“Malanottata” di Giuseppe Di Piazza: finalmente, Palermo!

Devo ammettere che ero molto scettica nell’avvicinarmi all’ennesimo libro che ha come ambientazione Palermo, la mia città. E invece “Malanottata” di Giuseppe Di Piazza (Harper Collins) è stata una bellissima sorpresa.

TRAMA – Palermo, 1984. In un angolo di un quartiere residenziale di Palermo viene trovata una donna in fin di vita. È stata orribilmente sfigurata con l’acido e picchiata selvaggiamente, ma ancora respira. Non è una donna qualsiasi, è la escort più famosa della città, Veruska, una polacca arrivata in Italia per far fortuna, con il mito di Raffaella Carrà. Occhi di sonno è l’unico biondino presente in redazione del quotidiano locale più importante della città quando arriva la notizia. Poco più che ventenne, acuto osservatore, ma troppo sensibile al fascino femminile, il volto costantemente segnato per le poche ore di sonno sacrificate al lavoro e alle donne. Il giornalista schizza in Vespa fino all’ospedale, giusto in tempo per vedere Veruska morire portandosi il nome dell’assassino nella tomba. Ma chi può avere avuto il coraggio di uccidere la ragazza più amata della città? Boss, nobiluomini, rampolli borghesi. Tutti inconsolabili come vedovi. Tutti convinti essere ricambiati nel loro amore. Ma è un delitto passionale oppure di mafia? Occhi di sonno comincia a indagare, ma non è semplice, perché le ultime ore di Veruska sono avvolte nel mistero e gli indizi portano tutti a dei vicoli ciechi.

Nel titolo di questo post ho scritto “finalmente, Palermo” perché è la prima volta che leggo davvero della mia città. Non i soliti cliché, di cui ormai si abusa ampiamente sia sulla carta stampata che in tv (tanto per la cronaca, esistono anche attori siciliani, non c’è bisogno di far storpiare il dialetto a milanesi o romani…), ma alcune caratteristiche intrinseche che solo chi ha davvero respirato tra le strade di questa città poteva raccontare.

Come i marciapiedi distrutti dalle radici degli alberi, il modo contraddittorio in cui si parla, ad esempio dicendo “Sto tornando” quando stiamo andando via, o le domestiche (un particolare tipo di carciofi) e le patate bollite vendute – rigorosamente nel tardo pomeriggio – in mezzo alla strada:

La consistenza e il gusto delle patate comprate per strada sono sempre stati inarrivabili per qualunque cuoco casalingo palermitano. Inutile misurarsi: si usciva irrimediabilmente sconfitti dalle patate bollite del Borgo.

Può darsi che mi sbagli, ma ho avuto l’impressione che questo romanzo sia un enorme grazie dell’autore alla sua città. La storia quasi fa da sfondo: Palermo è troppo prima donna per farsi rubare la scena, barocca e lurida, infame e ammaliante. Veruska, a suo modo, le fa da contraltare: entrambe fanno sfoggio di una bellezza che crea scompiglio, donano un piacere così profondo che è impossibile uscirne indenni.

“Mezza Palermo voleva vedere Veruska”.
“Ma era davvero così bella?”.
“Ti faceva diventare uno schifìo. Bella da fare impressione”.

Da palermitana, Di Piazza con “Malanottata” mi ha fatto conoscere Palermo. Mi ha commossa parlando dei giovani sotto casa del boss Tano Badalamenti, mi ha emozionato descrivendo la primavera di questa città proprio mentre fuori si percepisce l’arrivo del cambiamento, mi ha fatto venir voglia di arancine (rigorosamente scritte al femminile nel libro, con buona pace di tutti voi!), mi ha fatto sentire compresa ogni volta che vorrei andare via e allo stesso tempo restare.

Il libro tocca un altro argomento a me molto caro, ovvero la vita in una redazione. Io della carta stampata ho pochissima esperienza, sono nata con l’online e non passa giorno in cui non vorrei fare un salto indietro di trent’anni. Adesso questo mestiere si fa per lo più dietro a uno schermo, non per strada come fa Leo che deve cercare cabine telefoniche e 200 lire per chiamare al giornale. I pezzi non li accartocciano più prima di tirarteli dietro, cliccano solo sul tasto cestina. Ormai si corre soltanto, non puoi aspettare per ore una telefonata, non puoi andare in giro a chiedere, a farti raccontare.

Sì è persa tanta magia, lasciatemelo dire. Chissà Occhi di sonno, il nome con cui è soprannominato Leo, oggi come si muoverebbe con la sua Vespa. Forse senza più un fotografo, scatterebbe un paio di foto con il cellulare. O magari chiederebbe a qualcuno di girargliele su WhatsApp.

In “Malanottata” c’è tanto spazio anche per l’amore, l’amicizia, i sogni e le speranze. Leo è un giovane di talento, che ha fiuto per la notizia, un precario che attende l’assunzione; un ragazzo che vive l’amore come se non fosse poi così importante, se ne pente per poi magari sbagliare di nuovo (e ci lascia intendere che sbaglierà ancora e ancora).

C’è il profumo degli anni ’80, quelli in cui si era ancora reduci da un periodo di spensieratezza ma con la realtà proprio dietro l’angolo pronta a non fare sconti a nessuno. Le giornate passano fluide, l’importante è sapere cosa mangiare, e dar da mangiare al gatto Cicova.

Ci sono libri, c’è musica e traspare il grande amore per Di Piazza per entrambi. E ovviamente c’è un giallo, la morte di una pulla amatissima in città perché sapeva donare amore, non solo il suo corpo. Una morte alla quale se ne aggiungerà presto un’altra e Leo riuscirà a ricostruire i pezzi di questa vicenda. Con la sua flemma, il suo sguardo pieno di sonno, la sua parlantina.

Insomma, “Malanottata” di Giuseppe Di Piazza mi è piaciuto e pure tanto. All’autore va il mio sentito grazie.

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *