“La setta dei golosi” di Giuseppe Pederiali: vorreste sapere gli ingrediente della Sublime ricetta?

Recensione e foto di Azzurra Sichera

C’è davvero di tutto nel libro “La setta dei golosi” di Giuseppe Pereriali (Garzanti). C’è la cucina, che spazia dalla tradizione emiliana a alla cucina molecolare, passando per vini e piatti francesi; c’è il mito, la leggenda, che affonda le sue radici nell’Olimpo di Zeus; ci sono omicidi dettati da moventi meno nobili di quanto si possa immaginare e una sete di potere fin troppo reale e difficile da mandar giù. E poi c’è l’amore, l’ingrediente più importanti di tutti.

TRAMA – Da sempre la cucina è la più grande passione di Matilde, una passione tramandata in famiglia: il nonno aveva una trattoria e un avo era un celebre cuoco degli Estensi. Da loro Matilde ha ereditato l’amore per il cibo che prepara, gusta e serve ai suoi clienti dell’Osteria della Fola. La sua vita tranquilla cambia il giorno in cui per caso incontra Jacopo, un vagabondo sbucato come un fantasma dalla nebbia che avvolge Ferrara. Matilde sente di potersi fidare di lui e lo accoglie nel suo ristorante, dove, vedendolo a suo agio tra spezie e tortellini, scopre il suo dono: è un brillante cuoco. Il suo modo di cucinare è unico al mondo. Conosce le più antiche tradizioni culinarie e gli ingredienti perfetti per esaltare ogni manicaretto. I due cominciano a lavorare insieme, per il successo dell’osteria e la felicità di Matilde. Eppure all’improvviso qualcosa minaccia quest’armonia: due amici di Matilde, un noto giornalista-gourmet e un anziano cuoco, muoiono tragicamente dando il via a una macabra serie di delitti orchestrati da un’oscura società segreta. La setta dei Golosi è disposta a tutto per raggiungere il suo scopo: trovare chi custodisce la Sublime ricetta, che secondo la leggenda sa regalare l’immortalità. Nessuno chef è più al sicuro. Perché, come accade nella vita, anche in cucina arriva il momento in cui non è più possibile tenere nascosti i propri segreti.

La trama che ci viene fornita secondo me non rende del tutto giustizia a questo libro, e devo dire che comunque sarebbe stato difficile scrivere un risvolto di copertina che contenesse tutti gli elementi del romanzo. A mio modesto parere, Matilde non può assumere il ruolo di protagonista del libro, sebbene è anche grazie a lei che proviamo a tenere le redini dell’intricata matassa.

Sono rimasta ugualmente affascinata da un personaggio come Susanna, la sua forza d’animo, la sua leggerezza e il suo amore mi hanno davvero colpita. Purtroppo non posso dirvi molto di più, dato che la ritengo una figura chiave all’interno della narrazione, ma sono sicura che molti l’hanno trovata, o la troveranno, irresistibile. Così come “detestabile” sarà il termine più carino che vi ritroverete a usare per definire la Signora del vino…

Non conoscevo i lavori di Giuseppe Pederiali e devo dire che sono rimasta ammaliata dalla cura del dettaglio, dalla sua profonda conoscenza delle tradizioni emiliane, della storia culinaria del nostro Paese e non solo. Non sono una grande appassionata di storia, ma sono certa che una cosa sia rimasta immutata nei secoli: le decisioni più importanti, come dice Matilde, sono state prese e si continuano a prendere tenendo i piedi sotto una tavola apparecchiata.

Un’intera riflessione a parte andrebbe fatta sul tema del “potere”. Su una cosa l’autore ha perfettamente ragione: i potenti di oggi si credono dei semidei e più potere hanno, più ne vogliono, illudendosi che è lì che si annida la felicità. Un plauso doppio a Pederiali per aver scritto che la loro smania è inutile, che affannarsi non serve a niente, se si è aridi di cuore. Ogni cosa, persino l’immortalità, impallidisce davanti al vero amore.

Un libro da gustare, un romanzo che può sembrare leggero ma che per certi versi potreste far fatica a digerire se saprete cogliere i messaggi che si nascondono tra le righe. L’unica cosa che mi è dispiaciuta è stata la brevità dell’ultimo capitolo, mi sono rimaste in sospeso un sacco di domande sui protagonisti del libro a mesi di distanza dalla conclusione della rocambolesca serie di eventi! Una su tutte: Matilde e il commissario si sposano???

Vi lascio con una delle battute che mi ha fatto più sorridere:

Un delitto d’onore in Emilia? Non mi suona bene. Qui abbiamo più golosi che gelosi. 

 

 

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