“Nostalgia del sangue” di Dario Correnti: un libro da cui è difficile staccarsi

Ho iniziato “Nostalgia del sangue” di Dario Correnti (Giunti) e non sono più riuscita a mollarlo. Più leggevo e più volevo andare avanti e, nonostante la mole, ne avrei letto volentieri ancora.

TRAMA – Certe mostruosità possono maturare solo in posti così: una provincia del nord Italia, dove soltanto pochi metri separano un gregge di pecore da un centro commerciale con sala slot e fitness, dove la gente abita in villette a schiera con giardino, tavernetta e vetrina con i ninnoli in cristallo, dove riservatezza è il nome che si attribuisce a un’omertà che non ha niente da invidiare a quella dei paesi dove comanda la mafia. Gli stessi luoghi che più di cento anni fa, infestati dalla miseria, dalla denutrizione e dalla pellagra, videro gli spaventosi delitti di Vincenzo Verzeni, il “vampiro di Bottanuco”, il primo serial killer italiano, studiato da Lombroso con la minuzia farneticante che caratterizzava la scienza di fine Ottocento e aggiungeva orrore all’orrore. Il serial killer che sembra citare il modus operandi di quel primo assassino non è però un giovane campagnolo con avi “cretinosi”, è una mente lucidissima, affilata, che uccide con rabbia ma poi quasi si diletta, si prende gioco degli inquirenti. A raccontare ai lettori le sue imprese e, a un certo punto, a tentare in prima persona di dargli la caccia, la coppia più bella mai creata dal noir italiano: Marco Besana, un giornalista di nera alle soglie del prepensionamento, disilluso, etico e amaro come molte classiche figure della narrativa d’azione, e una giovane stagista, la ventiseienne Ilaria Piatti, detta “Piattola”. Goffa, malvestita, senza neppure un corteggiatore, priva di protezioni, traumatizzata da un dolore che l’ha segnata nell’infanzia e non potrà abbandonarla mai, eppure intelligentissima, intuitiva, veramente dotata per un mestiere in cui molti vanno avanti con tutt’altri mezzi, Ilaria è il personaggio del quale ogni lettrice e lettore si innamorerà.

Appartenere alla stessa categoria dei due protagonisti del libro mi ha fatto entrare subito in empatia con loro. Non ho vissuto il giornalismo di Marco Besana, e forse per questo i suoi aneddoti mi hanno affascinata così tanto, e vivo la precarietà di Ilaria Piatti, quindi per affezionarmi a lei è bastato un attimo.

I due sono una coppia che funziona. Lui, navigato, smaliziato, un uomo di strada come ormai ce ne sono pochi nel nostro mestiere; lei insicura, timida, cosciente delle difficoltà che il suo sogno porta con sé, con un’intelligenza vivace e con la cronaca nera già nelle vene. Non solo per averla scelta come lavoro, ma anche per il suo passato che racconterà nel libro e che farà capire molto di lei.

Non escludo che per stare a galla nel mondo che ho scelto, sia necessario inventarsi di tutto. Canterò le interviste. Ballerò le notizie. Disegnerò le inchieste. Solo il sangue è già mio. Non voglio che sia la mia condanna. Voglio che diventi la mia forza. 

Tutto comincia con un omicidio. Besana pensa che sia il suo “ultimo caso” dato che è a un passo dal pre-pensionamento, e già sa che avrà “nostalgia del sangue”. Ilaria, invece, nonostante abbia finito il suo periodo di stage e sia già stata rimpiazzata in redazione da un’altra stagista, crede di aver avuto un’intuizione importante e vuole essere coinvolta.

All’inizio verrà solo derisa, ma pian piano Besana si ricrederà e la prenderà sotto la sua ala. Ilaria assorbirà come una spugna tutte le parole del collega e tra i due si instaurerà un rapporto di sincero affetto, fatto di condivisione continua, tra aperitivi, pranzi improvvisati (o rovinati, nel caso di Ilaria), cene fuori, ricerche fino a notte fonda, dormite sul divano dell’altro, confessioni sul proprio passato e i propri rapporti conflittuali, voglia di riscatto.

Lavorando al caso, dovranno scontrarsi con “la riservatezza del Nord, che è uguale all’omertà del Sud” (finalmente qualcuno l’ha scritto!!), ci sarà una serie di omicidi e di indagati, seguiranno una pista che sembra assurda e lo dovranno fare da soli, perché nessuno vuole dargli fiducia, la tensione salirà sempre di più, giungendo a un finale che è risolutivo e aperto nello stesso tempo.

Risolutivo per la serie di omicidi, ma aperto per i nostri due protagonisti. Che ne sarà di loro? Besana è davvero al suo ultimo caso? Ilaria riuscirà a ottenere un posto in redazione? Spero vivamente che l’autore, anzi gli autori, dato che Dario Correnti è un doppio pseudonimo, ci possano riservare altre storie con questi personaggi. Sarebbe veramente un peccato averli conosciuti e doverli già salutare.

Scorrevole, interessante, mai banale, “Nostalgia del sangue” è un giallo/noir fresco e moderno che mi ha davvero catturata. Assolutamente consigliato.

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