Questa volta leggo: “Il porto dei sogni incrociati” di Björn Larsson

Nuovo appuntamento con la rubrica “Questa volta leggo“, nata da un’idea di Chiara (La lettrice sulle nuvole), Laura (La Libridinosa) e Dolci (Le mie ossessioni librose). Il tema di questo mese è “Un libro di un autore che non ho mai letto” e io ho scelto “Il porto dei sogni incrociati” di Björn Larsson (Iperborea).

TRAMA – “Un venditore ambulante di sogni”, così si definisce Marcel, il capitano di lungo corso che, manovrando la sua nave tra le tempeste con la stessa eleganza con cui fa rotta tra gli incontri della vita, passa nel suo perenne errare di porto in porto perturbando cuori e destini. Quattro sono i porti in cui Marcel fa scalo, e quattro i personaggi che vengono calamitati dal fascino della sua insostenibile leggerezza: la giovane Rosa Moreno, che vegeta in un caffè sulle coste della Galizia, madame Le Grand, che raccoglie in un archivio le vite dei marinai sbarcati nel suo porto bretone, Peter Sympson, gioielliere irlandese che usa le pietre preziose come parametro della realtà, e Jacob Nielsen, ex ingegnere informatico che cerca di lasciare una traccia di sé su tutti i computer del mondo. Quattro esistenze ancorate alla solitudine, che hanno in comune l’insofferenza per la propria condizione e l’intensità dei loro sogni, e a cui l’incontro con Marcel dà la spinta per “alzare le vele e prendere i venti del destino”. È nei porti, non più sugli oceani solcati dai pirati, che si svolge questo nuovo romanzo di Larsson, ambientato in un tempo che è il nostro, ma costruito con i ritmi da ballata delle ballate dei marinai. I porti come luoghi del possibile, al confine tra la terra e la sterminata libertà del mare, dove il capitano, come lo scrittore, passa accendendo i sogni e la fantasia, spingendo a salpare per la fluida intensità della vita.

Terminata la lettura de “Il porto dei sogni incrociati“, i pensieri nella mia testa si accavallano veloci, ho quella sensazione di aver colto e fatta mia ogni parola che ha scritto l’autore, mi sento piena, non so come spiegarvelo altrimenti. Adesso faccio qualche bel respiro profondo e provo a mettere un po’ di ordine tra le emozioni e le sensazioni di fine lettura.

Comincio col dirvi che Larsson ha strutturato il libro seguendo un preciso schema che mi è apparso chiaro solo alla fine del romanzo, quando ho fatto un passo indietro e ho rivisto tutto nell’insieme. Ha costruito due microcosmi che alla fine rappresentano due visioni del mondo, due modi di vivere, raccontandoci di quattro personaggi di terra e di quattro uomini di mare, che ruotano attorno ad un unico perno, il capitano Marcel.

Quando Marcel viene presentato all’inizio de “Il porto dei sogni incrociati” – ma anche leggendo la trama dove si definisce un “venditore ambulante di sogni” – in me ha iniziato a delinearsi un personaggio specifico. Gli avevo affibbiato dei contorni magici, un’aura di mistero, anche sollecitata da ciò che scaturiva negli altri il suo sorriso. Ma dopo, dalla seconda metà del libro in poi, mi sono dovuta ricredere: Marcel è umano, ha capito quali sono i suoi bisogni e non si fa scrupoli a essere egoista pur di perseguirli.

Gli esseri umani mi interessano, hai ragione. Sono curioso di sapere come prendono la vita. Ma questo non vuol dire che voglio averli tra i piedi dalla mattina alla sera.

Marcel rimane un personaggio unico – “Unico tra tutti loro, osava vivere come se avesse una sola vita” – e di grande fascino non solo per i membri del suo equipaggio, ma anche per gli uomini e le donne che incontra nei porti in cui fa scalo. In modo particolare il romanzo racconta le esistenze di quattro persone molto diverse tra loro ma con le stesse inquietudini, con la stessa paura di vivere e di essere dimenticate al loro passaggio. Hanno tutti sogni “alti”, che però dovranno presto fare i conti con la vita.

Contrapposti ai loro, ci sono i sogni più “concreti” dei marinai: un’auto di lusso, la vittoria della squadra del cuore, la pensione… La dualità tra sogno e realtà è pienamente espressa attraverso questo meccanismo di contrapposizione perfettamente studiato dall’autore, e si risolverà solo nel finale, quando questi due mondi vivranno insieme per un breve periodo, per poi perdere il loro unico punto di incontro.

Il porto dei sogni incrociati” a inizio lettura non mi aveva incuriosita particolarmente, facevo addirittura fatica a distinguere i personaggi. Ma è stata una sensazione passeggera perché i capitoli brevi, l’alternanza che viene scandita sempre uguale e la descrizione di ogni personaggio che prende sempre più forma andando avanti, mi hanno dato il via per divorare il resto del romanzo.

Mi sono piaciute tantissimo le parti in cui vengono raccontati i paesaggi, così come quelle in cui l’autore narra tutto ciò che ruota attorno al mare e alla navigazione, che non sono mai state un riempitivo. Ho trovato ogni cosa funzionale, metaforica, ma non per questo pesante, anzi. L’autore ci ha raccontato una storia densa, che ha avuto presa su di me in un crescendo, ma che ha assunto davvero tutti i contorni solo quando ho terminato il romanzo.

Credo che anche l’utilizzo del porto sia significativo: punto di incontro tra chi è fermo, nell’attesa di qualcosa di meglio e chi è di passaggio, spinto dall’onda dell’irrequietezza, incapace di ancorarsi se non per brevi periodi. Ognuno ha un punto di vista diverso, i primi il mare, i secondi la terra: come potrebbero mai avere gli stessi sogni? Come potrebbero desiderare le stesse cose con due orizzonti così differenti? Ho trovato di grande impatto anche la contrapposizione tra il vortice delle emozioni dei personaggi quando sono riuniti sulla nave di Marcel e il fatto che in realtà siano fermi al porto, senza nessuna meta.

Anche se lo stile di Larsson potrebbe sembrare distaccato ho compreso solo alla fine il motivo per cui rimane quasi neutro durante la narrazione: c’è troppo da metabolizzare, una narrazione più ricercata o complessa avrebbe rischiato di nascondere qualcosa sotto i suoi artifici, il lettore avrebbe potuto non cogliere le dualità e ogni singolo rimando, e sarebbe stato un vero peccato.

Il porto dei sogni incrociati” mi è piaciuto molto, adesso sono curiosa di leggere anche qualche altro libro di Larsson!

Vi lascio qui le altre tappe del mese di gennaio della rubrica:

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2 pensieri riguardo “Questa volta leggo: “Il porto dei sogni incrociati” di Björn Larsson

  • 15 Gennaio 2019 in 7:45 am
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    E’ un libro interessante. Mi intriga la storia dei suoi personaggi. Ne terrò conto. Bella recensione.

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  • 19 Gennaio 2019 in 10:08 pm
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    Voglio approfondire gli autori del catalogo Iperborea e la tua recensione mi ha convinta. Un saluto da Lea

    Risposta

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