“Sai tenere un segreto?” di Sophie Kinsella: mi dispiace, i romanzi di questa autrice proprio non mi piacciono!

Io e i romanzi di Sophie Kinsella non facciamo proprio pane, mi dispiace. Convinta da un’amica, ho voluto leggere un altro dei suoi libri, dopo che “Ti ricordi di me” non mi aveva convinta. “Sai tenere un segreto?” (Mondadori) mi è stato caldamente consigliato, ma nemmeno questo mi è piaciuto e credo che finisca dritto nel mio dimenticatoio personale.

TRAMA – Emma Corrigan è una ragazza normale, lavora in una multinazionale ed ha un fidanzato simpatico. E come tutte le ragazze normali coltiva i suoi sogni, i suoi segreti e le sue paure. E proprio cercando di fronteggiare una delle sue più grandi paure, quella di volare, si trova a raccontare tutti i suoi più intimi segreti al suo compagno di viaggio, un simpatico americano. Che altri non è che… 

Letto in un pomeriggio, “Sai tenere un segreto” l’ho trovato noioso, eccessivo, ridondante con una protagonista odiosa e a tratti patetica. Emma proprio non mi è andata giù. Va bene essere imbranate, nevrotiche, con delle insicurezze – siamo tutte un po’ così – ma calcare la mano così tanto, per me non risulta divertente, anzi. Si ottiene l’effetto contrario. Avrei voluto darle due sberle e dirle di riprendersi piuttosto che continuare a piagnucolarsi addosso.

Apprezzo che l’autrice voglia parlare di una crescita personale della protagonista e non necessariamente concentrarsi sulla storia d’amore, ma nessuno cambia così radicalmente nel giro di un paio di settimane. Possibile mai che lei in tanti anni non abbia mai alzato la testa e detto due paroline ai suoi genitori o all’odiosa cugina? Doveva necessariamente intervenire il premuroso, guarda caso multimiliardario, forse belloccio (forse, perché lei non si prende praticamente mai la briga di farcelo sapere) per farle tirare fuori la voce dopo anni di angerie? Mah. Non lo so. Sicuramente una spintarella aiuta, ma io ai cambiamenti dalla mattina al pomeriggio ci credo molto poco.

La stessa cosa sul lavoro: Emma sembra volere una promozione solo per far colpo sulla sua famiglia, per dimostrare di avercela fatta, lei stessa dice che in ufficio non fa praticamente niente tranne che innaffiare con il succo d’arancia la pianta della collega o mandare delle mail al fidanzato, e poi, improvvisamente, si scopre super appassionata di marketing? Senza nemmeno conoscere i termini? (A proposito, ma in America come si fa a farsi assumere da una azienda con fatturati miliardari senza una laurea specifica o un minimo di esperienza?).

Lo stesso con i colleghi: da un giorno all’altra si scopre faccia tosta, dice a tutti in faccia quello che pensa e quello che ha combinato nell’anno in cui hanno lavorato insieme, spinta non si sa bene da quale fuoco sacro… E poi, vogliamo davvero parlare dell’intervista? Non c’è nulla di minimamente credibile! Né il fatto che Jack possa spingersi a tanto, né tutti i commenti o il fatto che l’abbia vista chiunque…

Mi era piaciuto l’inizio, l’incontro tra lei e Jack sull’aereo, e il suo sfogo, l’avevo addirittura trovato divertente, ma il resto mi è sembrato tutto un po’ eccessivo. Che vi devo dire? Questo romanzo non mi è piaciuto.

L’unica cosa che ho trovato interessante è la riflessione che fa da sfondo, ovvero il modo in cui ci rapportiamo con gli altri, cosa diciamo di vero di noi stessi e quanti piccoli segreti teniamo solo per noi. Lui a un certo punto le dice: “Perché è così grave che gli altri sappiano la verità su di te?”. L’unica frase che salvo di tutto il libro, l’unica cosa su cui ho trovato valesse la pena soffermarsi un attimo a ragionare. Il resto, già dimenticato.

So che ci sono milioni di lettori in tutto il mondo che amano questa autrice, i suoi romanzi e io suoi personaggi, ma io passo. Non prendetevela se con la Kinsella, adesso, ho ufficialmente chiuso.

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