“Loro” di Roberto Cotroneo: un continuo rovesciamento

È davvero un continuo rovesciamento, “Loro” di Roberto Cotroneo (Neri Pozza) fino a quel finale che spiazza e lascia senza parole. 

TRAMA – Può il memoriale di una giovane donna sconvolgere a tal punto da turbare persino coloro che si avventurano abitualmente nei recessi piú oscuri della mente? È quanto accade in queste pagine, nelle quali Margherita B. narra dei fatti accaduti nel 2018, quando prende servizio, stando alle sue parole, come istitutrice presso una famiglia aristocratica, gli Ordelaffi, in una magnifica villa progettata da un celebre architetto alle porte di Roma: la casa di vetro. Il compito che le viene affidato è prendersi cura delle gemelline Lucrezia e Lavinia. Nella casa di vetro, tutto sembra meraviglioso quell’estate. Ogni cosa è scelta con gusto, con garbo, con dedizione. Le gemelle, identiche, sono una meraviglia di educazione e di talento. Lucrezia ama il pianoforte, Lavinia l’equitazione. Ma pochi giorni dopo l’arrivo di Margherita cominciano a rivelarsi presenze terrificanti. Sono loro, dicono le bambine, gli antichi ospiti della casa, tornati per riportare in luce l’orrore.

Perché non si trattava di fantasmi che si aggiravano in un castello inglese o in qualche dimora antica. Si trattava di morti che apparivano vivi, e vivi che sembravano morti. 

Margherita B. prende servizio, stando a quello che racconta in un memoriale, come istitutrice presso una famiglia aristocratica, gli Ordelaffi, in una magnifica villa progettata da un celebre architetto alle porte di Roma: la casa di vetro.

Il compito che le viene affidato è di prendersi cura delle gemelle Lucrezia e Lavinia. Siamo nel 2018, non nell’Ottocento come potrebbe sembrare da una prima lettura della trama, e fuori non ci sono le lande desolate inglesi, bensì Roma.

Lì, a portata di mano, oltre quel cancello, eppure così lontana e inavvicinabile. 

A Margherita sembra una situazione perfetta, ideale, ma capirà presto che quella in cui è stata catapultata è un’altra dimensione, una visione distorta. 

Le gemelle introducono sin da subito delle ambiguità che non sembrano avere delle spiegazioni. Razionali, quantomeno. Il tema del doppio, dell’identità, si fa prepotente e indagatore per Cotroneo, che lo sfrutta addentrandosi in pagine sempre più oscure.

Trovai naturale che le gemelle fossero competitive tra loro. Pensai che fosse un modo per distinguersi, per darsi una propria identità, ma ancora ignoravo che niente di tutto questo le interessava: non cercavano una identità propria, semmai il contrario. 

Dirigono un’orchestra in quella villa, le gemelle. Sono a loro che tutti rispondono. Sono loro che danno ordini. Sono loro che sanno, che vedono, che ascoltano. 

In “Loro” Cotroneo fa esattamente quello che fa Margherita mentre scrive nel suo diario e che ci confessa lei stessa: “Forse sono io ad allungare quell’attimo per poterlo poi raccontare, a modo mio”.

In effetti, è proprio dentro gli attimi che si incastrano i cambi di sguardi, una mascella serrata, un refolo di vento in una giornata senza vento, un brivido, un’emozione che attraversa i tratti del viso, un’ombra. E Cotroneo li maneggia, li plasma, li dilata quegli attimi, in un continuo gioco di specchi e di rimandi, all’interno di una villa dove tutti vedono tutto.

Cotroneo in “Loro” si muove nel terreno più insidioso, quello delle nostra mente. Un omaggio alla grande letturatura con temi sinistri, tra spiritismo, visioni e antiche credenze, che si mescolano a pulsioni senza tempo, amore, gelosia, possesso, il tutto rimescolato da un finale che distrugge ogni ipotesi.

Forse un po’ incerto nella parte centrale, con delle ripetizioni che mi hanno reso la lettura scostante, “Loro” è un romanzo godibile e pieno di quelle atmosfere in stile gotico che si possono già assaporare dalla stupenda copertina. 

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