“La ricerca dell’architetto” di Ilenia Maria Calafiore: quanto siamo disposti a perderci nell’altro?

Recensione e foto di Claudia Argento

Capita a tutti di arrovellarsi su qualcosa quando quel qualcosa ci sfugge, quando un problema ci assilla e vogliamo a tutti i costi trovare il “bandolo della matassa”. Succede a chiunque, anche ai grandi, persino al più potente degli architetti: Dio. Ed è per cercare una soluzione alla sempre più dilagante violenza, alla mancanza di amore e all’indifferenza generale che, ne “La ricerca dell’architetto” di Ilenia Maria Calafiore, Dio, un dio né cristiano, né musulmano, né indù, quanto piuttosto un po’ scienziato, si trasforma quasi nel giocatore di “The Sim” e tenta di trovare l’elemento chiave per perfezionare il suo “piano”, la sua creazione. Così, come il metodo scientifico impone, l’architetto decide di osservare il fenomeno da vicino andando a ripercorrere quei potenti casi in cui, come scrive Virgilio, “amor vincit omnia”.

Ci sono sentimenti come stima e intelligenza, “armi potentissime” che possono fare innamorare anche due persone che sembrano non avere nulla in comune. C’è la storia di chi in nome di profondi ideali rinuncia al grande amore senza in realtà rinunciarci veramente, aspettandolo per tutta la vita. C’è chi si ritrova dopo una brutta malattia davanti ad un letto d’ospedale, chi si appartiene da sempre e da sempre consuma il proprio sentimento silenziosamente, chi si stringe la mano davanti la tv. Infine, chi in un passato non così tanto lontano ha trovato l’amore oltreoceano, chi oggi invece, dopo avere rischiato la vita per mare, lo riscopre nel sorriso di una giovane donna in camice bianco.

Il fil rouge de “La ricerca dell’architetto” è l’amore in tutte le sue forme, quel sentimento che ormai abbiamo banalizzato e calpestato fino quasi a non riconoscerlo più quando ce lo troviamo davanti, fino a metterlo in secondo piano perché incapaci di abbandonarci del tutto a qualcosa di così puro e vivo, di così naturale. Ilenia Calafiore prova a raccontarcelo con un linguaggio semplice, ma al tempo stesso ricco, denso di significato, consegnandoci delle storie preziose, ambientate alcune nel passato altre nel presente, ma che hanno tutte per protagonista l’amore, quello vero.

Nel finale, la scrittrice parla della lavorazione dei metalli che cambiano forma grazie all’interazione con un altro oggetto, poi lascia ai lettori la “verifica sperimentale” della ricerca: sta solamente a noi capire quanto siamo disposti a perderci nell’altro e a non essere più due, ma un’anima sola.

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