“La sposa scomparsa” di Rosa Teruzzi: adesso non resta che aspettare il seguito…

È stata una lettura davvero piacevole “La sposa scomparsa” di Rosa Teruzzi (Sonzogno). I personaggi sono azzeccati, Libera mi ha fatto sentire il profumo dei suoi fiori ogni volta che entrava nel suo laboratorio o che si affacciava sull’orto, Iole mi ha messa in discussione dato che sembra più vitale lei a 70 anni che io a 33, e Vittoria mi ha colpita per la sua caparbietà e per la sua dolcezza, anche se ci sono ancora tante cose che vorrei sapere su di lei…

TRAMA – Dentro Milano esistono tante città, e quasi inavvertitamente si passa dall’una all’altra. C’è poi chi sceglie le zone di confine, come i Navigli, a cavallo tra i locali della movida e il quartiere popolare del Giambellino. Proprio da quelle parti Libera – quarantasei anni portati magnificamente – ha trasformato un vecchio casello ferroviario in una casa-bottega, dove si mantiene creando bouquet di nozze. È lì che vive con la figlia Vittoria, giovane agente di polizia, un po’ bacchettona, e la settantenne madre Iole, hippie esuberante, seguace dell’amore libero. In una piovosa giornata di luglio, alla loro porta bussa una donna vestita di nero: indossa un lutto antico per la figlia misteriosamente scomparsa e cerca giustizia. Il caso risale a tanti anni prima e, poiché è rimasto a lungo senza risposta, è stato archiviato. Eppure la vecchia signora non si dà per vinta: all’epoca alcune piste, dice, sono state trascurate, e se si è spinta fino a quel casello è perché spera che la signorina poliziotta possa fare riaprire l’inchiesta.  Vittoria, irrigidita nella sua divisa, è piuttosto riluttante, ma sia Libera che Iole hanno molte buone ragioni per gettarsi a capofitto nell’impresa. E così, nel generale scetticismo delle autorità, una singolare équipe di improvvisate investigatrici – a dispetto delle stridenti diversità generazionali e dei molti bisticci che ne seguono – riuscirà a trovare, in modo originale, il bandolo della matassa, approdando a una verità tanto crudele quanto inaspettata.

Io, cari amici e amiche del blog, vi devo dire la verità. A metà libro un dubbio mi è venuto su chi potesse essere l’assassino della povera Carmen, la ragazza scomparsa, ma probabilmente io non faccio molto testo per via di tutti i libri gialli che ho letto e per tutte le serie tv che vedo! Ad ogni modo, questo non ha minimamente influito sulla lettura del libro, che è stata davvero piacevole fino alla fine.

Anzi, è proprio la fine che vi lascerà a bocca aperta e, una volta terminato il libro vi domanderete: “E ora?”. In realtà ora rimane solo di armarsi di pazienza e aspettare che esca il seguito perchè c’è un giallo dentro il giallo. Il marito di Libera, infatti, è stato ucciso e il colpevole non è mai stato consegnato alla giustizia. La donna ha preferito non sapere, convinta che dare un volto all’assassino del marito non l’avrebbe fatta sentire meglio, perché ormai aveva perso l’amore della sua vita.

Eppure, confrontandosi con Rosalia, la madre di Carmen, ha dovuto fare i conti con il passato ma soprattutto con il presente. Sì perché Libera non ha mai accolto un altro uomo nella sua vita, non ha mai più avuto una carezza da una mano maschile, forse non ha più vissuto dopo la morte del marito, attaccandosi alla figlia, ormai troppo grande per restare a casa con lei a mangiare una fetta di torta.

Libera è una donna davvero incredibile, parla poco ma sa cosa dire, si capisce che ama il bello e riceve gioia anche dalle piccole cose, ma sembra che voglia punirsi, che non si voglia concedere quello che meriterebbe, pare che si faccia una colpa solo per il fatto di sentirsi viva. Un personaggio che mi ha colpita davvero molto, con una profondità d’animo e una bellezza rare.

Se Libera parla poco, Iole, sua madre, è un vulcano di energia, di vitalità, una ventata di aria fresca che non fa che portare scompiglio. Sembra un po’ svampita, ma attenzione perché vede e sente tutto! Alcune sue frasi mi hanno fatto riflettere, ma soprattutto mi ha spiazzato il suo modo di affrontare la vita: tutti secondo me dovremmo imparare da Iole e provare a essere come lei, anche solo per un giorno. Di sicuro, sarebbe molto divertente.

Iole la vita la vedeva così: come una partita in cui spendersi al cento per cento, senza risparmio di esperienze e di emozioni.

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