“Case di vetro” di Louise Penny: un giallo avvincente

“Case di vetro” di Louise Penny (Einaudi) è stata una lettura sorprendente. Un giallo avvincente e uno stile di scrittura che diventa sempre più appassionante. Un’autrice assolutamente da attenzionare anche perché adesso sono curiosa di sapere cosa succederà…

TRAMA – Tutti hanno un talento. Quello di Armand Gamache, commissario della Sûreté du Québec, è trovare i criminali. Deciso e sempre misurato, Gamache crede nella legge ma risponde prima di tutto alla propria coscienza. E considera i suoi concittadini gente come lui, da proteggere e rispettare. E talvolta da arrestare.

Armand Gamache era il personaggio di cui avevo bisogno in questo momento in cui concentrarsi sulla lettura non è sempre facile. Il commissario – nato dal talento di Loiuse Penny – in “Case di vetro” sin da subito fa capire al lettore che ha preso delle decisioni difficili, e che sta per giocare una partita decisiva, invitandolo a tenere costantemente l’attenzione alta. 

La trama si snoda su due piani temporali: il presente, in una torrida estate, dentro un’aula di tribunale soffocante, e il passato, l’inverno precedente, a Three Pines, una piccola comunità canadese. La distanza tra i due momenti è continuamente segnata dal cambio di scenario e di clima, e non mancano dei passaggi, magari la fine di un capitolo e l’inizio del successivo, che diventano un piccolo gioco linguistico:

“La neve gli calava sul viso e giù per la nuca… i rivoli d’acqua gli scorrevano sotto il colletto” / “Un sottile velo di sudore bagnava il collo di Gamache e gli impregnava la camicia”.

Dopo aver terminato il libro ho capito perché nella trama fornita dalla casa editrice in pratica non si evince nulla. Ebbene, parlare di qualsiasi cosa sarebbe un peccato, proprio perché ho avuto modo di gustarmi ogni piccola scoperta all’interno della trama.

Posso dirvi che in “Case di vetro” si comincia con un omicidio e che, in alcuni passaggi, non mancheranno i brividi.

Il terrore non stava nel gesto, ma nella minaccia. Nel presagio. La porta chiusa. Il rumore nella notte. L’ombra fuggevole di un intruso. A cose fatte, il gesto di terrore generava sgomento, disperazione, dolore, rabbia, sete di vendetta. Ma il terrore in sé scaturiva dall’incertezza del futuro.

Come nel più classico dei gialli, la risoluzione arriverà piano piano, la trama si arricchirà capitolo dopo capitolo, ma a reggerla sarà anche un’altra vicenda che coinvolge il commissario. La sua sfida. Il suo punto di non ritorno.

Ci sono alcune parole chiave che tornano spesso all’interno del romanzo e che ne danno la giusta comprensione. Le prime due sono “apparenza” e “illusione”. Sappiamo che in un giallo le cose non sono mai come sembrano, ma qui l’apparenza non riguarda solo le situazioni, ma soprattutto, le persone. Sin da subito Louise Penny gioca sulle sfaccettature dell’animo umano, descrivendo i personaggi per poi svelarne, pagina dopo pagina i loro lati oscuri, abilmente (o meno) celati. Significativo è un passaggio, verso la fine di “Case di vetro“, in cui il primo ministro osserva Armand Gamache, capendo che non lo avrebbe più guardato con gli stessi occhi.

Un’altra parola che ritorna è “confine”. Il confine fisico, che delimita, ma anche quello morale, che mette distanza, che separa. Bene/Male. Giusto/Sbagliato. Ma in quali casi il confine è netto e in quali invece la traccia è così debole che non si riesce più a distinguere? E cosa significa superare un confine? Uno di quelli che rappresentano un punto saldo della nostra vita, su cui abbiamo costruito una carriera? 

Il commissario Gamache si troverà spesso a doversi fare delle domande scomode, trovando conforto in un quaderno dentro il quale butterà i suoi pensieri, e nelle poche persone fidate con le quali ha scelto di condividere un piano rischioso. 

Non sarà facile e non mancherà una costante apprensione, specie nella parte centrale di “Case di vetro“. Merito dello stile dell’autrice che mi ha davvero coinvolta, facendomi immergere del tutto nella storia.  

Una delle cose che più mi sono piaciute, all’interno della narrazione, è il modo il cui Lousie Penny descrive il suo commissario. Lo fa con una cura e un’eleganza rare in libri di questo genere e lo fa attraverso i punti di vista di diversi personaggi, il che gli restituisce una visuale a tutto tondo molto interessante. 

Einaudi ha già pubblicato un altro romanzo di questa autrice con lo stesso protagonista e io, senza dubbio, continuerò la serie. Ci tengo a dire che entrambe le indagini in questo romanzo vengono chiuse, da quel punto di vista è autoconclusivo, ma io sono curiosa di sapere cosa succederà dopo…

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