“Mi innamoravo di tutto” di Stefano Zorba: Coda di Lupo non è un eroe, solo “un cittadino incazzato”

(Recensione e foto di Azzurra Sichera)

“Mi innamoravo di tutto” di Stefano Zorba (Edizioni AlterNative) non è un romanzo facile e non ha pretese di esserlo. Non è “facile” nei contenuti perché molto spesso preferiamo girarci dall’altra parte piuttosto che guardare veramente.

Siamo nel 2031, Coda di Lupo, un dissidente, un attivista, un cittadino incazzato, viene catturato dalla “cerchia segreta dei servizi segreti” e torturato con una brutalità che non può lasciare il lettore indifferente (un plauso all’autore per le sue capacità descrittive). Coda di Lupo, di cui non sapremo mai il nome vero, a 18 anni era solo un ragazzino incazzato. Sapeva bene che “le lotte dal basso sono e saranno senza speranza” ma si chiede: “Come è possibile restare a guardare?”.

Già, come è possibile? Me lo sono chiesta leggendo questo romanzo, così schietto e sincero, così realista da fare male. Me lo sono chiesta perché nemmeno io mi definisco un eroe ma non sono mai stata così incazzata da pensare che valeva la pena morire per provare a cambiare le cose.

Coda di Lupo mi ha anche spiegato perché io mi sentissi diversa:

Ci sono semplicemente persone che stanno male a essere indifferenti e silenziose mentre il mondo gli crolla addosso. (…) Quello che muove questa gente è lo stare bene nel lottare. Nel non restare con le mani in mano. Ci sono persone che sono felici soltanto quando reagiscono a una carica di polizia. O quando urlano slogan in un presidio. O quando partecipano a un’assemblea e gli sembra di aver contribuito, anche se in minima parte, a decisioni che cambieranno una piccola porzione di mondo. E non sono pazzi. Hanno soltanto bisogni diversi.

Ha un bisogno Coda di Lupo, ha bisogno di sfuggire a certe dinamiche, di sentirsi parte di un qualcosa, di lottare per ottenere un riconoscimento, di credere che può fare la differenza. Anche se sa di andare incontro alla morte. Anche se sa che questa sua scelta non prevede il lieto fine.

“Tutti fingiamo di essere persone che non siamo”, dice a un certo punto Coda di Lupo al suo aguzzino. Beh, forse ha ragione ma credo che sia stato troppo severo con se stesso nel non essersi preso il merito di aver provato ad assecondare la sua natura. Vorrei dire a Coda di Lupo che lui mi è sembrato più vero di molti presunti tali che si incontrano per strada. Anche se non conosco il suo nome, so chi era. E questo mi basta.

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