“Echi in tempesta” di Christelle Dabos: che delusione

Non so più da quanto tempo attendevo “Echi in tempesta” (Edizioni e/o), il quarto libro di Christelle Dabos con il quale si conclude la serie de “L’attraversaspecchi”. Ma l’attesa, a mio avviso, non è stata ripagata. Se Fidanzati dell’inverno mi aveva incuriosita, Gli scomparsi di Chiardiluna del tutto conquistata, “La memoria di Babel emozionata molto, “Echi in tempesta” mi ha delusa. Parecchio.

TRAMA – Crollati gli ultimi muri della diffidenza, Ofelia e Thorn si amano ormai appassionatamente. Tuttavia non possono farlo alla luce del sole: la loro unione deve infatti rimanere nascosta perché possano continuare a indagare di concerto sull’indecifrabile codice di Dio e sulla misteriosa figura dell’Altro, l’essere di cui non si conosce l’aspetto, ma il cui potere devastante continua a far crollare interi pezzi di arche precipitando nel vuoto migliaia di innocenti. Come trovare l’Altro, senza sapere nemmeno com’è fatto? Più uniti che mai, ma impegnati su piste diverse, Ofelia e Thorn approderanno all’osservatorio delle Deviazioni, un istituto avvolto dal segreto più assoluto e gestito da una setta di scienziati mistici in cui, dietro la facciata di una filantropica clinica psichiatrica, si cela un laboratorio dove vengono condotti esperimenti disumani e terrificanti. È lì che si recheranno i due, lì scopriranno le verità che cercano e da lì proveranno a fermare i crolli e a riportare il mondo in equilibrio.

No. Io un finale così non me lo aspettavo. Né, a dirla tutta, me lo meritavo. 

Scrivo questo post a distanza di due settimane dal termine della lettura di “Echi in tempesta” e ancora non mi sono ripresa da quelle battute finali. Né ho ancora perdonato la Dabos per aver terminato così una saga che avevo amato moltissimo. 

Ne ho parlato con tantissimi appassionati su Instagram. Con la maggior parte di loro il parere è stato unanime: questo ultimo volume ci ha lasciati con l’amaro in bocca. Tralasciando il finale, che per alcuni ha rappresentato un bel topos letterario e che a me ha fatto solo arrabbiare tantissimo, quello che non ha convinto molti di noi è l’intero impianto narrativo di “Echi in tempesta“.

Ci sono le storyline dei personaggi secondari tratteggiate male, se non in alcuni casi abbandonate, alcune uscite di scena troppo comode (della serie, meglio lasciarli morire che dedicare loro un po’ di attenzione), una spiegazione troppo complessa sugli echi, Dio e l’Altro. Così complessa che ammetto di essermi distratta parecchie volte durante la lettura, andando avanti solo per sapere di Ofelia e Thorn.

(Forse era meglio non andare avanti).

La delusione è così grande perché la Dabos ci ha abituati a ben altro nei tre volumi precedenti della serie. Qui ho ritrovato il suo stile coinvolgente e le bellissime descrizioni che rappresentano uno dei punti di forza della sua narrazione – vivide e incredibili le scene nel rovescio – ma probabilmente qualcosa le è sfuggita di mano.

C’erano troppi interrogativi a cui rispondere e forse spalmare le spiegazioni in due volumi sarebbe stato meglio, avrebbe consentito un maggiore respiro alla lettura, che in questo modo è stata molto meno godibile rispetto ai libri precedenti.

C’è chi sostiene che l’autrice potrebbe scrivere un altro volume. Probabilmente è una sorta di speranza per chi, come me, non ha proprio digerito quel finale. 

L’evoluzione di Ofelia e Thorn come personaggi è stata, secondo me, troppo significativa e non era questa la conclusione degna, specie perché in “Echi in tempesta” vengono accennati dei temi troppo importanti tra loro, e poi mai veramente affrontati. Dopo quattro romanzi, che ci sia un finale in qualche modo aperto lo trovo inconcepibile. Avremmo potuto fermarci al secondo, allora.

Nonostante tutto, Thorn rimane uno dei personaggi più emozionanti di cui abbia mai letto. L’ho amato molto e resterà sempre nel mio cuore. Trovo che la crescita sua e di Ofelia siano state narrate benissimo, con tempi e modi credibili e in linea con le loro caratteristiche, e che entrambi compiano durante tutta la serie un percorso di consapevolezza e accettazione davvero significativo.

Capite perché se ritorno con la mente a quel finale mi sale il sangue al cervello? 

Ci ho pensato e ripensato. Può un finale rovinare un’intera saga? Forse no, ma al momento sono troppo arrabbiata e non posso che dire di sì. Perché non era quello che mi aspettavo, che desideravo e che sognavo. E ripeto, non solo per la storia di Ofelia e Thorn, ma per tutto il romanzo. 

Un vero peccato. 

19 pensieri riguardo ““Echi in tempesta” di Christelle Dabos: che delusione

  • 20 Luglio 2020 in 11:37 am
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    Che colpo al cuore! Mi conosco….andrò a sbirciare il finale e non leggerò questo volume. Resto aggrappata al finale del terzo e per il resto lascio fare alla mia fantasia.
    Un saluto da Lea

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  • 22 Luglio 2020 in 11:51 am
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    Sono totalmente d’accordo, non ci meritavamo un finale del genere. A distanza di 18 giorni dalla lettura del libro io riesco a malapena a ricorderei al trama. Il finale mi ha spiazzata, non mi puoi lasciare con nuove domande. Le spiegazioni le ho trovate forzate e poco credibili, come se non ci avesse pensato fin dall’inizio a come risolvere la trama.

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    • 22 Luglio 2020 in 12:07 pm
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      Sono della tua stessa idea, non mi puoi – dopo quattro volumi – lasciarmi con ancora delle domande. Devi mettere un punto. E, per la cronaca, nemmeno io mi ricordo un granché di tutte quelle spiegazioni che ha fornito…

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    • 22 Luglio 2020 in 5:29 pm
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      Non posso che essere piú d’accordo, tranne sul fatto che sì, secondo me un finale può rovinare un’intera saga. Ero così contenta di aver trovato una saga che mi avesse preso così tanto e non potete immaginare la rabbia e la delusione che ho provato leggendo il finale (ho finito di leggerlo poche ore fa) e vi dico che ho trattenuto a stento le lacrime di rabbia e tristezza perché non ci meritavamo un finale del genere. Ero così curiosa di vedere il risvolto che avrebbe preso la relazione tra Ofelia e Thorn, ci sono ancora tantissimi non detti tra loro… Spero davvero che le voci su un altro romanzo siano vere, perché secondo me c’è ancora molto da dire su questa saga, e non si merita un finale del genere (per non parlare della morte di molti personaggi importanti, mi ha sconvolto la leggerezza con cui la Dabos li ha eliminati). Inoltre ho fatto fatica a seguire i vari ragionamenti sull’Altro, la questione di Eulalia e Dio (dovuto al fatto che ero troppo in ansia per la sorte dei due innamorati…). Concordo anche sul fatto che abbia tralasciato molto le trame secondarie, quasi abbandonandole, inoltre lasciandoci un sacco di domande (esempio: una spiegazione della malattia del nostro caro ex-ambasciatore?). Ho adorato e adoro tutt’ora questa saga e i suoi personaggi, il modo in cui è stata scritta e le spiegazioni sono semplicemente wow, ma il finale sarebbe davvero da riscrivere…mi ci vorrà davvero tanto tempo per riprendermi…

      Risposta
  • 22 Luglio 2020 in 3:31 pm
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    Non posso che essere piú d’accordo, tranne sul fatto che sì, secondo me un finale può rovinare un’intera saga. Ero così contenta di aver trovato una saga che mi avesse preso così tanto e non potete immaginare la rabbia e la delusione che ho provato leggendo il finale (ho finito di leggerlo poche ore fa) e vi dico che ho trattenuto a stento le lacrime di rabbia e tristezza perché non ci meritavamo un finale del genere. Ero così curiosa di vedere il risvolto che avrebbe preso la relazione tra Ofelia e Thorn, ci sono ancora tantissimi non detti tra loro… Spero davvero che le voci su un altro romanzo siano vere, perché secondo me c’è ancora molto da dire su questa saga, e non si merita un finale del genere (per non parlare della morte di molti personaggi importanti, mi ha sconvolto la leggerezza con cui la Dabos li ha eliminati). Inoltre ho fatto fatica a seguire i vari ragionamenti sull’Altro, la questione di Eulalia e Dio (dovuto al fatto che ero troppo in ansia per la sorte dei due innamorati…). Concordo anche sul fatto che abbia tralasciato molto le trame secondarie, quasi abbandonandole, inoltre lasciandoci un sacco di domande (esempio: una spiegazione della malattia del nostro caro ex-ambasciatore?). Ho adorato e adoro tutt’ora questa saga e i suoi personaggi, il modo in cui è stata scritta e le spiegazioni sono semplicemente wow, ma il finale sarebbe davvero da riscrivere…mi ci vorrà davvero tanto tempo per riprendermi…

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    • 22 Luglio 2020 in 3:44 pm
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      Emma, concordo in te con ogni parola che hai usato. Dico davvvero. Capisco la rabbia e la frustrazione perché non hanno ancora abbandonato nemmeno me.

