“Maestra” di Lisa Hilton: una protagonista davvero indimenticabile, ma…

Credo che “Maestra” di Lisa Hilton (Longanesi) sia uno di quei libri che devi lasciar sedimentare un attimo prima di poterne davvero parlare. L’ho preso in libreria spinta, come molti altri prima di me, dall’incredibile attività di marketing che ne ha accompagnato l’uscita (replicata per “Domina”, il secondo di questa trilogia) e volevo farmi una mia opinione in merito. Se mi è piaciuto? Nì. Come spesso succede quando si parla di “fenomeno internazionale” c’è da andarci con i piedi di piombo.

TRAMA – Londra. Judith Rashleigh è assistente in una prestigiosa casa d’aste, è giovane, colta ed efficiente, di ottime maniere e molto bella. Ma tutto questo non basta. Il sogno di farsi strada con la propria competenza e intelligenza si infrange contro una barriera insuperabile di maschilismo, corruzione, snobismo. Perché, a quanto pare, a fregiarsi del titolo di “Maestro” possono essere soltanto gli uomini. Ma Judith non si arrende. Combatte. Con tutte le armi che ha a disposizione. Compreso il sesso e, se necessario, la capacità di uccidere. Sola, in pericolo e in fuga, Judith può contare soltanto sulla sua capacità di mimetizzarsi perfettamente tra i ricchi e famosi del pianeta e sulla sua competenza. Tra yacht lussuosi, antichi palazzi d’Europa e oscuri traffici d’arte antica e contemporanea, Judith diventa progressivamente sempre più padrona del proprio destino, nel bene e, soprattutto, nel male. Ma è un male necessario per essere indipendente, importante, rispettata. Per essere, in una parola, “Maestra”.

Intanto il titolo e la trama mi avevano fatto pensare a qualcosa che però non è mai arrivato. La parola “Maestra” o il titolo, non compaiono mai, né la protagonista si appella con questo nome.

Parliamo, appunto, della spietata Judith. Di lei si sa ben poco, solo qualche accenno vago alla sua infanzia, solo qualche misero inserimento qua e là. Si potrebbe dire che tutto comincia quando vede per la prima volta un quadro dal vivo: “Conobbi il desiderio: la sensazione di sapere ciò che volevo e non avevo. Detestavo provare quell’emozione”.

Da allora Judith, giovane, bellissima, dall’intelligenza acuta, insegue sempre questa mancanza, senza mai colmarla per davvero. Insegue i soldi, insegue il lusso, il piacere, il sesso, i giochi di potere, ma sembra solo scappare. In fuga dalla persona che è, insegue la persona che sa di poter essere.

Sono rari, però, i momenti che vive appieno. Quasi quasi sembrano più reali i momenti di umiliazione che quelli di gloria: i primi vengono vissuti fino in fondo, i secondi appaiono solo di passaggio, solo una transizione verso qualcos’altro, non importa se non si sa bene cosa né dove.

Cosa rimane a Judith? Probabilmente solo la sua amica Rabbia, e una buona dose di odio, sempre in circolo come l’alcol o la droga:

Meglio odiare. Odiare significa mantenere lucidità, ritmo e sangue freddo. Odiare significa essere condannati alla solitudine. E se devo trasformarmi in una persona nuova, la solitudine è un ottimo punto di partenza. 

Un personaggio complesso, non c’è che dire, che sorprende il lettore più di una volta. Solo che non si capisce qual è il senso di questo suo viaggio: che sia ancora presto per poterne parlare dato che è il primo di una trilogia? Cosa vuole per davvero Judith? Chi vuole diventare? Sappiamo cosa le piace, ma le basterà? E quando la bellezza sfiorirà, cosa le rimarrà per davvero? Domande che forse, troveranno una risposta solo più avanti.

Per quanto riguarda la trama, invece, in alcuni passaggi mi è sembrata riepetitiva in altri sorprendente. Devo dire che l’autrice ha una scrittura molto interessante anche se mi è mancata la tensione tipica del thriller. Non saprei in quale genere incasellare “Maestra” ma non credo che lo definirei un “thriller”, solo solo per rispetto ai grandi maestri del genere. Mi è mancato il brivido, insomma.

Non entro troppo nello specifico per quanto riguarda la parte erotica del libro. Ho letto commenti assurdi, gente additata come bigotta, altri che si spacciano per grandi conoscitori della materia. Parto dicendo che a mio avviso scrivere di sesso non è per niente facile. Judith lo usa per piacere personale, come arma e come scambio, quindi, in questo caso, è ancora più difficile. Alcune scene sono molto suggestive, altre molto ma molto meno. Un pareggio insomma.

Di certo però non è questo che mi ha colpito nel romanzo, bensì il lavoro di ricerca dell’autrice, la sua profonda conoscenza dell’arte, il suo stile accattivante, la sua padronanza delle lingue. Lisa Hilton è di certo un’autrice da tenere d’occhio e una persona di grande cultura. Il che, fa davvero la differenza.

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