“Dente per dente” di Francesco Muzzopappa: ho riso dalla prima all’ultima pagina!

Non è tanto per dire: con “Dente per dente” di Francesco Muzzopappa (Fazi) ho riso per davvero dalla prima all’ultima pagina. E vi dirò di più, in alcune pagine ho riso anche più di una volta. Ma non sto parlando di quelle risatine sceme che ti tieni per te, ho riso in modo quasi scortese, in uno di quei modi che inducono il vicino di ombrellone a staccare gli occhi dal telefono per vedere cosa si sta perdendo di così divertente. Bè, caro vicino, era un libro, pensa un po’.

TRAMA – Se Roma ha la GNAM (Galleria Nazionale d’Arte Moderna), Bologna il MAMBO (Museo d’Arte Moderna BOlogna) e a Napoli c’è il MADRE (Museo d’Arte contemporanea DonnaREgina), a Varese hanno pensato bene di inaugurare il Mu.CO (Museo d’arte COntemporanea). Qui, a detta dei critici, sono esposte le peggiori opere dei più grandi artisti contemporanei. Tra le altre, un orribile Warhol, un Dalí terrificante, due drammatici Magritte e un Duchamp inguardabile. Leonardo ci lavora da tre anni. È un’assunzione obbligatoria: ha perso due dita in un incidente e insieme alle dita anche i sogni. Ha solo una grande certezza: si chiama Andrea, una ragazza molto cattolica, osservante e praticante, che rispetta alla lettera i dieci comandamenti, non dice parolacce e, soprattutto, non fa sesso. Non fa sesso con lui, però, perché Leonardo, sul punto di farle la sua proposta di matrimonio a sorpresa, la scopre a letto con un altro. Da quel momento, la sua vita va in pezzi. Alla disperazione più nera, tuttavia, segue la vendetta. Leonardo decide di rifarsi su Andrea e sui suoi preziosi comandamenti. Li infrange tutti, sistematicamente, uno dopo l’altro. Con un’ironia corrosiva e una storia scandita da scene esilaranti, Muzzopappa torna a dare il meglio di sé in un’inusuale commedia nera, protagonista un tenero quanto agguerrito ragazzo innamorato.

Parlarvi di un libro del genere è davvero difficile. Non vorrei che si riducesse tutto al “fa ridere”, perché non è così. La struttura del romanzo ha una dinamica ben delineata, i personaggi sono tutti perfettamente descritti senza essere didascalici, i dialoghi sono geniali nella loro semplicità, sono sagaci, con la battuta veloce che ti impone di essere sempre all’erta, e anche i non detti sono talmente ben tracciati che non puoi non fare sì con la testa mentre pensi: “È vero!”.

Protagonista è Leo, un ragazzo buono che però, quando scopre la sua Andrea, ribattezzata Quella, a cavalcioni sul vicino di casa, si incazza di brutto, come è anche ragionevole che sia.

Non sono cattivo. Non lo sono mai stato. Ma questo vuol dire che ho molti arretrati. E ora intendo giocarmeli. Tutti.

E così inzia il suo VEV, il suo piano Virile e Vendicativo, nel quale si lancerà con tutto se stesso. Certo, alcune imprese non saranno tra le più riuscite e magari in alcuni casi è stato costretto a improvvisare, però non si può dire che non ci abbia messo impegno. Suo compagno d’avventura è Ivan, con i suoi capelli rossi, ostentatamente di sinistra, “l’incarnazione di un vecchio sindacalista ottantenne convinto che Marx sia ancora vivo e che si nasconda
da qualche parte insieme a Elvis e Marilyn”, che ogni sera la passa al circolo comunista. E ogni giorno invita Leo ad andare con lui.

E quindi ci vieni?, mi fa.
Dove?
Al circolo!
Prima o poi.
Prima o poi, quando?

Si sono conosciuti lavorando al MU.CO. dove sono esposte delle opere d’arte davvero surreali. Talmente surreali da non essere lontane da quei capolavori d’arte contemporanea che ancora non sono riuscita a capire o a farmi piacere.

L’opera 216 è POOR PIG, di Bono Vox. Si tratta di un progetto di beneficienza donato dal frontman degli U2 alla fondazione del MU.CO. in occasione della serata di gala a favore dei bambini creoli con fratelli disoccupati tenutasi a Londra nel gennaio 2016. Consiste in un salvadanaio a forma di maiale denutrito in cui i visitatori possono infilare un’offerta libera.

Insieme sono una coppia unica. I loro dialoghi sono un concentrato assurdo ironia e il momento in cui ho più riso è stato il capitolo dedicato al sesto comandamento, “Non commettere atti impuri”. Non vi anticipo nulla perché va letto e basta.

Chi mi ha già letto in passato sa che io inizio sempre dai ringraziamenti quando ho tra le mani un nuovo libro. Questa volta, però, non l’ho fatto perché il romanzo si conclude con “quattro pagine di scuse” e ho capito che andavano gustate solo alla fine. Bè caro Francesco Muzzopappa solo in un caso da lettore non ti scuserei, ovvero se la tua carriera in editoria dovesse finire qui. No, non ti perdonerei.

 

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