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  • 30 Luglio 2020 in 7:07 pm
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    Ho chiuso il quarto volume 10 minuti fa e mi sono fiondata in rete alla ricerca della Confraternita degli Scontenti. Sono felice che ci sia e di averla trovata. Decisamente non ce lo meritavamo. Le ultime pagine mi hanno provocato l’emicrania tanto sono confuse, farraginose e oscure. Dritto e rovescio manco fossero le istruzioni per fare la maglia ai ferri. E poi, liquidare personaggi per trarsi d’impaccio dal dare loro la degna evoluzione la trovo una scappatoia indegna. Il finale aperto poi, dopo 4 volumi mi ha fatta sentire come quando mangi prima il bordo di un biscotto farcito, per conservare il meglio alla fine, e il ripieno ti cade in terra. Se la Dabos si è lasciata una porta aperta per un eventuale quinto volume, ha sacrificato una bella saga, che avrebbe potuto concludere degnamente, sull’altare dell’opportunismo commerciale. Si capisce che sono arrabbiata?

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    • 30 Luglio 2020 in 5:18 pm
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      Si capisce e io la penso come te Ilaria! Almeno con questo tuo commento mi hai fatto sorridere, quindi grazie

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    • 2 Agosto 2020 in 10:34 pm
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      Anche io ho appena chiuso il libro e mi sono fiondata a cercare altri delusi.
      Ci ho messo 1 sola settimana a leggere i primi 3 volumi ma ci ho messo 10 giorni solo per il 4º.
      I primi 3 avevano una scorrevolezza unica, ti intrigavano così tanto da non farti staccare gli occhi dalle pagine. Il quarto volume l’ho terminato “a forza” e solo perché volevo sapere del destino dei due innamorati. Delusione totale!
      Un volume che risente, a mio parere, della commercializzazione della saga. Pagine e pagine di cose dette e ridette, di tecnicismi, di spiegazioni inutili ai fini della trama che sanno tanto di “riempi-pagina”; forse per raggiungere il numero di pagine stabilito con l’editore. Personaggi declassati a secondari persi nei meandri delle pagine. E poi, qualcuno mi spiega il senso delle pagine dedicate a Vittoria? Senza capo nè coda.
      E il librino viola? Inutile pure quello!
      Sono proprio delusa.
      Un finale aperto, in più così deludente non ce lo meritavamo proprio!
      Più ci penso più mi vengono in mente argomenti su cui fare polemica.

      Credo di aver ripetuto la parola delusione circa 800 volte ma non riesco ad esprimere altro. No, proprio no!

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      • 2 Agosto 2020 in 9:07 pm
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        Elisa lo capisco perfettamente, credimi. Io ritorno a essere amareggiata ogni volta che ci penso. Vorrei un altro finale, lo vorrei con tutto il cuore ma mi sa che faccio bene a considerare gli ultimi capitoli del terzo volume come finale. Preferisco cancellare il quarto e fermarmi lì

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  • 31 Luglio 2020 in 10:42 am
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    Finito ieri sera un libro difficile, lento, con trame che ancora non mi sono chiare, con tante risposte lasciate in sospeso. Che l’intera saga dell’Attraversaspecchi avesse una narrazione molto lenta si era capito fin dal primo libro. Nonostante il procedere della lettura, non si arrivava mai al dunque. Ma a me comunque piaceva parecchio. Ho amato tantissimo il primo volume, abbastanza il secondo (che ho trovato molto confusionario), bellissimo il terzo e…sconcertata dal quarto. Non sto dicendo che sia un brutto libro. Ma la Dabos secondo me non aveva la trama bella chiara in testa prima di metterla sulla carta. Ho avuto l’impressione che si sia barcamenata alla meno peggio man mano che procedeva con la scrittura, con ragionamenti complessi e terribilmente prolissi e senza mai venire davvero al dunque. Lo confesso: i vari ragionamenti che stavano dietro l’Altro, il Corno dell’abbondanza, la cristallizzazione e soprattutto dietro ad Elizabeth…ad un certo punto me li sono persi, non sono più stata in grado di seguirli. Idem per il Rovescio. Finale: che vuol dire? Resta l’amaro per una storia d’amore inusuale ma terribilmente potente che poteva essere gestita meglio. Peccato anche aver appiccicato ruoli a personaggi, su cui c’era grandissima aspettativa…e poi vederli svanire. Sinceramente credevo che Vittoria avrebbe avuto un peso maggiore ai fini della trama. E credevo che Terra d’Arco avrebbe avuto maggior spazio. Insomma, spero che la Dabos decida di riprendere in mano questa saga con un quinto volume (ma ha già dichiarato che non lo farà), perchè davvero ha lasciato molte cose in sospeso.

