“Inferno” di Dan Brown: un thriller che non convince fino in fondo

Recensione e foto di Renato Magistro

Va bene che un thriller è finzione, ma la finzione deve essere a mio avviso realistica e “Inferno” di Dan Brown (Mondadori) di realistico ha ben poco.

TRAMA – Il professore di simbologia di Harvard Robert Langdon viene trascinato in un tormentato mondo che ruota intorno ad uno dei più durevoli e misteriosi capolavori della letteratura mondiale: l’Inferno di Dante. Su questo sfondo, Langdon si trova a combattere contro un agghiacciante avversario e un ingegnoso enigma che lo sospinge in uno scenario di arte classica, passaggi segreti e scienza futuristica. Guidato dall’epico e fosco poema dantesco, Langdon si affanna a cercare risposte e a decidere di chi fidarsi prima che il mondo venga per sempre cambiato.

Sebbene il ritmo sia molto serrato, a mio avviso, non è credibile che tutto si svolga nell’arco di 24 ore.

Lasciando perdere il trasferimento di Langdon da Washington a Firenze, il noto professore dopo un risveglio in ospedale, vittima di una grave amnesia a breve termine, viene misteriosamente inseguito perché evidentemente ha visto o è a conoscenza di fatti scomodi. Talmente scomodi che è a rischio il destino del genere umano.

Per risolvere l’enigma, che è il fulcro del thriller, il professore di Harvard in 24 ore fugge dall’ospedale, cerca di recuperare a Firenze quegli indizi che gli consentiranno di capire perché è braccato da una presunta killer e da un plotone di uomini in nero, riesce a trovare il modo di entrare al giardino dei Boboli e attraversa il corridoio Vasariano per arrivare a Palazzo Vecchio (non si capisce come faccia a trovare sempre tutte le porte aperte). Ma non solo. Accusato di avere rubato la maschera mortuaria di Dante, fa l’equilibrista nel “labirinto di travi e sostegni” che si trova sopra la Sala dei Cinquecento e miracolosamente riesce a fuggire.

La scena si sposta da Firenze a Venezia dove, sempre braccato dagli inseguitori, Langdon riesce a entrare nel battistero di San Giovanni (anche questo aperto) e a trovare il tempo per risolvere vari enigmi che lo conducono a Instanbul dove, nel finale, senza avvertire alcuna stanchezza fisica e mentale, si lancia in un inseguimento a piedi di svariati chilometri.

Credo che sarebbe stato un po’ più credibile articolare la trama in un intervallo temporale più ampio, ma, al di là di questo, all’autore va almeno il merito di fornirci sempre delle descrizioni dei luoghi molto particolareggiate, con una cura del dettaglio che porta il lettore a vivere quella dimensioni e quelle atmosfere.

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