“Complotto mortale” di Tony Kent: un thriller dall’impianto classico

“Complotto mortale” di Tony Kent (Solferino) è un buon thriller dall’impianto classico. Sebbene abbia qualche pecca, la trama l’ho trovata ben articolata e, se pensiamo alla cronaca internazionale, non troppo distante da scenari possibili (o già attuali).

TRAMA – Trafalgar Square, Londra. Una folla oceanica acclama il presidente in carica degli Stati Uniti, il suo predecessore, il premier britannico e il ministro per l’Irlanda del Nord, eccezionalmente insieme per celebrare la vicinanza politica, militare e culturale delle due nazioni. Un evento epocale che incarna il peggior incubo per Joe Dempsey, un agente di lungo corso nel Dipartimento di Sicurezza, che assiste alla scena oppresso da un oscuro presentimento. Anche perché l’esperienza gli ha insegnato che il fiuto non lo tradisce mai. Ed ecco che di lì a poco sul palco presidenziale si scatena un tiro al bersaglio mortale, solo l’inizio di una micidiale catena di omicidi. Chi muove le fila del complotto che scuote i vertici del governo britannico? Chi è il vero obiettivo? Nella piazza gremita c’è anche Sarah Truman, una reporter della Cnn, tanto intelligente quanto determinata a conquistare il suo titolo di testa. La caccia alla «sua storia» la porterà molto più lontano di quanto mai avrebbe immaginato: l’inchiesta si trasforma in una lotta per la sopravvivenza, che la spingerà pericolosamente vicino a Michael Devlin, brillante penalista di origini irlandesi con un passato da dimenticare. Il cerchio si stringe intorno a Joe, Sarah e Michael: i tre devono muoversi nell’ombra, in una corsa contro il tempo che metterà a rischio le loro vite e quanto hanno di più caro, trascinandoli fino a una drammatica resa dei conti. Un thriller sul filo del rasoio, che mette in scena il conflitto tra i valori in cui ciascuno dei protagonisti crede e la ragion di Stato, evocando gli spettri degli attentati dell’Ira e dei «Disordini» irlandesi, ferite ancora aperte e lontane dal rimarginarsi.

L’impianto narrativo di “Complotto mortale” è quello classico dei thriller americani di cui l’autore avrà fatto grosse scorpacciate: ci si muove da un personaggio a un altro, ognuno di loro impegnati nel caso ma da prospettive diverse; seguiamo l’evolversi dell’antagonismo tra i buoni e i cattivi; c’è il colpo di scena che non ti aspetti, dove uno dei buoni in realtà non lo è (dopo tante letture del genere ormai so già come funziona e la mascella non cade più come un tempo); la tensione sale negli ultimi capitoli; i buoni, supper con qualche perdita, vincono.

Il romanzo è sicuramente scritto molto bene, è scorrevole e si legge con piacere, ma a mio avviso presenta alcune pecche. Non so se, come dicevo prima, aver letto tanta letteratura di questo genere mi ha portato a essere più navigata (e di conseguenza molto più esigente), ma alcune cose le ho trovate piuttosto prevedibili. Ovviamente non vi sto a indicare quali per non spoilerare nulla!

A tenere vivo l’interesse è senza dubbio la trama, specie l’intrigo che si va ricostruendo capitolo dopo capitolo. Le motiviazioni che sono alla base di gesti folli e senza scrupoli consentono di fare una serie di riflessioni sulla politica internazionale, il terrorismo e tutto ciò che ci giunge, il più delle volte tramite l’informazione, in modo distorto o confenzionato ad arte.

Proprio per questo motivo, una cosa che secondo me andava corretta all’inizio, e che viene ripetuta più di una volta, la troviamo nelle prime pagine del libro, quando si verifica il primo attacco. Le morti vengono riprese in diretta da un operatore della Cnn che filma la sequenza di omicidi da molto vicino, inquadranto i corpi martoriati.

Le immagini faranno il giro del mondo, rimbalzando su ogni telegiornale. Da giornalista vi dico che un attacco così cruento non può essere diffuso in tv, le immagini di un certo tipo non si possono trasmettere. Ognuno di noi, da spettatore, sa che questo genere di video, proprio perché non possono circolare sul piccolo schermo, trovano terreno fertile in rete.

Una leggerezza che poteva sicuramente essere evitata. Di certo non ha inficiato la lettura del romanzo, ma secondo me è nei dettagli che si distingue un bravo scrittore (e un bravo editor).

Il personaggio che più mi ha colpita è stato quello di Michael, il giovane e brillante avvocato che ha un passato ingombrante e una famiglia in cui i rapporti sono delicati ma allo stesso tempo incredibilmente saldi. Lui è stato quello che mi ha regalato maggiori sorprese. Avevo puntato molto sulla giornalista, Sarah, ma alla fine l’autore non le regala molto spazio.

Come da copione, gli ultimi capitoli sono i più avvincenti e si sta con il fiato sospeso fino a quando tutto si risolve. Non mancherà una buona dose di angoscia.

Le ultime battute fanno pensare che l’autore abbia in mente di far collaborare ancora Michael e Dempsey, in futuro, chissà cosa li attende…

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