti, confermandosi scrittore di talento e creatore di storie intense e coinvolgenti. Un autore da non lasciarsi sfuggire, che merita di essere letto e apprezzato. Se non l’avete ancora fatto, il consiglio è di rimediare al più presto.

TRAMA – Sono giorni di angoscia per Firenze dopo la misteriosa scomparsa di un bambino di quattro anni che stava giocando nel giardino della sua casa in collina: di lui rimane solo la piccola bicicletta grigia, appoggiata a un albero. Mano a mano che passano i giorni, le speranze di ritrovare Stefano in vita si affievoliscono, e in città si torna a respirare lo stesso terrore dei tempi del ”Mostro”, il famigerato serial killer che uccideva e mutilava le coppiette appartate in campagna. Per il giornalista di cronaca giudiziaria Carlo Alberto Marchi e il suo collega della ”nera”, l’Artista, sono ore di ansia e lavoro frenetico fra la redazione, i luoghi del delitto e un Palazzo di Giustizia sempre più cupo, proprio come il suo soprannome: Gotham. Un’inchiesta serrata che non dà tregua agli inquirenti, la tenace pm Simonetta Vignali, grande amica di Marchi, e il capo della Mobile Settesanti, segnato da un passato violento che non gli concede sconti. A dare una svolta alle indagini sarà l’inaspettata confessione di uno studente di psicologia: è stato lui a uccidere Stefano, per poi abbandonarne il corpo sulle rive dell’Arno. Sta dicendo la verità? O si tratta solo di un mitomane? E mentre le sponde del fiume vengono battute a tappeto, un altro colpo di scena riaccende la paura. In una celebre basilica sulle oscure colline di Firenze viene ritrovata una lettera anonima che annuncia nuovi orrori: Stefano è stato il primo, ma non sarà l’ultimo… Poi, il caos si trasforma in silenzio, finché un’intuizione ribalta tutto, anche le storie personali, anche quella di Carlo Alberto Marchi, che si ritrova davanti a qualcosa che mai aveva visto prima.

Mi capita sempre la stessa cosa con gli scrittori che amo: mi metto sul divano con il nuovo romanzo e mi riprometto di andarci piano, per fare in modo che il piacere della lettura duri quanto più a lungo possibile. E invece, puntualmente, finisco per divorare quelle pagine nel giro di poche ore.

Gigi Paoli, comunque, è colpevole quanto me: se da una parte io ero curiosissima di scoprire la nuova inchiesta di Carlo Alberto Marchi, dall’altra lui l’ha scritta così bene che è stato praticamente impossibile staccarsi dal suo ultimo libro, “La fragilità degli angeli“.

Sono tanti i punti di forza della scrittura di Gigi Paoli, uno su tutti è la totale padronanza di ciò di cui scrive. Essendo l’autore un giornalista, sa perfettamente cosa prova il nostro protagonista, sa com’è muoversi in un tribunale, cosa significa gestire il delicato equilibrio tra ciò che si può scrivere e quello su cui si deve mantenere il massimo riserbo.

Ritrovandosi tra magistrati e avvocati, molto spesso Carlo ci fa entrare nel vivo di ciò di cui si occupa con riferimenti tecnici e specifici che l’autore riesce a calare nella narrazione in modo fluido, senza appesantirla, o senza risultare “spocchioso” nel suo modo di esprimersi. Quante volte capita di leggere romanzi in cui il filone narrativo viene interrotto bruscamente dal momento “prendete i vostri quaderni che sta per cominciare la lezione”? Ecco, per fortuna nei libri di Gigi Paoli questo non succede!

Un altro punto di forza a mio avviso è l’umanità dei personaggi. Carlo è incasinato, empatico, appassionato, a volte un po’ sulle nuvole, ma sempre genuino. È bravissimo nel suo lavoro, ma è anche capace di prendersi un “buco” da un giornalista suo concorrente e di conseguenza un bel cazziatone dal suo direttore. Inoltre, sa che non spetta a lui investigare e quando c’è da fare un passo indietro non sta lì a lamentarsi. Mi era già capitato di scriverlo per il romanzo precedente: apprezzo che si mantenga questa divisione di ruoli ben delinata, fin troppo spesso vediamo e leggiamo di personaggi che si improvvisano detective (non me ne voglia Angela Lansbury…).

Sono stupendi gli scambi di battute tra Carlo e la figlia Donata che ormai ha 13 anni: pieni di ironia e di tutte le preoccupazione di un padre che sta crescendo una figlia che non è più una bambina (piccolo consiglio per Edoardo: scappa!). Li ho davvero adorati in questo nuovo libro, il loro rapporto va cambiando e l’autore ha messo più brio nei loro scambi. Chissà quanto c’è di autobiografico…

Ne “La fragilità degli angeli“, però, non c’è solo Carlo che viene fuori: si dilinea anche la figura del capo della Squadra Mobile, Luca Settesanti: si apre uno spiraglio sul suo passato, conosciamo qualche dettaglio della vita privata, si accennano ai fantasmi che lo tormentano. Il suo personaggio mi ha davvero colpito, non mi dispiacerebbe ritrovarlo in un prossimo libro.

Per quanto riguarda la trama, ovviamente non entrerò nel dettaglio, ma posso dire che è strutturata finemente, con un intreccio davvero ben studiato, in ogni passaggio. Nonostante il romanzo non sia un thriller e non abbia la tensione di quel genere, risulta così coinvolgente e accattivante che non si riesce più a mollare. Ho solo un paio di domande che sono rimaste senza risposta, curiosità più che altro, ma magari chiederò direttamente all’autore!!

Credo che la crescita di Gigi Paoli come scrittore sia evidente in questo terzo romanzo: l’ho trovato ben tratteggiato, la storia è rifinita nei mimini particolari, lo stile è più ironico ma anche più riflessivo. C’è meno Firenze rispetto ai romanzi precendenti, ma non ne ho sentito particolarmente la mancanza: si è lasciato più spazio ai protagonisti ed è stata, a mio avviso, una scelta vincente.

La fragilità degli angeli” al momento è il mio preferito di questa serie: per chi non conoscesse l’autore e avesse voglia di cominciare da qui può farlo senza problemi, ma il mio consiglio è di recuperare anche i romanzi precedenti. Gli autori italiani bravi vanno sostenuti, mi raccomando!

Una copia cartacea di questo romanzo mi è stata gentilmente inviata in anteprima dalla casa editrice Giunti.

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4 pensieri riguardo “Recensione in anteprima: “La fragilità degli angeli” di Gigi Paoli

  • 18 settembre 2018 in 6:31 am
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    non vedo l’ora di poterlo leggere. ho un buono giunti da spendere e di sicuro lo userò per questo libro. come sono felice che ti sia piaciuto anche più degli altri. gigi ormai è una garanzia!

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