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    • 31 Luglio 2020 in 11:19 am
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      Sono assolutamente d’accordo con te. Nei primi libri si è sempre parlato di terra d’Arco, di quanto fosse bella spaziale e misteriosa e nell’ultimo libro mi ritroco due spiegazioni buttate lì, mi dispiace tantissimo anche per i molti personaggi che sono svaniti così, senza neanche un pò di sentimento. Secondo me la Dabos ha sbagliato a finire con questo libro, secondo me si è ritrovata solo un grande scontento da parte dei lettori anche se ci sono alcuni che ritengono il finale “bellissimo che lascia sognare”. Ma sognare che? Mi lasci in sospeso una storia d’amore non convenzionale (tanto per citare Thorn) stupenda con il mondo che sembra essersi ristabilito in non si sa quale modo, non si sa che cosa fosse la ventiduesima arca ecc… Io con un finale del genere non mi immagino proprio nulla di bello, al massimo riesco a pensare che Ofelia sia riuscita a recuperare Thorn, ma poi basta. Se avesse sviluppato tutto questo in due libri o piú, avrebbe fatto meglio. Davvero un gran peccato.

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      • 1 Agosto 2020 in 3:15 pm
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        Concordo con te Emma! io ero convintissima che Terra d’Arco fosse la soluzione di tutti i misteri, che bisognasse andarci per trovare l’Altro, per capire la vera natura di Eulalia, per approfondire il personaggio di Ildegarda. Ero convinta che l’intera azione del quarto libro si sarebbe svolta in quell’arca. Zero. Poche paginette, per di più mal descritte e senza un vero colpo di scena.
        Mi permetto poi di confessare che il libretto viola è stato una cocente delusione, visto che gli extra sono riportati pari pari all’inizio del quarto libro e di inedito alla fine abbiamo avuto solo i disegni.

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        • 1 Agosto 2020 in 1:20 pm
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          Hai completamente ragione. Nel libricino viola mi aspettavo schizzi dei personaggi, dei luoghi, magari delle bozze dei libri, qualche finale alternativo, il punto di vista dell’autrice sulla costruzione dei personaggi… Il nulla.

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  • 6 Agosto 2020 in 8:34 pm
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    Onestamente ho trovato il quarto libro coinvolgente come i primi tre… se non che ho avuto per tutto il tempo l’impressione che la storia si stesse ripetendo, copiando l’andazzo della prima parte della saga (se non di tutta…): Ofelia viene maltrattata e Thorn sta agendo nell’ombra per il bene superiore. ANCORA. Il contrasto che ho sentito è che come coppia sono evoluti immensamente, ma anche come personalità prese individualmente, mentre la storia non riusciva proprio a stargli dietro. Non ho capito il senso della faccenda della sterilità, non ho capito il senso del lasciarci amare questi due personaggi per poi separarceli, non ho capito il senso dei personaggi secondari buttati a caso ai quali viene poi dato un ruolo importantissimo oppure insignificante, senza una vera via di mezzo. Ma soprattutto, non ho capito il senso del finale aperto: non è affatto un lieto fine, quello che è rimasto alla mia immaginazione è che Ofelia non si darà pace finchè non avrà ritrovato Thorn (cosa che ripete ANCORA una parte di narrazione già vista nella saga). Ofelia ha salvato il mondo quando farlo (almeno secondo la mia percezione) non è mai stata davvero la SUA missione. L’evoluzione che l’aveva resa pronta ad amare Thorn amando sè stessa è poi scivolata come sabbia tra le mani, non riesco ad immaginare uno scenario in cui può godersi la nuova sè senza di Lui. E torno al fatto che per me questo libro è finito infelicemente, con una protagonista infelice privata del suo grande amore, che non si darà pace finchè non lo ritroverà… e se questo è un lieto fine, ho letto finali migliori.
    Ho avuto per quasi tutto il tempo la netta impressione di dove il finale della storia principale volesse andare a parare, intuendolo quasi fosse scontato, ma mescolato in una serie di contorni confusi e spesso inutili. Mi tenevo aggrappata all’idea che come nei libri precedenti, tutto si sarebbe sistemato e i nostri innamorati avrebbero finalmente potuto vivere liberamente il loro amore. E invece, un eterno “chissà”.
    E’ davvero un grosso peccato. Il finale non può rovinare una saga, certo, ma come separare la storia dalla fine?

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    • 6 Agosto 2020 in 9:08 pm
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      Non ho considerato il fatto delle ripetizioni, però per il resto hai totalmente ragione. Questo libro si meritava un finale migliore, io ho sempre pensato che si fosse evoluto in romanzo rosa o cose così e invece è sfumato intorno ad una missione non propriamente dei due amanti, anche perché non si capisce bene perché PROPRIO LORO. Pensavo che sarebbe stato più incentrato sulla loro relazione, oltre alle trame secondarie ecc… Bellissimo e coinvolgente, certo, ma il finale proprio no :c …

      Risposta

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