BLOGTOUR “Ad ogni costo” di Emiliano Reali: presentazione + incipit

Terminiamo la settimana con la presentazione di una novità, il romanzo “Ad ogni costo” di Emiliano Reali (Meridiano Zero, disponibile su Amazon) di cui troverete la prima parte dell’incipit alla fine del post.

Trama – “Ad Ogni Costo” completa la trilogia di Bambi edita Meridiano Zero. Bambi è l’incarnazione di tante cose: il coraggio, la volontà di cambiare e di trasformarsi per migliorare. In questo caso il cambiamento coincide con il ritrovamento di sé e della propria essenza, ed è proprio per questo che Bambi diventa il simbolo dell’Amore con la A maiuscola. Ma non quello delle principesse, perché per Bambi non inizia e non finisce nessuna favola, anzi: lei non aspetta altro che immergersi nella realtà a testa alta, portandosi dietro e addosso tutti i segni della battaglia, di una guerra che ha vinto senza giungere a compromessi. Non è forse quella per se stessi la più alta forma d’Amore, quella da cui possono sgorgare tutte le altre sfaccettature possibili del sentimento più nobile e che Emiliano Reali indaga, analizza, illumina fino ad arrivare al midollo della coscienza umana.

L’autore – Emiliano Reali, romano, scrittore e sceneggiatore. Ha scritto numerosi libri per bambini e fantasy, con regista Maurizio Rigatti la sceneggiature del corto “Santallegria” con Serena Grandi. Nel 2012 pubblica, con il patrocinio di Roma Capitale, i racconti “Sul ciglio del dirupo”, raccolta poi pubblicata in America, presentata alla New York University e all’Ambasciata italiana di Washington. Con Meridiano Zero ha pubblicato la trilogia di Bambi che comprende, oltre “Ad ogni costo”, anche i romanzi “Se Bambi fosse trans?” e “Maschio o femmina?”.

Dalla prefazione di Giulia Ciarapica:

“Emiliano Reali parla direttamente al cuore del lettore, lo scuote, ne turba le emozioni e i pensieri, eppure la sua scrittura non è mai invasiva, anzi, è un tocco delicato e puro, un’arma contundente ma allo stesso tempo soffice”.

Incipit del libro

Un tuono come un intruso, il frastuono attraversa indelicatamente l’essere, il vento fresco che non è parente dell’afa bollente che fino a poche ore prima rimbalzava sul volto ferendolo. Un boato e un altro ancora danzano violenti, come l’ubriaco che si illude di padroneggiare il corpo, tra i rami di ulivo lieti del sopraggiunto moto ad interrompere la secca staticità di un’estate infinita.

Come infinite sono le fiamme che l’uomo tenta senza successo di spegnere, ma che tutto divorano avidamente, nate dall’umana smania di credersi onnipotenti. Alte, bollenti, monumentali e flessibili, in grado di farsi trasportare da un alito demoniaco verso un nuovo banchetto apparecchiato di vita spezzata che verrà ridotta in cenere, cenere che lo stesso vento trasporterà in un’omelia funebre che non avrà termine se non nei cuori dilaniati.

Quell’odore di morte, che da bambino abbinavi al romantico camino di fredde notti invernali o ai divertenti falò per bruciare sterpaglie e rami secchi, ora ti allarma, fa rizzare i sensi per trovare il pericolo, per scoprire se in agguato è pronto a saltarti addosso, e ti riempi di tristezza al pensiero che altri non abbiano avuto scampo. Mattoni come carta si sbriciolano conservando solo l’amaro dei sacrifici affrontati per costruire la tanto desiderata casa, tutte le emozioni che l’avevano animata si sciolgono tra grida e singhiozzi che rimarranno indelebili della mente di chi sopravvive.

Le tartarughe sembrano non gradire il repentino abbassamento di temperatura e manifestano il loro disappunto sotterrandosi quasi completamente, ignorando la lattuga e la mela che a portata di un morso ne sazierebbero la fame. Solo alcuni rettangoli di carapace sbucano tra la corteccia di pino sparsa sul terreno per contrastare la crescita di erbacce mentre la gramigna spavalda non si lascia frenare nell’invasione. I tuoni vengono sostituiti dallo scroscio inatteso, che lava la polvere dalle foglie, che disseta la natura, lucida il verde che sorride agli occhi che riflettono lo stentato tentativo di una rigogliosità che ormai si fa ricordo.

