“Il maestro delle ombre” di Donato Carrisi: Roma non vi sembrerà più la stessa

(Recensione e foto di Azzurra Sichera)

Donato Carrisi con “Il maestro delle ombre” (Longanesi) si conferma re italiano del thriller. Nella nota dell’autore si legge:

Un proverbio usato in tutto il mondo, ma di cui si ignora la paternità, recita che “Roma non è stata fatta in un giorno”. Tuttavia ho scoperto che per distruggerla ci vuole anche molto meno.

Ecco, io sono convinta che dopo aver letto questo libro non potrò più guardare Roma con gli stessi occhi, e quasi sicuramente mi sarà difficile passeggiare dopo il tramonto senza guardare continuamente dietro di me. Sono pienamente d’accordo con Sandra quando dice che “Roma avrebbe dovuto essere un grande museo, preservato con rigore incontaminato da qualsiasi ingerenza moderna. Il fatto che invece in quel museo ci vivessero milioni di persone le sembrava semplicemente assurdo”. Confermo, anche a me sembra assurdo ogni volta che ci vado. Ma procediamo con ordine, partendo dalla trama.

Una tempesta senza precedenti si abbatte sulla capitale con ferocia inaudita. Quando un fulmine colpisce una delle centrali elettriche, alle autorità non resta che imporre un blackout totale di ventiquattro ore, per riparare l’avaria. Le ombre tornano a invadere Roma. Sono passati cinque secoli dalla misteriosa bolla di papa Leone X secondo cui la città non avrebbe «mai mai mai» dovuto rimanere al buio. Nel caos e nel panico che segue, un’ombra più scura di ogni altra si muove silenziosa per la città lasciando una scia di morti… e di indizi.
Tracce che soltanto Marcus, cacciatore del buio addestrato a riconoscere le anomalie sulle scene del crimine, può interpretare. Perché Marcus è sì un prete, ma appartiene a uno degli ordini più antichi e segreti della Chiesa: la Santa Penitenzieria Apostolica, conosciuta anche come il tribunale delle anime. Ma il penitenziere ha perso la sua arma più preziosa: la memoria. Non ricorda nulla dei suoi ultimi giorni, e questo dà un enorme vantaggio all’assassino.
Soltanto Sandra Vega, ex fotorilevatrice della Scientifica, può aiutarlo nella sua caccia. Sandra è l’unica a conoscere il segreto di Marcus, ma ha sofferto troppe perdite nella sua vita per riuscire ad affrontare nuovamente il male. Eppure, qualcosa la costringe a essere coinvolta suo malgrado in questa indagine…
Ma il tramonto è sempre più vicino, e il buio è un confine oltre il quale resta soltanto l’abisso.

Donato Carrisi ci fornisce nei suoi libri sempre qualche spunto su cui riflettere. Con “Il maestro delle ombre” è inevitabile pensare a quanto siamo influenzati e condizionati dalla tecnologia: vi immaginate un giorno intero di blackout? Un giorno intero senza internet? Probabilmente no, perché ha ragione Vitali quando dice che siamo “sottomessi”:

La popolazione era inerme. Era la dittatura della tecnologia, pensò Vitali. La gente ne stava sperimentando le conseguenze. Ti rende l’esistenza più facile ma, in cambio, ti sottomette. Credi di averne il controllo, invece ne sei schiavo. Adesso erano liberi. Ma la libertà li spaventava. Non sapevano gestire la nuova situazione, e così diventavano un pericolo gli uni per gli altri.

Un pericolo gli uni per gli altri. Dopo il tramonto, in questa Roma colpita da un’incessante pioggia e finita al buio, succede davvero di tutto. Ovviamente la bravura di Carrisi sta nel far rimanere il lettore sempre con il dubbio (perché il dubbio ti viene, anche se non ci vuoi credere fino alla fine), consegnandogli brutture, nefandezze, omicidi terribili, indizi, scenari raccapriccianti e una preoccupazione costante che non sparirà nemmeno nel finale.

Purtroppo non posso anticiparvi nulla ma sappiate che sono un po’ in apprensione e vorrei fare un sacco di domande all’autore. So già che bisognerà solo attendere e che mi risponderà con i prossimi libri. Ho avuto la fortuna di sentire Carrisi durante un incontro al Salone del Libro e quello che voglio sottolineare è il lavoro di ricerca che c’è dietro un libro del genere. L’autore, sempre nella nota, parla di un intero anno: questo solo per dire che non ci si può improvvisare scrittori. Scrittori di thriller, ancora meno. Su questo punto sono sempre stata molto categorica.

Chiudo con una bellissima riflessione di Sandra verso la fine del libro, ma ancora prima di sapere la verità.

La vita aveva bisogno di distruzione per andare avanti. L’esistenza è una catena di eventi e se non si impara ad accettare quelli dolorosi non si ottiene alcuna felicità come ricompensa. Ecco perché adesso le luci di Roma sembravano essere accese solo per lei. 

Dato che è la vigilia di Natale, vi auguro di potervi sentire così, di avere, come dice Sandra, “serenità nel cuore”, e di pensare che tutte quelle luci siano accese per voi. Per voi soltanto.

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