“Ci proteggerà la neve” di Ruta Sepetys: un romanzo unico, scritto in modo impeccabile

Non è facile parlarvi di “Ci proteggerà la neve” di Ruta Sepetys (Garzanti) sia per il tema che il romanzo affronta, che per il lavoro svolto dall’autrice, la quale, nella sua nota e nei ringraziamenti finali, racconta di quanti l’hanno aiutata a scrivere questo libro, dei viaggi che ha fatto per ricostruire i pezzi di un capitolo di storia dimenticato o del tutto sconosciuto, e per consegnarli al lettore in forma romanzata. Non mi vergogno ad ammettere che io stessa non sapevo nulla della tragedia della Wilhelm Gustloff, dei lituani, polacchi, prussiani che, per la prima volta insieme, fuggono verso la salvezza.

Questo libro mi ha colpito per diverse ragioni, una su tutte per la scrittura di Ruta Sepetys. Raccontate l’orrore della Seconda Guerra Mondiale non deve essere facile. In questo caso, l’autrice non ne ha “approfittato”, non ha speculato su questo orrore: ce lo mostra senza ostentazione, ce lo racconta lasciandoci dello spazio per riempire i vuoti, ce lo sussurra invece che gridarlo. Il libro ci restituisce la bellezza dei sentimenti, il coraggio, la speranza e un incredibile attaccamento alla vita.

TRAMA – Il vento solleva strati leggeri di fiocchi ghiacciati. Joana ha ventun anni e intorno a sé vede solo una distesa di neve. È fuggita dal suo Paese, la Lituania. È fuggita da una colpa a cui non riesce a dare voce. Ma ora davanti a sé ha un nuovo nemico: è il 1945 e la Prussia è invasa dalla Russia. Non ha altra scelta che scappare verso l’unica salvezza possibile: una nave pronta a salpare verso un luogo sicuro. Eppure la costa è lontana chilometri. Chilometri di sete e fame. E Joana non è sola. Accanto a lei ci sono altre anime in fuga, ognuna col proprio incubo, in viaggio verso la stessa meta. Emilia, una ragazza polacca che a soli quindici anni aspetta un bambino, e Florian, un giovane prussiano che porta con sé il peso di un segreto inconfessabile. I due hanno bisogno di Joana. Perché lei non ha mai perso la speranza. Perché la guerra può radere al suolo intere città, ma non può annientare il coraggio e la voglia di vivere. È grazie a questa sua forza che Joana riesce ad aiutare Emilia nella gravidanza, e a far breccia nel carattere chiuso e diffidente di Florian. I loro giorni e le loro notti hanno un’unica eco: sopravvivere. E quando la nave finalmente si intravede all’orizzonte, la paura vorrebbe riposare in un luogo sicuro. Ma Joana sa che non si finisce mai di combattere per la propria vita, ed è pronta ad affrontare ogni ostacolo, ogni prova ogni scherzo del destino. Finché guardando in alto vedrà un cielo infinito pieno di neve, saprà che qual candore le darà la forza di non arrendersi. 

“Mentre scrivevo questo romanzo, ero tormentata dal pensiero dei bambini e degli adolescenti indifesi: vittime innocenti dei mutamenti dei confini, delle pulizie etniche e dei regimi vendicativi. (…) Nel romanzo ho scelto di rappresentare la voce narrante dei bambini e degli adolescenti, per vedere la guerra attraverso gli occhi di giovani di diverse nazioni, costretti ad abbandonare tutto ciò che amavano”, scrive l’autrice nella sua nota. Io sono una di quelle lettrici che amano la narrazione in prima persona e “Ci proteggerà la neve” ha catturato la mia attenzione sin dall’inizio proprio perché l’autrice ha scelto questa forma stilistica per i suoi personaggi.

Ci sono quattro protagonisti che raccontano la loro storia, Joana, Emilia, Florian e Alfred, ma questo non significa che gli altri personaggi non abbiano voce, anzi. Alcuni non tarderanno a commuovervi.

Joana è la più “grande” ha 21 anni, ha lavorato in un’ospedale, “è pratica di medicina”, è lituana. Emilia ha 15 anni, è incinta, è polacca, e ha un berretto rosa che spicca nel grigiore della guerra. Florian ha 19 anni, prussiano, faceva il restauratore per i nazisti e presto si è accorto di come lo stavano usando. Alfred ha 17 anni, tedesco, sta servendo il suo paese ripetendo a memoria le frasi di Hitler: ma cosa può capire un adolescente della guerra?

Alfred rimane un po’ marginale, mentre gli altri tre percorreranno quasi tutta la strada insieme nella speranza di salvarsi, in compagnia della gigante Eva, del poeta delle scarpe, del bambino smarrito, di una ragazza cieca, e di un coniglietto di peluche a cui manca un orecchio. Una comitiva curiosa che emoziona per la schiettezza dei sentimenti, per la dignità con cui stanno affrontando quella tragedia, per il loro coraggio nel prendersi cura degli altri.

Joana e Florian sono senza dubbio i miei protagonisti preferiti. Inutile dire che per tutto il libro si ha la sensazione che la tragedia sia proprio dietro l’angolo e che bisogna prepararsi al peggio, ma non vi posso (e non voglio) anticipare nulla sul finale.

Ognuno dei protagonisti ha dei segreti, dei sensi di colpa per essere sopravvisuto; c’è chi medita vendetta, chi nutre speranza, chi riesce a trattenere il dolore: l’autrice è stata molto brava nel calibrare la storia di ognuno, nel raccontarla a piccole dosi, svelando e tacendo, in un crescendo di emozioni. La parte finale, quella dell’assalto della nave da parte di un sommergibile russo, vi lascerà con il fiato sospeso. Io ho letto diverse pagine in apnea e con il battito del cuore accelerato.

Spero che questo romanzo arrivi nelle mani di molti giovani lettori, io per prima sono certa che lo regalerò. Devo dire che non sarebbe nemmeno una cattiva idea farci un film e riportare alla luce un pezzo di storia che merita davvero di essere scoperto. Se con un romanzo ben scritto e molto emozionante è meglio, ovviamente, ma sappiamo bene quale sia la potenza del grande schermo (Jack e Rose vi dicono niente?).

Per finire vi lascio con un’esortazione dell’autrice:

I libri ci uniscono in una comunità globale di lettori e, cosa più importante, in una comunità globale di persone che cercano di imparare dal passato. Che cosa determina il modo in cui noi ricordiamo la storia e quali elementi vengono preservati per penetrare nella coscienza collettiva? Se i romanzi storici risvegliano il vostro interesse, andate in cerca dei fatti, dei racconti, delle memorie e delle testimonianze personali disponibili. Sono le spalle su cui si appoggiano le storie romanzate. Quando i sopravvissuti non ci saranno più, non dobbiamo permettere che la verità sparisca con loro. Per favore, date loro una voce.

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