“La Mennulara” di Simonetta Agnello Hornby: un personaggio romantico nato da una terra dura

“La Mennulara” di Simonetta Agnello Hornby (Feltrinelli) è ambientato in Sicilia dai primi del Novecento fino al secondo dopoguerra. È un libro che racconta la storia di una donna, fotografando la vita e la società di un paesino, dove maldicenze e preconcetti nascondono spesso la verità delle cose.

TRAMA – Roccacolomba. Sicilia. 25 Settembre 1963. È morta la Mennulara, al secolo Maria Rosalia Inzerillo, domestica della famiglia Alfallipe, del cui patrimonio è stata da sempre – e senza mai venir meno al ruolo subalterno – oculata amministratrice. Tutti ne parlano perché si favoleggia sulla ricchezza che avrebbe accumulato, forse favorita dalle relazioni con la mafia locale. Tutti ne parlano perché sanno e non sanno, perché c’è chi la odia e la maledice e chi la ricorda con gratitudine. Senza di lei Orazio Alfallipe, uomo sensuale e colto, avrebbe dissipato proprieta e rendite. Senza di lei Adriana Alfallipe, una volta morto il marito, sarebbe rimasta sola in un palazzo immenso. Senza di lei i figli di Orazio e Adriana, Lilla, Carmela e Gianni sarebbero cresciuti senza un futuro. Eppure i tre fratelli, tornati nel deserto del palazzo di famiglia, credono di avere tutti dei buoni motivi per sentirsi illusi e beffati dalla donna, apparentemente rozza e ignorante, che ora ha lasciato loro uno strano testamento. Voci, testimonianze e memorie lasciano emergere un affresco che e insieme uno straordinario ritratto di donna e un ebbro teatro mediterraneo di misteri e passioni, di deliri sensuali e colori dell’aria, di personaggi e di visioni memorabili. Un grande romanzo. Una grande storia siciliana.

Premetto: non è un libro facile. Vuoi per il testo scritto piccolo piccolo, tipico della Feltrinelli, vuoi per la lentezza della storia, ma io ho faticato le prime 40 pagine. Poi sono stata catapultata nella vita di Roccapalumba, un paesino della provincia palermitana in cui i poveri, i servitori, gli artigiani popolano la parte bassa, mentre i ricchi, gli aristocratici ed i signori sono ben arroccati nella parte più alta.

Maria Rosaria Inzerillo è nata povera ma vive fra i ricchi, essendo a servizio della famiglia Alfallipe, ed è per questo che nessuno si sente solidale con lei: è vista come una voltafaccia arricchita da coloro che conducono una vita umile, come una serva con troppo potere dai signori del posto.

Maria Rosaria è meglio conosciuta come la Mennulara, in quanto da piccola per mantenere la sua famiglia raccoglieva le mandorle e qualsiasi altra cosa commestibile che potesse sfamare i suoi cari. Una bambina che ha conosciuto la fame, la paura, la violenza, che si è dovuta riparare dietro ad una fredda corazza per poter sopportare le privazioni e le umiliazioni. Eppure una persona estremamente forte che riesce a cogliere le occasioni per sfruttarle al meglio, una donna molto intelligente, nonostante sia semianalfabeta (ha imparato tardi a leggere ma mai a scrivere).

Oltre ad una efficace rappresentazione storica e sociale, a mio parere sono due i punti forza di questo romanzo. Il primo è la capacità dell’autrice a far cambiare totalmente la percezione che si ha della protagonista: da stratega e guardiana tiranna delle ricchezze degli Alfallipe, la Mennullara ci appare infatti alla fine del libro una creatura romantica, quasi stoica. Il secondo è la genialità del racconto: la storia inizia con la morte della Mennullara, quindi non è mai lei a parlare di sé ma scopriamo il suo carattere e la sua vita solo attraverso i racconti, i ricordi e le emozioni di chi l’ha conosciuta o anche solamente incrociata.

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