“Il giardino perduto” di Helen Humphreys: un libro dalla prosa delicata e commovente

“Il giardino perduto” di Helen Humphreys (Playground) è un libro dalla prosa delicata e infinitamente triste. Quando riesci a scorgere della bellezza, l’autrice è pronta a rubartela in un soffio. Veloce, come quel “fantasma” che a Mosel ruba tutte le galline.

TRAMA  – 1941. la Seconda Guerra Mondiale imperversa in Europa, e l’Inghilterra è il bersaglio dei micidiali bombardamenti degli Stukas tedeschi. Gwen Davis decide di lasciare Londra e il suo lavoro alla Royal Horticultural Society per entrare a far parte del Land Army, un corpo paramilitare incaricato di coltivare la terra per meglio sostenere lo sforzo bellico. Dirigerà una squadra di sette Land Girl, agricoltrici volontarie, in una tenuta della campagna del Devon. L’arrivo nella tenuta di Mosel riserverà da subito a Gwen numerose sorprese. Innanzitutto la presenza di un reggimento di soldati canadesi in attesa di essere inviati sul fronte europeo, alloggiati nella villa padronale e guidati da un giovane e affascinante capitano, Raley. Quindi l’ostilità delle Land Girl, riluttanti ad accettare la sua autorità, e al contrario, devote alla più grande di loro, Jane, una ragazza orgogliosa, ma fragile, reduce da un esaurimento nervoso e in attesa del fidanzato “disperso in guerra”. Infine, la scoperta, tra gli orti e i frutteti abbandonati, di un giardino nascosto, che Gwen decide di voler decifrare, intimamente convinta che contenga un messaggio d’amore misterioso. Donna solitaria, prudente, segnata dal difficile rapporto con la madre, Gwen troverà grazie all’incontro con il capitano Raley e con la tormentata Jane, la forza di osare, di inseguire i propri desideri e di affrontare l’amore, incarnato dal misterioso giardino perduto.

Andando in giro per la tenuta di Mosel, Gnew scopre un giardino segreto. Non è segnato nell’antica pianta di Mosel, chiunque l’abbia creato “l’ha fatto tra il 1900 e il 1916, quando la tenuta ha perso tutti i suoi giardinieri per colpa della guerra”.

Più tempo trascorro in questo giardino, più mi rendo conto della cura con cui è stato pianificato. Se non fossero collegate da una categoria emotiva, queste piante non sarebbero mai state messe insieme. Non è una combinazione esteticamente gradevole. Questo giardino, però, non è stato creato per gli occhi. Ma per il cuore. 

Più si prende cura di quel giardino e più si convince che era lì per essere trovato da lei. Più lo scopre e meno riesce a comprenderlo, fino a quando non inizierà a viverlo.

È un giardino dedicato all’amore che attraversa tra momenti, desiderio, perdita e fedeltà. Li ha vissuti sulla sua pelle chi l’ha pianificato, lo vivrà a suo modo Gwen che in più di un’occasione ripete di sentire che la sua storia è già stata raccontata e che è piombata nelle “falle aperte del passato”.

Ma siamo davvero sicuri che Gwen “osa” e “affronti” l’amore? Per come la vedo io, sua madre l’ha resa del tutto incapace di amare e questa sua confusione deriva dal rifiuto materno, da quella mamma bella che non la voleva in casa perché le ricordava tutto ciò che le aveva sottratto venendo al mondo.

Perché il segreto del capitano Raley io l’avevo capito sin da quando ha parlato una delle prime volte, così come su Jane era facile fare delle previsioni. Ecco, probabilmente questo romanzo non è triste per il contesto, anche se non ci può essere nulla di più terribile della guerra; non è triste per la sorte di alcuni personaggi, che è facile metterla in conto; ma è triste perché è Gwen a esserlo.

La sua malinconia, la sua solitudine, la sua smania, i suoi impulsi negati, i suoi rimorsi, i suoi rimpianti, il suo sentirsi inadeguata, non meritevole di attenzioni o di cura, il suo non sentirsi all’altezza, bruttina e quasi inutile, entra sotto la pelle del lettore. Ogni emozione che vive Gwen, anche la più fulminia in un capitolo che magari è di sole due pagine, è talmente vivida da rimanere impressa.

Cara Gwen, mi dispiace. Mi dispiace che tu non abbia vissuto come sarebbe giusto fare, pienamente. Sapevi riconoscere la bellezza ma non l’hai mai posseduta, avevi tantissimo amore da dare ma l’hai donato per davvero solo ai tuoi fiori, e alle pagine di Gita al faro. Probabilmente non avevi molte altre scelte e ho davvero ammirato la tua forza d’animo e la tua fedeltà coraggiosa. Conoscerti è stato molto bello.

Tutti pensano che i giardini continuano a crescere, che in inverno dormano e in primavere si risveglino. Ma è piuttosto un costante morire e risorgere, morire e risorgere. Si perdono. Si cercano.
Ogni storia parla di morte. Ma forse, se siamo fortunati, la nostra storia di morte è anche una storia d’amore. 
E questo è quel che ricordavo dell’amore. 

 

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