“Pollyanna” di Eleanor Hodgman Porter: impariamo a “giocare” da lei!

Leggere “Pollyanna” di Eleanor Hodgman Porter è stata una bellissima coccola in questo periodo così pieno di preoccupazioni, durante il quale scorgere qualcosa per cui valga la pena essere “contenti” è complicato e a volte frustrante. Ma, come ci insegna Pollyanna, quando è più difficile, il gioco diventa ancora più bello!

Tradotto da Enrico De Luca e Andrea Massone, arricchito dalle bellissime illustrazioni di Massimiliano Modica questa edizione pubblicata da Caravaggio Editore è davvero un piccolo gioiello da regalare e da regalarsi.

TRAMA – “Pollyanna” (1913) racconta la storia di Pollyanna Whittier, una ragazzina orfana di madre che cerca di condurre una vita gioiosa, sebbene in povertà. Tutto cambia il giorno in cui perde anche l’adorato padre; rimasta sola, Pollyanna viene mandata a vivere con la ricca zia Polly Harrington. Tra nuove scoperte e difficoltà quotidiane, la ragazzina insegnerà a tutti il “gioco della felicità”, che le aveva insegnato suo padre, che consiste nel trovare sempre qualcosa di cui essere contenti a prescindere dalle circostanze. Una storia toccante, capace, con la sua dolcezza, di strappare un sorriso a grandi e piccini. La presente edizione, pubblicata in occasione del centenario dalla morte dell’autrice, offre un testo integrale, annotato e corredato da otto tavole che si rifanno alle illustrazioni della prima edizione.

I miei coetanei si ricorderanno sicuramente il cartone animato di Pollyanna. La piccola con le lentiggini e il sorriso sempre pronto a incurvare le labbra.

A distanza di tanti (tanti!) anni, leggere il libro è stata un’esperienza emozionante, amplificata quasi sicuramente dal momento complicato, instabile e incerto che stiamo attraversando.

Oggi più che mai avremmo bisogno che bussasse alla nostra porta la dolcissima Pollyanna:

“Sembra che non trovate molto difficile essere contenta di tutto” replicò Nancy.
Pollyanna accennò un sorriso.
“Beh, comunque questo è il gioco, sapete.”
“Il… gioco?”
“Sì, il gioco dell'<<essere semplicemente felice>>.”

Sapremmo giocarci? Saremmo capaci di scorgere nella vita di ogni giorno, a prescindere dalle circostante, qualcosa per cui essere contenti? Basta guardarsi un po’ in giro per capire che la risposta è no, ma io mi sono presa un momento per me, per “giocare”, e dopo qualche tentennamento iniziale, è stato più semplice di quanto immaginassi.

Forse perché non è un espediente del tutto nuovo per me, ho sempre tentato di cercare il buono e il lato positivo, anche nei momenti più bui.

Ma torniamo alla storia. Il dottor Chilton pensa che Pollyanna andrebbe “prescritta come una scatola di pillole”, anche se poi aggiunge che “se ce ne fossero troppe di lei nel mondo” tanto varrebbe che medici e infermieri cambiassero lavoro.

Ma forse la forza di Pollyanna sta proprio nella sua unicità, nel suo essere una bambina speciale.

La riflessione presto si allarga, andando oltre il gioco della felicità:

“Ma io non la vedo per nulla così. Non penso che si debba imparare a vivere. Io non l’ho fatto, comunque”.
Il dottore fece un profondo sospiro.
“Dopotutto, temo che alcuni di noi… lo debbano fare, ragazzina”.

Non potrei essere più d’accordo.

Pollyanna presto contagia tutti e chiunque nel paese inizia a giocare al gioco della felicità. Un giorno terribile, però, un incidente rischia di rovinare ogni cosa.

Anche se la storia è largamente conosciuta non voglio anticipare altro. Vi dico solo che verso la fine mi sono commossa, e che avrei voluto leggere ancora e ancora su Pollyanna e tutti gli altri personaggi del romanzo. Spero che Caravaggio Editore porti di nuovo in libreria anche “Pollyanna cresce”!

Intanto, gustatevi questa storia piena di amore e di bellezza: in questo momento ne abbiamo davvero bisogno.

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