“Suite 405” di Sveva Casati Modignani: che delusione…

“Suite 405” (Sperling & Kupfer) è il primo romanzo che leggo di Sveva Casati Modignani e purtroppo non è andata come speravo, anzi.

TRAMA – Un’auto di lusso sfreccia nella notte lungo l’autostrada che collega Roma a Milano. A bordo c’è il conte Lamberto Rissotto, che possiede un’importante industria metallurgica e la dirige con sapienza, nonostante le difficoltà legate alla crisi economica del Paese. L’uomo ha fretta di rincasare per chiudere immediatamente ogni rapporto con la bellissima moglie Armanda, perché ha appena scoperto la sua ultima imbarazzante follia. A mitigare la cupezza del suo stato d’animo c’è il recente ricordo del fuggevole incontro con una sconosciuta «molto giovane, molto bella, di gran classe» che si è stupidamente lasciato sfuggire. Nella notte, un altro uomo viaggia lungo la stessa autostrada da Sud a Nord, solo, sulla sua utilitaria impolverata: è Giovanni Rancati, sindacalista. Ha percorso chilometri per incontrare gli operai che tanto ama, per condividerne le preoccupazioni e difenderne il futuro. A Milano l’attende la sua compagna, Bruna, che fa la parrucchiera e dopo anni di sacrifici è riuscita ad aprire un negozio tutto suo. Insieme vivono in un quartiere popolare, uno di quelli in cui le case di ringhiera mettono in piazza gioie e dolori di ognuno, una realtà in cui si fatica ad arrivare a fine mese e un sogno può costare i risparmi di una vita. Lamberto e Giovanni rappresentano due mondi opposti e lontani, ma le loro strade finiranno per incrociarsi, un po’ per necessità e un po’ per caso. Dal loro incontro nasce un avvincente intreccio di destini in cui si rispecchia l’Italia di oggi, ancora divisa da contraddizioni e lotte sociali, ma unita da un profondo e assoluto bisogno di giustizia e amore.

Prima di iniziare vorrei dire, ai tanti ammiratori di questa scrittrice che può vantare milioni di copie vendute in oltre venti paesi e che continua a scalare le classifiche, che questo post non è un attacco o una presa di posizione sul lavoro di Sveva Casati Modignani, ma un parere, del tutto personale, su una singola lettura, “Suite 405” che, molto onestamente, ho fatto fatica a finire. Anzi, posso dire che se non fosse stato un obiettivo per una challenge di lettura l’avrei abbandonato molto prima di arrivare a metà.

Una delusione così, proprio non me l’aspettavo. Ero molto curiosa di conoscere un’autrice tanto amata, appassionatamente letta, e che ha pubblicato oltre trenta romanzi. Averne letto uno solo ovviamente non può darmi un’idea complessiva sulla sua scrittura, ma non credo che proverò a cambiare idea leggendone un secondo. Provo a spiegarvi cosa non mi ha convinta.

Per prima cosa, lo stile: l’ho trovato scorrevole ed elegante, ma al tempo stesso distante e distaccato. A me piace gettarmi dentro le emozioni di un libro, rimanerne travolta; amo farmi risucchiare fino a perdere il contatto con ciò che mi circonda. Con “Suite 405” non mi è mai successo. Il più delle volte mi annoiavo così tanto che finivo per fare altro piuttosto che leggere. E dire che i presupposti per farsi coinvolgere ci sono tutti ma, come vi dicevo, la scrittura mi è risultata quasi fredda, non c’è un approfondimento emotivo, tutto rimane molto superficiale.

Questa distanza si trasforma in austera compostezza nei dialoghi. Anche quando i rapporti sono più che intimi, le conversazioni rimangono poco autentiche, quasi formali. Alcune volte, credetemi, mi hanno fatto quasi ridere per la loro rigidità. Un vero peccato perché anche la scena più bella, la più romantica o la più commovente, diventa ridicola se i dialoghi non sono credibili.

Vi faccio un piccolo esempio. Chiara è a pranzo con la sua amica e collega Rita, la quale, a un certo punto, parlando delle loro difficoltà nel trovare lavoro, dice: “Fare la babysitter e la libraia quando capita, aspettare sempre che squilli il celluare e qualcuno mi chiami perché ha bisogno è avvilente. Lo sai anche tu, che continui a vivere di prestazioni saltuarie”. Ora, io di pranzi con amiche con questo argomento principale ne ho fatti parecchi, ma mai, in nessun caso, abbiamo usato l’espressione “prestazioni saltuarie”.

Per quanto riguarda la trama non mi aspettavo chissà quali colpi di scena, ma sicuramente un maggiore intreccio tra i personaggi. In realtà i loro punti di incontro sono sporadici e non sono nemmeno determinanti. Le coppie rimangono comunque separate e costituiscono, fino alla fine, due mondi divisi.

Nella narrazione il presente viene alternato dalla storia di ogni personaggio, un salto indietro fino all’infanzia che apre tante porte senza però che se ne capisca davvero la valenza. E anche in quel caso, tutto rimane piatto, quasi un elenco di fatti, di avvenimenti. Una scrittura così proprio non mi appassiona.

Peccato, dicevo, perché le aspettative erano altissime e sono state disattese.

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6 pensieri riguardo ““Suite 405” di Sveva Casati Modignani: che delusione…

  • 18 Dicembre 2018 in 2:37 pm
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    ….Direi che le “prestazioni saltuarie” possono dar luogo ad interpretazioni ambiegue e, senza che venga esplicitato il contesto, è più che legittimo pensare ad una “escort” o qualcosa di simile . Carissima Azzurra il mondo gira così e cerco di tenermi lontano da certi “autori” che con indubbio stile (sic!) mi annebbiano la mente sprondandomi in una noia pazzesca!

    Buon lavoro e augiri

    Pietro

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  • 2 Gennaio 2019 in 1:56 pm
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    Prima di tutto ti ringrazio, sei una garanzia in fatto di libri, da quando ho scoperto il tuo sito è un piacere seguirti e leggere le tue recensioni e acquistare i libri he consigli, non sbagli mai, suite 405 mi è stato regalato a Natale non posso fare a meno di darti ragione libro noioso, forse uno dei libri più brutti che abbia mai letto

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  • 22 Gennaio 2019 in 5:25 pm
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    Il racconto è disordinato , scollegato e si incentra troppo su personaggi le cui storie non hanno che una minima connessione , come quelle di Bruna e di Chiara. Sono un’appassionata lettrice della Modignani , ma stavolta mi ha deluso

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  • 7 Febbraio 2019 in 9:12 pm
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    L’autrice ha ragione, i primi libri erano molto più belli. Però la questione dell’andare avanti e indietro è una costante.

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  • 1 Marzo 2019 in 4:14 pm
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    Ho sempre amato i libri di Sveva Casati Modignani. Ma penso che li scrivesse il marito.Infatti da quando è morto,anche se lei continua a scrivere noto che sono diversi.Non sono avvincenti come prima,io continuo a leggerli ma ogni volta è una delusione.

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