“Il presidente è scomparso” di James Patterson e Bill Clinton: STRE-PI-TO-SO!

“Il presidente è scomparso” (Longanesi) è un thriller semplicemente perfetto. Che James Patterson fosse uno scrittore di indubbio talento non è una novità, ma la collaborazione con l’ex presidente Bill Clinton ha arricchito questo libro di così tanti dettagli unici che non si può che rimanere affascinati.

TRAMA – La Casa Bianca è la residenza del Presidente degli Stati Uniti, la persona più osservata, controllata e protetta del mondo. E allora come fa un Presidente a scomparire senza lasciare traccia? Ma, soprattutto, perché dovrebbe farlo? Nato dalla collaborazione senza precedenti tra il presidente Bill Clinton e lo scrittore più venduto al mondo, James Patterson, Il presidente è scomparso è una storia mozzafiato proveniente dalle altezze vertiginose del potere. Il thriller più avvincente e originale degli ultimi anni, un romanzo che rende davvero l’idea di cosa voglia dire sedersi nello Studio Ovale – la pressione eccezionale, le decisioni lampo, le opportunità stimolanti, il potere che corrode – e che vi terrà con il fiato sospeso fino all’ultima, sconvolgente rivelazione.

Voto pieno senza alcun dubbio per “Il presidente è scomparso“. C’è solo una cosa che non mi ha convinta, ma la reputo talmente marginale e ininfluente da non incidere in alcun modo nel giudizio complessivo di questo romanzo che ho trovato strepitoso. (Ad ogni modo, ne parlerò alla fine del post!).

Già in “Uccidete Alex Cross“, James Patterson ci aveva portato alla Casa Bianca e ci aveva consegnato un romanzo che si muoveva sul filo del verosimile: la minaccia era reale, veniva da uno scenario che il mondo aveva da poco imparato a conoscere e con il quale ancora sta provando a convivere. Ne “Il presidente è scomparso” alcune cose ritornano solo che, come dicevo prima, la mano dell’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton (e scommetto quel poco che possiedo che c’è di mezzo anche lo zampino di Hillary, specie per alcune stoccate di assoluta inerenza alla realtà e alle ultime elezioni politiche…) ha dato quel contributo così marcato da rendere ogni scena incredibilmente vivida.

Ma andiamo alla trama. Devo dirvi che inizialmente, condizionata anche dal titolo, mi ero immaginata scenari completamente diversi. Il presidente degli Stati Uniti, Jonathan Duncan, si trova nel mirino di una delle più grosse minacce che si possa immaginare. Ancora non sa nemmeno quali potrebbero essere le conseguenze, ma sa che non può parlarne con nessuno, che deve esporsi in prima persona per cercare di sconfiggerla. Sin dall’inizio mi ha colpita il modo in cui viene tratteggiato il lato umano del personaggio.

“A volte ho davanti solo possibilità di merda, eppure sono costretto a scegliere quella che mi sembra un po’ meno di merda”, ammette. Ex soldato, uno di quelli costantemente in prima linea, che ha subito qualsiasi tipo di tortura ma che è rimasto sempre in silenzio, soffre la perdita della moglie, impazzisce all’idea che sua figlia possa essere in pericolo. È uno uomo integerrimo, molto intelligente, empatico, altruista, forse un po’ troppo “perfetto”, ma di certo l’uomo che tutti vorremmo per fronteggiare “Tempi Bui” (ecco, io il libro lo avrei intitolato così).

Perché, per quanti collaboratori possa avere intorno, a lui – e solo a lui – tocca l’ultima parola. Non oso nemmeno immaginare cosa significhi portare addosso una responsabilità di questo tipo e i due autori spesso sottolineano “l’altalena emotiva” che l’uomo più potente del mondo sperimenta quasi ogni giorno: devo ammettere che una bella dose di ansia e angoscia è arrivata anche alla mia pancia, specie nelle ultime pagine!

Parallela a questa responsabilità scorre la fiducia, perno della narrazione: di chi si può fidare il presidente degli Stati Uniti? Il pericolo da dove arriva? I nemici sono tanti, anche i finti amici, gli opportunisti, i calcolatori.

Ne “Il presidente è scomparso” i colpi di scena sono davvero uno dietro l’altro. Non fai in tempo a capire qualcosa che nel capitolo successivo esclami: “Non. Ci. Posso. Credere”. E in più di un’occasione, il presidente Duncan mi ha lasciata di sasso.

Dell’evolversi della storia non posso ovviamente dirvi troppo, anche perché davvero fino all’ultimo capitolo ogni cosa cambia e si ribalta. Di certo posso dirvi che la minaccia fa davvero paura perché va dritta al tallone d’Achille dei nostri tempi:

“Uno dei paradossi dell’epoca moderna è che il progresso può renderci più potenti, ma anche più vulnerabili”, comincia Augie. “Voi credete di essere all’apice del vostro potere, credete di essere in grado di fare cose senza precedenti. Ma io vi vedo all’apice della vostra vulnerabilità. E la ragione di tutto ciò è la dipendenza. La nostra società è diventata completamente dipendente dalla tecnologia”.

Già, “completamente dipendente” e non aggiungo altro, anche se non sapete quanto mi prudono le mani! La staordinarietà di questo romanzo sta proprio nell’attinenza alle dinamiche della società in cui viviamo e agli equilibri politici, economici e sociali che vengono determinati da una manciata di persone nel mondo. Ho trovato molto affascinante il confronto finale del presidente Duncan… no, vero, non posso dirvi nulla! Oddio, che angoscia!

Dato che in pratica non posso parlarvi di questo romanzo, vi consiglio direttamente di leggerlo, se siete amanti del genere e magari se avete già letto qualcosa di Patterson (ci tengo a sottolineare che per genere non intendo solo “thriller”, ma quella sottocategoria dove a farla da padrone sono gli intrighi politici e socio-economici).

L’unica nota stonata, a mio modesto avviso, è il discorso finale del presidente. Non ho trovato credibile la decisione di rendere pubblici così tanti particolari, anche perché alcuni avrebbero generato conseguenze di un certo peso. L’ho trovata più una scelta “politica” da parte degli autori – il riferimento alle ultime elezioni è chiarissimo -, un manifesto di quello che dovrebbe essere e che invece non è. Della serie “Chi vuole intendere, intenda”. Mi sono anche chiesta come lo leggerebbe un americano quell’ultimo capitolo, dato che ovviamente la mia percezione è del tutto diversa.

Ad ogni modo, dato che già tutta la trama si era svolta, il mio giudizio non cambia. Ritengo “Il presidente è scomparso” un thriller fenomenale. Sarebbe perfetto per una serie tv.

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Un pensiero riguardo ““Il presidente è scomparso” di James Patterson e Bill Clinton: STRE-PI-TO-SO!

  • 19 giugno 2018 in 7:20 am
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    Già in lista, dopo questa recensione scala qualche posizione! Sono curiosa di scoprire cosa c’è in quell’ultimo discorso

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