“Gli eredi” di Wulf Dorn: un libro agghiacciante che non vi farà dormire sonni tranquilli

“Gli eredi”, ultimo libro di Wulf Dorn per Corbaccio (che ringrazio per avermi dato la possibiltà di leggere il romanzo in anteprima!) è un libro a dir poco agghiacciante. Lo è non solo per la bravura dell’autore nel dipanare, con un ritmo sempre più incalzante, la storia, ma anche perché, come lui stesso ammette nella prefazione, molti spunti arrivano da fatti di cronaca.

Tra i capitoli ci sono degli intermezzi, dei racconti brevi, crudi, durissimi che si fa fatica a leggere perché si sa bene che quanto viene descritto sta succedendo per davvero nell’esatto momento in cui ci troviamo comodamente seduti sul divano di casa. “La realtà è sempre molto più agghiacciante di qualsiasi invenzione”, scrive Dorn, e non possiamo dargli torto.

L’autore con questo libro è spietato nel costringerci a confrontarci con la nostra coscienza e con la realtà dei fatti: lontano da noi, oppure in alcuni casi proprio nella porta accanto, accadono cose terribili. Atti di violenza, morti atroci, sofferenza, povertà, abusi. E noi? Che facciamo? Ci chiudiamo a chiave a doppia mandata nelle nostre sicurezze, non guardiamo il telegiornale mentre stiamo cenando, coviamo odio per il diverso, ci lamentiamo senza pensare mai a chi sta molto peggio di noi, ma guardando solo a chi sta meglio. E il mondo, piano piano, ci fa sempre più paura.

“Cosa possiamo fare? Niente, apparteniamo alla generazione che deve subire le conseguenze”, dice a un certo punto Robert Winter. Ma è davvero così? Non possiamo fare niente? È davvero questo il mondo che vogliamo consegnare alle future generazioni?

TRAMA – «Mi creda, avrà bisogno ancora di un sacco di caffè oggi. Sarà una cosa lunga.» Nella saletta colloqui del seminterrato del reparto psichiatrico dell’ospedale Frank Bennell, stimato criminologo alla soglia della pensione, chiede aiuto a Robert Winter, psicologo con cui ha collaborato in numerosi casi di omicidio. Però i due esperti dei lati oscuri della natura umana questa volta sono messi a dura prova. La donna che si trovano davanti, sopravvissuta a un grave incidente su una strada di montagna immersa nella nebbia e battuta dalla pioggia, sembra oscillare tra realtà terribili e allucinazioni. Si chiama Laura Schrader, trentadue anni, capelli biondi; sull’auto accanto a lei una pistola vecchio modello col caricatore vuoto e un baule in cui si nasconde una dura verità. Nel suo sguardo diffidenza e terrore. Perfino Winter, il quale nella sua carriera ha ascoltato dai suoi pazienti storie così plausibili da rendere difficile smascherarle, non sa come mettere in ordine i pochi elementi ricavati con tanta fatica dalla donna: l’uomo che l’ha salvata chiamando i soccorsi e poi è sparito nel nulla, bambini dagli occhi di ghiaccio, misteriose uccisioni… Fatica a collegarli a quanto si vede nella foto che gli ha mostrato il collega: qualcosa di terribile, che supera ogni immaginazione. In una lunga notte, fuori dalla clinica, sotto un cielo nero e gonfio di odio sta succedendo qualcosa. Ma cosa? Bisogna credere a quella donna per arrivare in tempo. Se sarà ancora possibile. Un romanzo forte come un pugno allo stomaco, con un ritmo serratissimo. Un altro Incubo, radicale, definitivo, ma anche provocatorio, che ci costringe a riflettere da un altro punto di vista sulle nostre responsabilità verso il mondo dopo di noi.

Come succede spesso in questi romanzi, tutto si gioca sul filo della possibilità.

Voci.
Tante voci.
Bisbigliavano, sogghignavano, sibilavano, piangevano.
Più forte, sempre più forte.

Di chi sono le voci che sente Laura? Cos’è questo rumore di fondo che non la fa rilassare? Com’è possibile che i suoi sogni siano così vividi? Quando si ritrova davanti allo psicologo ripercorrerà tutta la vicenda, con una lucidità che per poco non convince anche Robert. Ma lo studioso sa che non è possibile che sia successo per davvero.

Come può una storia così assurda essersi verificata? “Eppure ne avrebbero tutti i motivi”, si ritrova a pensare, prima di scacciare quell’ipotesi. Robert sa di essere stanco e che quelli di Laura sono solo dei deliri. È fiducioso nelle capacità investigative di Frank Bennell, ci sarà di sicuro una spiegazione, dietro tutte quelle morti e quelle inquietanti sparizioni. Ci deve essere. Oppure no?

“Gli eredi”, come quasi tutti i romanzi del suo genere, ha un finale amaro, che ovviamente non vi svelerò, così come ho parlato poco della trama per non farmi sfuggire nulla che possa influenzarvi nella lettura. Posso solo dirvi che questo romanzo vi terrà incollati alle pagine e che io ho avuto per tutto il tempo la tachicardia. E probabilmente, quando uscirò di casa, mi guarderò attorno con occhi diversi.

Nessuno di loro pronunciò una parola, ma era come se fossero tutti collegati. Laura percepiva le loro voci, non con le orecchie bensì con la testa. Il mormorio confluì in un’unica parola di senso compiuto.
Morirete!

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Un pensiero riguardo ““Gli eredi” di Wulf Dorn: un libro agghiacciante che non vi farà dormire sonni tranquilli

  • 22 agosto 2017 in 11:08 am
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    Dopo aver letto tutti gli altri libri di Dorn ero entusiasta di leggere anche questo e l’ho comprato appena uscito ma sono rimasta molto delusa.

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