“Che palle il Natale!” di Rossella Calabrò: un libro indispensabile per affrontare le festività!

Mi ha fatto ridere fino alla lacrime Rossella Calabrò con il suo “Che palle il Natale!” (Sperling), un vero e proprio manuale per sopravvivere all’imminente periodo delle feste, che, sebbene si apra ufficialmente il prossimo 8 dicembre, già da settimane le strade sono illuminate, le vetrine sono addobbate, e la gente ha preso a chiedere: “Che fate a Capodanno?”.

TRAMA – Che palle, ogni anno è la stessa storia: non si fa in tempo ad archiviare le foto delle vacanze estive e dire mestamente ciao all’abbronzatura, che comincia ad affacciarsi, strisciante e insidioso, il conto alla rovescia per il Natale. Basta distrarsi un attimo, e ci si ritrova invischiati tra luminarie e lieve panico, tra cene aziendali e intolleranze relazionali, tra regali da acquistare e altri da riciclare senza farsi beccare, tra tacchini e capitoni e tutta quella pletora di riti un filino molesti a cui è impossibile sottrarsi. Quest’anno, però, in aiuto della popolazione accorre un team di esimi studiosi – capitanati dall’impavida Rossella Calabrò – per analizzare e sdrammatizzare l’odierno concetto di festività natalizie. I piccoli orrori, le frasi fatte, le famigerate riunioni di famiglia, gli eccessi culinari, la retorica buonista: questo pamphlet non risparmia niente e nessuno. E dispensa una serie di impagabili consigli pratici per gestire il trauma natalizio e uscirne con le palle, sì, incrinate, ma non frantumate del tutto. Perché in fondo il Natale non è cattivo: è solo che lo disegnano così.

“Un esimio sociologo, un esimio letterato e uno psicoterapeuta (esimio anche lui, certo, e pure permaloso) noto a livello mondiale per una dottissima ed elegante pubblicazione sulla personalità dei killer dell’uvetta nel panettone”, compongono il team di specialisti che si sono riuniti, sotto la giuda attenta di Rossella Calabrò, per scandagliare ogni singolo aspetto delle festività natalizie.

Senza tralasciare davvero nulla. Dall’eterna lotta tra i Panettonisti e Pandoriani (per quanto mi riguarda, Pandoro tutta la vita) al riciclo dei regali; dalla cena degli avanzi al Terribile Equivoco dei Regali (chiamato affettuosamente Terry). Il tutto viene farcito da sei “consigli per palle infrante”: io penso che seguirò il numero quattro, non tanto per il Natale, quanto per l’ultimo dell’anno, momento che odio. Qual è? Un sempreverde: fingersi morti.

No, mica voglio saltare le feste! Dico solo che il consiglio numero uno per me che sono sicula non posso certo perseguirlo: qui manco piove, come lo faccio uno stuca**o di neve??

Insomma, ho reso l’idea? “Che palle il Natale!” è un piccolo manuale di sopravvivenza. Della serie, meglio affrontare le festività natalizie con i consigli di Rossella Calabrò, piuttosto che ritrovarsi senza nemmeno un appiglio per il prossimo mese. Avete presente quando vi alzate da tavola dopo cinque ore di pranzo, ciondolate appoggiandovi ai mobili senza sapere più nemmeno come vi chiamate e vorreste solo morire sotto il piumone? Ecco, lasciate il libro sul comodino per tutto questo periodo, almeno vi fate una bella risata. Anche ripensando a quello che avete appena passato con una sfilza di parenti, nessuno dei quali ha azzeccato il regalo giusto.

Dai, ma veramente? L’ennesimo pigiama? A me che basta un libro e mi fai felice?

Insomma, sul Natale c’è sempre tanto da dire. C’è tanto da ridere con “Che palle il Natale!” ma ci sono anche due riflessioni che mi hanno colpito molto. Scrive Rossella Calabrò: “Gran parte della popolazione si toglie il pan di bocca e lo porge agli altri: ebbene sì, questo è certo, poiché la condivisione è un valore irrinunciabile. Che l’umanità sieda al desco famigliare o al tavolo di un ristorante, nel periodo natalizio ogni singola portata, e anche ogni avanzo sputacchiato o già decomposto, viene immortalata tramite smartphone e data in pasto agli amici in Rete”. Non avevo mai riflettuto a fondo sulle sfumature di significato della parola “condivisione”: è inutile dire che siamo in momento in cui è più facile postare sui social che essere generosi e donare.

Si legge ancora: “Ma, esimi lettori, vi invitiamo a una riflessione profonda: a Natale (e non solo) ci travestiamo un po’ tutti, non vi pare? Chi applica un sorriso fasullo a coprire i canini luccicanti, chi dice che è la festa dei bambini e poi strappa loro l’ultima fetta di pandoro dalle fauci, chi invita calorosamente al desco la vecchia zia sperando di non rivederla prima di un altro anno. Suvvia, un po’ meno ipocrisia, esimi, e non fateci girare le palle”. Vero, verissimo.

Meno ipocrisia e meno sfracassamento di palle sarebbero gradite. Che ne pensate? Sarebbe possibile quest’anno almeno provarci? Oh, a proposito, che fate a Capodanno?

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