“Non ditelo allo scrittore” di Alice Basso: se non conoscete Vani Sarca, dovete rimediare al più presto!

“Non ditelo allo scrittore” di Alice Basso (Garzanti) è uno di quei libri che vuoi finire, ma che vorresti non finisca mai. Perché vuoi sapere se tra Vani e Berganza succede (finalmente!) qualcosa, ma per la tua stabilità emotiva preferisci anche non sapere. Allora lo apri, leggi un paio di capitoli, poi lo richiudi, poi maledici un telefono che squilla e ti alzi dal divano, poi lo riprendi, non capisci perché Vani sia così intelligente ma capisce al volo solo le cose che non la riguardano, ti innervosisci, respiri, provi ad andare avanti fino a che non maledici anche Rovato e la sua mancanza di tatto. Nei nostri confronti, ovviamente.

Sì lo so, sembra che sto delirando. Ok, non sembra, sto delirando. Perché la verità è che Alice Basso ci ha in qualche modo drogati, ci ha reso dipendenti dai suoi protagonisti e il fatto che passi UN ANNO tra un libro e un altro è una lenta agonia che mi fa uscire di testa. E con questo suo terzo libro mi ha definitivamente messa ko. Stesa, asfaltata, fate voi.

Perché se è vero che Vani vive di parole, le più belle questa volta le ha trovate il commissario Berganza, che mannaggia a lui mi ha fatto commuovere. Tutti e due mi hanno fatto scendere la lacrimuccia e per questo motivo la dark lady che tanto amiamo si becca una foto di copertina a questa recensione piena di cuori rosa.

TRAMA – A Vani basta notare un tic, una lieve flessione della voce, uno strano modo di camminare per sapere cosa c’è nella testa delle persone. Una empatia innata che Vani mal sopporta, visto il suo odio per qualunque essere vivente le stia intorno. Una capacità speciale che però è fondamentale nel suo mestiere. Perché Vani è una ghostwriter. Presta le sue parole ad autori che in realtà non hanno scritto i loro libri. Si mette nei loro panni. Un lavoro complicato di cui non può parlare con nessuno. Solo il suo capo sa bene qual è ruolo di Vani nella casa editrice. E sa bene che il compito che le ha affidato è più di una sfida: deve scovare un suo simile, un altro ghostwriter che si cela dietro uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana. Solo Vani può trovarlo, seguendo il suo intuito che non l’abbandona mai. Solo lei può farlo uscire dall’ombra. Ma per renderlo un comunicatore perfetto, lei che ama solo la compagnia dei suoi libri e veste sempre di nero, ha bisogno del fascino ammaliatore di Riccardo. Lo stesso scrittore che le ha spezzato il cuore, che ora è pronto a tutto per riconquistarla. Vani deve stare attenta a non lasciarsi incantare dai suoi gesti. Eppure ha ben altro a cui pensare. Il commissario Berganza, con cui collabora, è sicuro che lei sia l’unica a poter scoprire come un boss della malavita agli arresti domiciliari riesca comunque a guidare i suoi traffici. Come è sicuro che sia arrivato il momento di mettere tutte le carte in tavola con Vani. Con nessun’altra donna riuscirà mai a parlare di Chandler, Agatha Christie e Simenon come con lei. E quando la vita del commissario è in pericolo, Vani rischia tutto per salvarlo. Senza sapere come mai l’abbia fatto. Forse perché, come ha imparato leggendo La lettera scarlatta e Cyrano de Bergerac, ogni uomo aspira a qualcosa di più grande, che rompa ogni schema della razionalità e della logica.

Non posso dirvi che piacere è stato ritrovare la scrittura di Alice Basso e tutti i suoi personaggi. Inutile che vi dica che se non avete letto i suoi libri dovete rimediare al più presto. Ha ragione quel presuntuoso di Riccardo quando dice che tutti finiscono di innamorarsi di Vani: il suo look da pipistrello, la sua battutaccia sempre pronta, i suoi modi ostili potrebbero far sì che la gente le stia alla larga, ma non è così. Vani è speciale, e affascina non c’è niente da fare.

In questo terzo libro l’autrice ci svela qualcosa in più di lei, raccontandoci degli episodi della sua adolescenza, di quegli anni in cui inizi a definire te stesso (o almeno ci provi), se sei fortunato ti imbatti in qualcuno più grande, come il professore Reale (ad avercene di insegnanti così!), che ti apre la mente e il cuore, cominci a capire cosa vuoi e cosa non vuoi. Anche se quella, è una strada lunga da percorrere. “Sei inquieta e instabile e hai l’aria di sapere benissimo cosa non vuoi, ma di non saper decidere dove andarti a cercare la tua felicità”, le dice a un certo punto Morgana, la ragazzina che le vuole bene in modo incondizionato (e anche in questo caso, ad avercene di adolescenti così!).

Che poi quello che Vani sta cercando è quello che cerchiamo tutti. Il nostro posto, la nostra meta, le braccia entro le quali perderci, il luogo dove non ci sentiamo a disagio.

Sospira come un non fumatore, poi fa la cosa che da che mondo è mondo mi lascia più destabilizzata. Mi tocca. Allunga una mano e mi prende il viso, appena sotto l’orecchio. Una via di mezzo fra una carezza e un modo per sollevarmi il mento e guardarmi meglio. Sento tutto il sangue del corpo affluirmi alla faccia. Sul serio. Mi sanguinerà il naso e mi andranno in cancrena i piedi.

Ovviamente il finale ce lo siamo sudato tutto, pagina dopo pagina. Perché come dicevo prima, Vani è una specie di genio ma quando si tratta di capire cosa prova, o cosa le sta succedendo ha la stessa elasticità mentale di una di quelle macchinette per i numeri che si trovano al reparto salumeria.

«E comunque dovrebbe essere grato che ci fossi.»
«Sì, lo so. E sì, lo sono. Sono molto, molto grato, che lei ci sia.»
«Sì, lo so.»
«No che non lo sa, Sarca.»

Sarca non lo sa, ma ci arriverà in una sorta di doppia epifania consumata su un pianerottolo forse un po’ troppo affollato ma talmente perfetto da risultare magico. E le parole del commissario mi hanno davvero sciolta.

Ah, ovviamente, in tutto questo, nel libro c’è un indagine da risolvere, una rapimento molto pericoloso, un ghostwriter che non riesce a parlare con qualcuno senza offenderlo, un bestseller, Riccardo che torna alla carica, Irma in tutta la sua verve, madre Sarca, canzoni da scrivere, Ofelia e la sua simpatia… un sacco di roba insomma. Ma vi ho già detto che Berganza mi ha fatto commuovere?

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Un pensiero riguardo ““Non ditelo allo scrittore” di Alice Basso: se non conoscete Vani Sarca, dovete rimediare al più presto!

  • 20 agosto 2017 in 10:17 pm
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    Dall’altro lato c’ Torino, la cornice ideale per una storia che non potrebbe avere nessun altro sfondo, come ha giustamente affermato la Basso nella presentazione del 19 maggio.

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