“La casa di vetro” di Len Vlahos: un libro non banale e molto emozionante

“La casa di vetro” di Len Vlahos (Piemme) è stata una vera e propria rivelazione. Affronta temi importantissimi e lo fa con cognizione di causa, a volte con estrema delicatezza, altre con un atteggiamente più ruvido che ricalca perfettamente alcune dinamiche della nostra società. E sì, mi ha fatto commuovere. Pure tanto.

TRAMA – Jared Stone è un politico stimato e un buon padre di famiglia quando un tumore terminale manda a rotoli la sua vita. Angosciato all’idea di non poter garantire alla moglie e alle due figlie un futuro decoroso, Jared decide di vendere quello che gli resta da vivere su eBay. Il fatto assurdo è che qualcuno lo compra, qualcuno deciso a ricavare dalla morte di un uomo un reality show. Questa è la storia di un padre che ama la propria famiglia al punto da mettere in vendita la propria dignità. E quella di una figlia decisa a restituirgliela.

In “La casa di vetro” c’è continuamente una sovrapposizione e una distinzione tra mondo reale e mondo artificiale (che comprende sia la realtà virtuale che le immagini trasmesse in televisione).

“Quando il mondo reale ti tratta da schifo, perché non trovarne uno migliore, senza preconcetti, pregiudizi e crudeltà?”, si chiede la 15enne Jackie, che ancora non ha trovato il modo per rapportarsi agli altri e per essere a suo agio con se stessa. Internet le viene in aiuto, prima con le chat con il suo amico russo Max, poi con il mondo virtuale dei giochi di ruolo. Quanti ragazzi ci sono oggi come lei? Di certo in molti, leggendo questo romanzo, riusciranno a riconoscersi nei suoi comportamenti.

“Mi sa che è un po’ difficile da credere”, spiegò Jackie. “Ma internet funziona così. Se cerchi con un po’ di impegno, qualcuno come te lo trovi”. 

Jackie, però, oltre ad affrontare l’adolescenza, è costretta a ingoiare una verità che fa male: il papà è malato terminale. A Jared Stone diagnosticano un glioblastoma multiforme primario inoperabile. La diagnosi è un fulmine a ciel sereno: gli restano tre mesi di vita, se non di meno. Da lì le cose, inevitabilmente, cambiano. Non solo il rapporto padre-figlia, ma anche la vita della famiglia Stone, catapultata dentro un reality che li rende prigionieri in casa propria.

Per la maggior parte, tutti evitavano Jackie, e questa non era una novità. Di norma passava per i corridoi nel completo anonimato, come un fantasma. Nessuno incrociava il suo sguardo perché nessuno riusciva a vederla. Oggi era diverso. Di colpo, la vedevano tutti, ma nessuno voleva guardarla.

Alla guida della produzione di questo reality, Ethan Overbree, un uomo senza scrupoli, ben propenso a fare taglia e cuci della vita della famiglia Stone per mostrare al pubblico quello che gli farà guadagnare punti di share. Poco importa se Jackie quelle cose non le ha dette, se Jared non aveva quella espressione dopo aver parlato con la moglie.

Quando papà si era ammalato, Jackie aveva pensato che il buco creato dalla sua assenza l’avrebbe divorata. Adesso sapeva che se fosse sopravvissuta a Ethan Overbree e all’American Television Netork, sarebbe sopravvissuta più o meno a qualunque disgrazia. 

Un personaggio quanto mai odioso, (“Chissà perché la gente sprecava il suo tempo con i libri”), un uomo senza dignità, che però, con il suo comportamento, apre un’ulteriore finestra sulle proposte televisive, sulla manipolazione delle informazioni, e sui messaggi che vengono ogni giorno veicolati. Anche questi temi ricorrenti sui quali vale sempre la pena soffermarci.

Così come quello dell’eutanasia. Jared Stone è un sostenitore del suicidio assistito: “Permetterò alla mia famiglia di vedermi soffrire e avvizzire fino a consumarmi? O preferisco mettere fine alla mia sofferenza e lasciarli prima del previsto?”. Non vi anticipo nulla, ovviamente, su quello che sarà il finale del romanzo, ma penso che decidere di parlare di un argomento del genere in un libro per ragazzi sia una scelta forte che va sostenuta.

La famiglia Stone, vi farà davvero emozionare e nell’ultima parte del romanzo tiferete per loro. Tutti i personaggi de “La casa di vetro” sono ben caratterizzati e basta veramente poco per odiare qualcuno (tipo Ethan!), storcere il naso per qualche altro (tipo Suor Benedict), o invece affezionarsi. Anche il tumore a cervello di Jared assume quasi dei connotati “umani”.

Glio sapeva soltanto che più complesso era il ricordo, più intricato il costrutto emotivo, più gli risultava delizioso. Lo assaporò fino all’ultima briciola.

Una scelta narrativa molto interessante, studiata anche molto bene dal punto di vista anatomico e neurologico, che fornisce al lettore un punto di vista davvero originale.

Se non si fosse capito, “La casa di vetro” mi è piaciuto tanto. L’ho trovato non banale, ironico, emozionante, senza fronzoli e per nulla scontato. Spero davvero che possa arrivare tra le mani di molti ragazzi.

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