Luana apre le braccia e alza lo sguardo al cielo lasciando che la pioggia le ricopra il volto, che scivoli pulendo, rinnovando, dissetando.

Lo stramonio non ce l’ha fatta, non ha spalancato le trombe per inondare di profumo le serate estive, ma a breve spunteranno piccoli boccioli a ricordare che la vita è più forte e colorerà l’aria di salmone e giallo. L’inverno con un paio di gelate inattese l’aveva bruciato, allo stesso modo dell’avocado, ma entrambi sono sopravvissuti e tentano nuovamente di adattarsi alla mutevolezza, come chi dopo una forte delusione sceglie di fidarsi ancora, di darsi una possibilità, di riporre nel baule dei ricordi il senso di sconfitta e di abbandono.

Non senza timori, incertezze, ma non si può vivere senza respirare e l’amore s’insinua in piccole particelle dentro gli organi, sottopelle, aprendo i pori e amplificando le sensazioni, ridestando la memoria di una delizia che una volta saggiata non si può far a meno di bramare ancora, sperando non si dissolva nell’illusione.

Sprofondata nei baratri più oscuri dove la solitudine ti scaraventa anche se hai tentato di evitarla, costretta a far i conti con ciò che non desiderava scorgere, obbligata in un ruolo distruttivo, dove ci si sfama di briciole, dove si ha l’ombra della relazione che si sogna, i cui confini si dissolvono di giorno in giorno, in balia delle decisioni altrui e della mancanza di rispetto per se stessa.

Lo ha sperimentato visceralmente, grazie a quel dolore ha scorto la donna che ora vuole essere; impavida, non ha consentito al passato di marchiarla, l’ha trasformato in uno strumento per discernere l’errore e tutto ciò che non può nutrirla.

Conseguire la laurea il traguardo atteso, riconoscere in un percorso dapprima obbligato quello che realmente voleva. Ma non in quel modo, non nella maniera che il padre si aspettava.

Il capofamiglia, il ricco, tronfio del potere, del prestigio, dell’immagine proiettata tra i vicoli del paese dove un titolo fa la persona, non poteva immaginare altro futuro: la figlia ne avrebbe raccolto l’eredità, perpetrandone l’esistenza e rendendola immortale con un nipote notaio.

Ma la visione della giurisprudenza di Luana era distante dall’impulso ad accumulare, dalla voglia di rappresentarsi, per lei la conoscenza della legge, consapevolezza acquisita nel corso di studi, era indispensabile per aiutare, liberare, per trovare il proprio scopo attraverso la riconoscenza altrui.  Grazie a lei la gente superava ostacoli e difficoltà che altrimenti li avrebbero schiacciati. Non lo aveva detto subito in famiglia, i genitori si erano cullati dolcemente nella convinzione di una continuità che era sopraggiunta grazie alla toga che faceva risaltare ancor di più il biondo dei capelli.

Non voleva avvelenare la gioia di un traguardo, desiderava godere il più possibile di quella sensazione: lo stupore provato nel portare a termine un cammino talmente complesso che all’origine, dal punto di partenza, non riesci a scorgere la linea d’arrivo. Si era mossa nell’incertezza, aveva boccheggiato tra le difficoltà, aveva sgomitato con l’altra sé che dopo una bocciatura le ripeteva di mollare, e alla fine ce l’aveva fatta.

La seconda parte dell’incipit la trovate sul blog di Elena: eaglegreenleaf.blogspot.it/

CALENDARIO del Blogtour
11 novembre Presentazione del BT
12 novembre Incipit del romanzo: Silenzio sto leggendo! e Ink World
13 novembre Estratto + Intervista: AngelsBookReader e Sara Giorgione
14 novembre Estratto + Focus su “Cos’è l’amore”: Scaffali da riscrivere e Libri riflessi in uno specchio
15 novembre Estratto + Intervista: Bluramona e Living among the books
16 novembre Estratto + Focus sul personaggio di Bambi: Pausa Caffe e La corte di Carta
17. novembre Doppia recensione: La ladra di libri e The Mad Otter
21 novembre Riassunto del Blogtour: Chez Giulia

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