“Francesca” di Manuela Raffa: un romanzo poetico e struggente

Non ho mai amato la narrativa storica e “Francesca” di Manuela Raffa (Piemme) è il primo libro che leggo che rientra nel genere. Probabilmente non avrei potuto avere “battesimo” migliore, anche perché “Francesca” è prima di tutto un libro che parla di struggimento emotivo, di passione, di dolore, di tormento: l’autrice dà voce ai protagonisti di una storia che conosciamo tutti, per aver studiato a scuola il V canto dell’Inferno di Dante, e lo fa in modo così poetico da far stringere lo stomaco.

TRAMA – Francesca da Polenta è una donna fuori dal comune. Lettrice appassionata, dotata di forte intuito anche per argomenti solitamente maschili, fin da giovanissima viene citata dai menestrelli di corte come una delle fanciulle più belle della penisola. Per suo padre Guido, è l’unica donna che valga quanto un uomo, l’unica in grado di tener testa ai suoi discorsi, l’unica il cui destino gli stia a cuore. Ma un uomo di potere sa che il bene del casato vale più dei propri sentimenti. Per questo, quando Giovanni Malatesta gli chiede la sua mano, Guido non riesce a negargliela. È così che, a sedici anni, Francesca da Polenta cede il posto a Francesca da Rimini. Mai avrebbe pensato a un matrimonio senza amore, con un uomo brutto e privo di cultura, ma, contrariamente alle aspettative del padre, accetta la decisione senza ribellarsi. Una vita lontana dal mondo cavalleresco che ama, questo è ciò che si aspetta da quell’unione. Fino al giorno in cui conosce Paolo, il fratello di suo marito. Paolo non solo è affascinante, ma è curioso, colto, pieno di premure e di considerazione per le sue idee. È l’uomo che avrebbe voluto accanto. È l’uomo che amerà, per tutta la vita. E a causa del quale perderà quella stessa vita. La storia di Paolo e Francesca, relegati nell’Inferno dantesco tra i lussuriosi, ha riempito la bocca degli innamorati nel corso dei secoli. Ma delle due persone nascoste dietro alla fama immortale, si è sempre saputo poco. Manuela Raffa ricostruisce la vita di una donna, le sue passioni, le sue ambizioni, le sue inclinazioni, fino all’ultimo tragico evento; e la trasforma da simbolo dell’amore eterno e peccaminoso a donna in carne e ossa.

Terminato il libro riflettevo sul fatto che la storia è piena di mariti che tradiscono, di mogli che diventano adultere. Lo stesso Guido, padre di Francesca, quando gli giunge per missiva la notizia della morte della figlia adorata così riflette: “Non gli importava che avesse tradito il marito, che si fosse macchiata di quell’orribile peccato. Avveniva di continuo, in tutte le corti e la maggior parte dei mariti traditi si girava dall’altra parte fingendo di non vedere”.

E allora, che avevano di così speciale Paolo e Francesca? L’autrice, nella sua nota finale, riporta quelle domande da cui è partita per la stesura del suo libro: “Non è strano che Dante parli di una donna che legge, in un’epoca dove la cultura era preclusa alle donne? […] Anche il fatto che Dante le permetta di parlare nell’Inferno, mentre Paolo tace, mi ha sempre incuriosita: parla la donna e non l’uomo, quando all’epoca era il contrario?”.

Notizie certe su Francesca ce ne sono poche, se non fosse stato per Dante e per il modo in cui ha descritto il suo amore, probabilmente nessuno ne avrebbe mai parlato. È stato il Sommo Poeta a ritagliare per i due amanti un posto nella storia. Con “buona dose di immaginazione e un po’ di intuito”, Manuela Raffa ha dato loro vita, regalando al lettore “una possibile verità” così emozionante da risultare travolgente.

L’unico che parla in prima persona nel libro è Giovanni, Gianciotto, fratello di Paolo e marito di Francesca, il personaggio che più ho apprezzato. Parla all’inizio di ogni capitolo, qualche anno dopo aver ucciso i due amanti. Le sue riflessioni sono spiazzanti: il rimorso va e viene, quasi a ondate; cresce la rabbia mista a un amore che non si è mai assopito; il senso di colpa affiora per poi essere scacciato da un’ira accecante.

Quanti errori ho commesso. E ora sono qui, in questa stanza, a leggere le lettere d’amore che Paolo ti inviava, senza ricordarsi che prima di essere il tuo amante era mio fratello, colui che si era definito il mio migliore amico.

Giovanni è pieno di dubbi, è tormentato, pensa addirittura che avrebbe dovuto parlare a Francesca usando le frasi dei libri che tanto lei amava, forse se potesse tornare indientro non la ucciderebbe, “vorrebbe rimanere inconsapevole”, e un attimo dopo si ripete di aver fatto la cosa giusta. Del resto, nulla avrebbe potuto contro l’amore che univa Paolo e Francesca.

Erano perduti, dall’istante in cui si erano visti. Le loro strade erano destinate a incrociarsi e fondersi.

Di recente ho letto che esiste un momento in cui “risplendiamo” perché non c’è discrepanza tra quello che siamo, quello che vorremmo essere e quello che facciamo. Nel libro spesso si dice che Francesca risplendeva, ma solo all’inizio: in seguito la sua luce sarà visibile solo quando sarà con Paolo. Solo tra le sue braccia è davvero Francesca.

L’autrice mi ha fatta immergere totalmente in questa storia d’amore, mi ha conquistata con la sua scrittura evocativa, mi ha fatto tremare insieme a Francesca, mi ha fatto perdere la ragione con Paolo, e ho sentito tutto il dolore di Giovanni. Come se non bastasse, Manuela Raffa è stata capace di dare una descrizione precisa anche dei personaggi minori, che non risutano per nulla deboli, anzi. Anche di chi compare meno, sappiamo cosa pensa o qual è il suo carattere.

Un libro che probabilmente non avrei mai inserito in whislist se non fosse stato per un prezioso consiglio di Laura (La Libridinosa) che devo ringraziare ancora una volta per avermi indirizzata. “Francesca” è un romanzo che merita davvero di eessere letto e che consiglio a tutti. Spero che l’autrice continui a regalarci la sua scrittura, ce n’è davvero bisogno di penne così!

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