“Il matrimonio di mia sorella” di Cinzia Pennati: fatevi un regalo, leggetelo

“Il matrimonio di mia sorella” di Cinzia Pennati (Giunti) è stata una vera e propria rivelazione. Quando ho letto “un romanzo tutto al femminile in cui ogni lettrice potrà ritrovare un pezzo di sé e della sua vita” ho pensato che fosse l’ennesima frase promozionale e invece mi sono dovuta ricredere. Io ho trovato tanti pezzi di me e della mia vita in questo libro e penso davvero che chiunque lo leggerà avrà la stessa sensazione.

TRAMA – Bellissima e sognatrice, da sempre Celeste è la prediletta della famiglia, adorata dagli amici e dai numerosi corteggiatori. E finalmente è arrivato il giorno che tutti aspettavano: le nozze con Roberto, l’uomo ideale, solido e affidabile. Un matrimonio in grande stile, con un abito da favola e la chiesa traboccante di fiori. Ben diverso dalla rapida cerimonia con cui si è sposata la sorella maggiore Agnese: quasi un marchio d’infamia che la madre non le ha mai perdonato. D’altronde, Agnese è la figlia concreta e misurata, quella su cui si può sempre contare, che non riserva sorprese. Ma adesso, a quasi quarant’anni, con due bambine, un lavoro estenuante e un marito con cui forse la magia non c’è mai stata, Agnese vacilla: è veramente questa la vita che desiderava? E se è così, perché prova uno strano brivido ogni volta che riceve un messaggio da Andrea, quel nuovo collega così comprensivo? Ma quando perfino Celeste, tanto sicura e perfetta, viene messa in crisi da un ritorno inaspettato, Agnese non può che chiamare a raccolta le donne di famiglia, tutte radunate davanti a un bicchiere di sherry: la madre Ines, in eterno conflitto con la nonna; la cugina Fiamma, con un segreto nel cuore; e soprattutto l’eccentrica zia Rosa, che non si è mai sposata ma ha molto da rivelare sulla forza della passione… Nell’arco di un solo giorno speciale, tra ricordi, confessioni, tradimenti e riconciliazioni, Agnese vedrà cadere ogni certezza e ogni maschera: ma è davvero troppo tardi per essere leali con se stesse?

Parlarvi di un libro che mi ha emozionata molto è impresa ardua. Parlare di un romanzo pieno di umanità, di schiettezza, lo è ancora di più. Cinzia Pennati ne “Il matrimonio di mia sorella” ci ha donato dei personaggi femminili assolutamene unici che non potranno lasciare nessun lettore indifferente.

Prima di tutte Agnese, mamma, moglie, figlia, sempre meno donna. Sin da subito la sua sincerità disarma, lascia a bocca aperta, quasi confusi. Una donna che si espone in tutte le sue fragilità, debolezze, guardandosi allo specchio mentre racconta di non ritrovare più l’amore verso se stessa, di non riuscire più a trovare un equilibrio interiore e delle paure che costantemente la schiacciano.

Darei qualsiasi cosa per arginare il senso d’inadeguatez­za che mi ha reso una madre incerta, quella sensazione costan­te di non fare mai le cose giuste. Di non essere abbastanza bra­va, abbastanza presente, abbastanza giusta, un sentimento che mi porto dietro da allora e con cui bene o male faccio i conti ogni giorno. E che, a volte, mi devasta.

Agnese è confusa, “la distanza tra ciò che desidero e la realtà sta diventando incolmabile”, dice, ma nemmeno lei riesce a comprendere che forma abbiano i suoi desideri, che sapore dovrebbero avere, a chi metterli in mano.

In un unico giorno, quello del matrimonio di sua sorella Celeste, ogni cosa viene rimescolata, rimaneggiata, discussa, affrontata, forse capita. Vengono fuori gli scheletri dei rapporti con la sorella, con la madre Ines, la dolcezza del padre Giò, la certezza di zia Rosa, da sempre porto sicuro.

La prima parte del romanzo scorre via imparando a conoscere Agnese, il suo “bisogno disperato di essere amata”, le sue ballerine rosse, quel cretino (eh, sì, quando ci vuole ci vuole!) di suo marito Luca. Poi, nel mezzo del caos più totale, lei, Celeste, sua cugina Fiamma, e zia Rosa si siedono attorno a un tavolo con una bottiglia di sherry.

Da lì in poi il ritmo della mia lettura è cambiato radicalmente. Le ultime cento pagine le ho lette quasi di corsa, con il fiato corto, andando indietro quando una frase mi arrivava dritta al cuore, per poi divorarmi il resto delle parole di Cinzia Pennati, bisognosa di sapere e di un fazzoletto per asciugarmi le lacrime. Non mancherà occasione per fare un altro giro su quelle pagine senza questa avidità, ne sono certa.

Ognuna di quelle donne mi ha sussurrato qualcosa all’orecchio, ho rivisto alcuni momenti della mia vita, ne ho cambiato la prospettiva, ho modificato la luce. Zia Rosa dà il colpo finale con la sua verità talmente semplice da essere spiazzante:

Cercate ciò che vi rende felici, fatelo fino in fondo, non accontentatevi di una vita tiepida.

Ed è in quel momento che qualcuno avrebbe dovuto scattare una fotografia, dice Agnese. “Avrebbe
un ruolo di rilievo nell’album, e racconterebbe un’altra storia. Forse quella vera”. Già, quella vera. Anche se poi ognuna si alzerà da tavola con qualcosa di non detto, che è meglio tenere per sé. Perché la vita va così, inutile pensare il contrario.

“Un giorno, più avanti”, oppure “ma questa è un’altra storia”, sono frasi che durante la narrazione aprono uno spiraglio su una vita oltre le pagine che fanno quasi venire malinconia. Quando incontri personaggi belli, fai fatica a lasciarli andare, a metabolizzare che rimarrai all’oscuro di tante cose. Sebbene ti abbiano appena dato tanto di sé, già ti mancano.

Più di ogni cosa mi mancherà sapere di Rosa, della sua corsa in taxi, del suo arrivo, del suo presente. Mi sarebbe piaciuto sapere se il primario ha risposto al messaggio di Agnese e se sono andati a prendere qualche altro caffè insieme. Dove sono andati a vivere Fiamma e Pablo, perché sono certa che Londra non sarà la loro casa.

Sospiro, non posso fare altrimenti. “Il matrimonio di mia sorella” è un romanzo che merita di essere letto, riletto, amato. Fatevi un regalo, ve lo consiglio di cuore.

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