“Il priorato dell’albero della arance” di Samantha Shannon: straordinario!

Con “Il priorato dell’albero delle arance” (Oscar Mondadori) posso affermare di aver chiuso l’anno con una lettura incredibile. Maestoso, imponente, straordinario, mi ha coinvolta molto di più di quanto mi aspettassi e sono curiosa di scoprire cosa ha in serbo per noi questa autrice…

TRAMA – La Casata di Berethnet ha regnato sul Reginato di Inys per mille anni. Ora però sembra destinata a estinguersi: la regina Sabran Nona non si è ancora sposata, ma per proteggere il reame dovrà dare alla luce una figlia, un’erede. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell’ombra e i tagliagole inviati a ucciderla da misteriosi nemici si fanno sempre più vicini. A vegliare segretamente su Sabran c’è però Ead Duryan: non appartiene all’ambiente della corte e, anche se è stata istruita per diventare una perfetta dama di compagnia, è in realtà l’adepta di una società segreta e, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys. Al di là dell’Abisso, in Oriente, Tané studia per diventare cavaliere di draghi sin da quando era bambina. Ma ora si trova a dover compiere una scelta che potrebbe cambiare per sempre la sua vita. In tutto ciò, mentre Oriente e Occidente, da tempo divisi, si ostinano a rifiutare un negoziato, le forze del caos si risvegliano dal loro lungo sonno.

Con un libro così complesso come “Il priorato dell’albero delle arance” è quasi impossibile parlarvi della trama. Ci sono talmente tanti capovolgimenti, intrighi, relazioni e personaggi che sarebbe impensabile farvi capire qualcosa in poche righe. Preferisco, come faccio sempre del resto, concentrarmi sui punti di forza e/o di debolezza del romanzo.

Senza dubbio, tra i primi c’è l’intreccio. All’inizio farete fatica, come spesso succede con i fantasy imponenti, ma non dovete farvi scoraggiare. Ci sono moltissimi luoghi da memorizzare (le mappe sono fondamentali!), intrecci, usanze, lingue, ma quando entrerete nel mondo immaginato da Samantha Shannon farete fatica a staccarvene. E la mole del romanzo non sarà minimamente un problema.

Anche perché la scrittura dell’autrice è così fluida, scorrevole e accattivante che andrete avanti quasi senza nemmeno accorgervene. Amerete le descrizioni dei luoghi e dei personaggi, soprattutto quelle dei draghi, e alla fine, probabilmente, ne vorrete ancora un po’.

Ne “Il priorato dell’albero delle arance” succede davvero di tutto. Regni in pericolo, vendette, amori segreti, giochi di potere, religioni in conflitto, magia, draghi e cavalieri, antiche leggende, indovinelli, e una minaccia su tutte: il ritorno del Senza Nome.

Credo che al di là della maestosità della trama concepita dall’autrice, ci siano una serie di messaggi importanti all’interno del romanzo che non devono essere trascurati. Quello che più mi ha colpito è la necessità di superare le barriere e le differenze per sconfiggere il male, il bisogno di essere uniti per riportare la pace. L’esigenza di andare oltre i pregiudizi e le convinzioni radicate per trovare l’equilibro insieme agli altri, al diverso da noi.

È al giovanissimo Thim, un personaggio più che secondario, che l’autrice affida una delle battute a mio avviso più significative: «Forse dovresti farti una domanda diversa, onorevole Miduchi. Il mondo non sarebbe un posto migliore se fossimo tutti uguali?». Tané si accorge di non avere la risposta – e se non l’ha lei, figuratevi io! – però penso sia un bellissimo lascito che ci consegna questo romanzo e su cui non dovremmo mai smettere di riflettere.

E che dirvi, quindi, dei personaggi? “Il priorato dell’albero delle arance” è senza dubbio un fantasy al femminile, dove le protagoniste sono donne forti con caratteri complessi. Ognuna, da Sabran a Ead, passando per Tané che mi ha colpita moltissimo, ha un mondo interiore unico e l’autrice è stata bravissima nel caratterizzarle e nel farcele scoprire man mano che si va avanti nella lettura.

Una lettura che diventa sempre più appassionante e che vi condurrà alla fine con un carico di aspettative. Forse, proprio per questo crescendo, l’unica pecca del romanzo a mio avviso è nei capitoli finali. La battaglia conclusiva non è stata epica come me l’ero immaginata. Tutto si risolve un po’ troppo in fretta ed è spiazzante perché l’autrice per tutto il romanzo ci ha abituato a descrizioni avvolgenti e piene di dettagli. Sul finire è come se avesse cambiato marcia.

Su un momento in particolare mi sarei aspettata di più, ma comunque questo nulla toglie alla bellezza del libro. Ad ogni modo, le ultimissime battute chiudono gli eventi narrati ma aprono degli spiragli per ulteriori storie.

Qualcosina rimane in sospeso e io sono molto curiosa di sapere cosa potrebbe succedere… Che l’autrice abbia in programma di narrare ancora di questi personaggi? Non so voi, ma io ci spero!

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